Repubblica, attraverso la sua edizione on line, torna ad occuparsi della vicenda di Don Antonello Tropea, il parroco di Oppido Mamertina accusato di pedofilia.
Nell’articolo ,a firma di Andrea Gualtieri, il focus della questione si sposta sul vescovo che avrebbe coperto il sacerdote limitandosi a invitarlo a “fare le cose che faceva prima”.
Dopo le accuse dei parrocchiani di omosessualità e pedofilia, il superiore avrebbe consigliato al prete di non parlare con i Carabinieri, perchè si sarebbe potuto dover redigere un “promemoria” con il rischio di far degenerare le cose.
Lo si legge nell’ordinanza, a firma del gip Antonio Scortecci, che ha portato all’arresto di di Don Antonello Tropea.
E’ proprio lì che si trova il passaggio dedicato a Monsignor Francesco Milito, vescovo della Diocesi di Oppido-Palmi.
Milito non è indagato, ma viene tacciato “di atteggiamenti particolarment prudenti e conservativi nei confronti dello status quo, dando pieno credito alla versione negatoria delo stesso accusato”.
Sotto la lente d’ingrandimento sarebbe finita un’intercettazione tra i 2 dello scorso 7 agosto.
Il sacerdote, ricordiamo, è accusato di avere una doppia vita: prete di giorno, adescatore di minorenni e organizzatore di incontri a pagamento notturni attraverso la chat.
A segnalare la cosa a Milito sarebbe stata una lettera anonima di una donna, ma dopo la segnalazione il vescovo, come detto, avrebbe detto a Tropea di non parlarne con nessuno, neanche con i Carabinieri.
Il sacerdote avrebbe, emerge, adescato i minori attraverso Grinder, un social network noto agli ambietnii omosessuali. Si presentava come Nicola, lo stesso patrono della sua parrocchia (San Nicola di Mira).
Si rendeva protagonista di un approccio esplicito e gli incontri avvenivano in auto, sebbene – si legge nell’articolo – “i carabinieri abbiano documentato che persino la canonina era diventata alcova.
Ma a far notizia è il fatto che il vescovo non abbia voluto indagare sulla condotta del sacerdote, nonostante la linea dura scelta dal Vaticano.






