di Angela Panzera – Sepolta da oltre 250 anni di carcere la cosca Molè di Gioia Tauro. È una sentenza durissima quella emessa in tarda serata dal gup Cinzia Barillà all’esito del processo abbreviato scaturito dall’inchiesta “Mediterraneo”. Solo 4 sono stati gli assolti. Si tratta di Vincenzo Bagalà, per cui l’accusa aveva chiesto 5 anni e 6 mesi di carcere, Vincenzo Ritrovato e Manuel Alexander Signoretta, per cui la Dda aveva invocato 8 anni, e Valeria Mesiani Mazzacuva, difesa dal legale Domenico Alvaro, che per il gup doveva essere assolta in quanto i reati contestati sono coperti da un precedente giudicato; la Dda aveva chiesto invece, una condanna a 9 anni di carcere. A parte queste 4 assoluzioni, l’impianto accusatorio avanzato dai pm antimafia Roberto Di Palma e Matteo Centini è stato sposato in pieno dal gup che ha comminato 29 condanne con pene che oscillano dai, 2 anni di reclusione, pena sospesa, inferta a Pietro Giovanni De Leo ai 17 anni e 8 mesi di Carmelo Stanganelli. Dichiarati invece “credibili” i collaboratori di giustizia. il gup ha infatti riconosciuto l’attenuante della collaborazione per Marino Belfiore punito con 3 anni e 8 mesi di reclusione e 6 mila euro di multa, per Pietro Mesiani Mazzacuva a cui sono stati comminati 5 anni e 4 mesi di carcere, ed infine per Arcangelo Furfaro, che nonostante lo “status” di collaboratore rimedia una dura condanna a 12 anni e 2 mesi di carcere. Associazione mafiosa, traffico di droga e di armi, intestazione fittizia di beni, queste erano le accuse contestate, a vario titolo, dall’Antimafia reggina. Nell’inchiesta “Mediterraneo”, condotta lo scorso anno dai Carabinieri reggini, c’è tutto il business dei Molè. Un business che la cosca avrebbe spostato dalla Piana di Gioia Tauro soprattutto nel Lazio, dove sarebbe stata egemone anche nel settore delle slot machine. L’indagine infatti, ha ricostruito le strategie economiche del clan a partire dal primo febbraio 2008, giorno in cui verrà freddato l’unico dei tre fratelli in libertà, Rocco Molè. Dopo l’uccisione del boss, secondo gli inquirenti, sarà proprio il capo storico del clan, Girolamo, dal carcere di Secondigliano, a impartire gli ordini alla cosca: allontanarsi da Gioia Tauro verso Roma, rientrando in Calabria solo periodicamente. L’indagine, dunque, ha svelato l’attività di narcotraffico del clan, attraverso la quale i Molè sarebbero riusciti ad assicurarsi un regolare flusso di ingenti quantitativi di hashish e cocaina in entrata sulla Capitale, sfruttando tre direttrici di approvvigionamento e il ricorso a una strutturata rete di partecipi, sia italiani, che stranieri. Centro propulsore delle attività restava comunque la Piana, dove operavano i vertici del sodalizio, mentre a Roma avveniva la distribuzione. Alle partite in arrivo dalla Calabria, si aggiungevano quelle in arrivo attraverso l’asse Marocco – Spagna – Francia. Al contempo, grazie al supporto fornito da radicata componente albanese, la cosca gestiva lo stoccaggio e lo smistamento dei carichi di cocaina, introdotti dai Balcani sul territorio nazionale. Subito dopo gli arresti uno degli indagati, Pietro Mesiani Mazzacuva- genero di Mico Molè- ha deciso di collaborare con la giustizia i suoi verbali sono entrati nell’inchiesta. Stessa cosa per gli altri collaboratori Furfaro e Marino Belfiore, L’inchiesta “Mediterraneo” verrà ricordata nel contrasto alla criminalità organizzata, non solo per la ricostruzione delle dinamiche criminali all’indomani dell’omicidio del boss Molè, ma anche per aver portato alla collaborazione di tre indagati e adesso alle dure condanne emesse all’esito del processo abbreviato.
Qui di seguito il dettaglio della sentenza emessa dal gup Barillà:
Antonio Albanese 8 anni di reclusione
Carmelina Albanese, 8 anni di reclusione
Cosimo Amato, 6 anni e 4 mesi di reclusione
Khayi Ayoub Baba, 14 anni di reclusione
Vincenzo Bagalà, assolto
Giuseppe Belfiore, 6 anni e 4 mesi di reclusione e 10 mila euro di multa
Marino Belfiore, 3 anni e 8 mesi di reclusione e 6 mila euro di multa
Antonio Bonasorta, 6 anni e 8 mesi di reclusione e 10 mila euro di multa
Giovanni Burzì, 2 anni di reclusione e 14 mila euro di multa
Fabio Cesari, 11 anni e 4 mesi di reclusione
Carmelo Cicciari, 8 anni e 8 mesi di reclusione
Gaetano Cicciari, 7 anni di reclusione e 9 mila euro
Patrizio D’Angelo, 2 anni e 4 mesi di reclusione e 16 mila euro di multa
Pietro Giovanni De Leo, 2 anni di reclusione (pena sospesa)
Patrizio Fabi, 10 anni e 8 mesi di reclusione
Eugenio Ferramo, 2 anni e 4 mesi di reclusione e 16 mila euro di multa
Arcangelo Furfaro, 12 anni e 2 di reclusione
Domenico Galati, 3 anni di reclusione e 4 mila euro di multa
Giuseppe Guardavalle, 2 anni di reclusione e 14 mila euro di multa
Girolamo Magnoli, 17 anni di reclusione
Domenico Mazzitelli, 8 anni e 8 mesi di reclusione
Ippolito Mazzitelli, 8 anni di reclusione
Pietro Mesiani Mazzacuva, 5 anni e 4 mesi di reclusione
Valeria Mesiani Mazzacuva, assolta
Francesco Modaffari, 4 anni di reclusione e 4 mila euro di multa
Antonio Molè ( classe 1989), 12 anni di reclusione
Antonio Molè (classe 1990), 9 anni di reclusione
Annunziato Pavia, 14 anni di reclusione
Fiorina Silvia Reitano, 8 anni di reclusione
Vincenzo Ritrovato, assolto
Pasquale Saccà, 11 anni e 4 mesi di reclusione
Stefano Sammarco, 11 anni e 4 mesi di reclusione
Domenic Signoretta, 12 anni e mesi di reclusione
Manuel Alexander Signoretta, assolto
Carmelo Stanganelli, 17 anni e 8 mesi di reclusione




