
di Giuseppe Bombino – Riteniamo che la portata dei fenomeni storici e sociali che stanno interessando la nostra Reggio, siano essi illuminati dalla prospettiva della città metropolitana
o, di contro, ammantati dalla paura di scioglimento del Governo Comunale, non possa essere affrontata se non con mezzi ideologici straordinari.
Le dottrine politiche sorgono, nella storia, dialetticamente, cioè per affermazione e negazione di principi, di verità; alcune hanno torto poiché antepongono i fatti alle idee; altre pongono le idee innanzi ai fatti. Tuttavia, lasciando dormire le ideologie dommatiche e i morti, perché noi non ci rivolgiamo né a Marx, né a Hegel, pensiamo che il quesito non sia filosofico, ma politico. Fatti e idee, intendiamoci, sono la realtà, la vita, totale e inscindibile in ogni suo momento: un processo solo, ma ricco di contrasti e di antitesi alle quali c’è sempre una soluzione, la quale tuttavia, fa nascere, a sua volta, altri contrasti ed antitesi che conducono il pensiero e l’azione.
Occorrerebbe, insomma, considerare che i partiti non sono delle categorie immutabili, e una cosa è certa: essi muoiono quando l’egoismo li impietra, assurgono a nuova vitalità quando li muove un puro disinteresse o muovono, insieme, verso un interesse supremo, che è quello della Collettività, della Città, dello Stato.
In periodi di elaborazione e di assestamento, come quello che attraversiamo, lavorare insieme per il superiore interesse di Reggio, consegnando all’altra parte una verità o un sacrificio, ci sembra un esperimento diverso, che potrà essere tentato e poi, magari, abbandonato; non ci si dovrà formalizzare, perché la comune azione della difesa della città non ha che valore strumentale.
Sono di fronte due anime dello stesso popolo reggino, due anime che altra volta hanno duramente, l’una contro l’altra, lottato. E sono due culture e diverse aspirazioni e diversi miti che fieramente si contrastano e si contrasteranno. Ma oggi siamo sul terreno generale della storia e della politica e non si può in nome del particolare aver ragione dell’universale. Pur essendo le due anime inconciliabili non potendo essere l’una e l’altra, e noi siamo l’una di esse o l’altra, non possiamo che elaborare un diritto assoluto di fronte al quale viene meno quello parziale e meno durevole “dell’abbattimento dell’avversario”.
Il fatto principe che a nessuno può sfuggire è che la nostra comunità ha forma e veste di città: che tale città è per noi Reggio. Che ogni danno per Reggio è un danno a tutti i reggini, compresi quelli che non lo provocano e non lo meritano, è una diminuzione della sua esistenza, della sua civiltà, della sua libertà.
Se il Governo Comunale sarà sciolto (e non vogliamo addentrarci nel campo della giurisprudenza che regola questa fattispecie di provvedimenti, salvo constatarne la non trascurabile componente soggettiva della stessa) non potremo dire d’aver lottato per un fine superiore; se pensammo di adottare un metodo eccessivo per un obiettivo d’ordine di gran lunga inferiore avremo progettato soltanto una eredità di problemi di fronte ai quali occorrerà, per l’avvenire, lottare su basi totalmente nuove e in condizioni ben peggiori di quelle che penseremmo di risolvere annullando l’Organo Collegiale Comunale nel suo complesso. Allora essa sarà stata una vile azione per una astratta speculazione ideologica per cui un giorno la storia presenterà il suo conto.
Consideriamo Reggio, non già i partiti, come la sola protagonista della storia e come il fine unico della politica.




