di Domenico Grillone – Interdetti definitivamente gli accessi alle stive della Laura C, la nave mercantile affondata al largo di Saline Ioniche il 3 luglio del 1941 con tutto il suo carico bellico, tra cui circa 1500 chili di esplosivo, perché colpita irreparabilmente da un sottomarino mentre si trovava in navigazione da Taranto a Napoli. Una sorta di supermarket di materiale bellico per il quale la ‘ndrangheta e la criminalità organizzata ha attinto a piene mani in questi ultimi decenni. A illustrare la complessa operazione eseguita alcuni giorni addietro dai sommozzatori del Comsubin con l’appoggio logistico in superficie di un cacciamine della Marina Militare, è stato il prefetto Claudio Sammartino, affiancato dal Procuratore Cafiero De Raho ed alla presenza di Andrea Agostinelli, comandante della direzione marittima della Capitaneria di porto di Reggio Calabria, del comandante del Comsubin, Therry Trevisan, del comandante del Comando Marittimo Sud, Eduardo Serra, del questore Raffaele Grassi, del comandante del Comando provinciale dei Carabinieri Lorenzo Falferi e di Alessandro Barbera, comandante provinciale della Guardia di Finanza. “Due i messaggi che desidero inviare – ha esordito il prefetto nel corso dell’incontro svoltosi in prefettura con i giornalisti – il primo rivolto alla cittadinanza per dire che lo Stato c’è ed è presente su ogni aspetto e criticità di questa provincia. Il secondo messaggio riguarda la perfetta intesa fra gli organi dello Stato che operano sul territorio non solo in termini di prevenzione ma anche in termini di repressione e di attività che può creare criticità dal punto di vista penale”. Si è trattato di un’operazione complessa, importante e che ha comportato molto tempo. “Durante l’ultimo anno abbiamo lavorato per pianificare ed intervenire su una criticità importante – ha aggiunto il prefetto – ed è stata resa possibile grazie all’intervento molto qualificato dei palombari del Comsubin che hanno operato in condizioni difficili, oltre 50 metri di profondità, e durante diverse ore di immersione con l’ausilio di mezzi di supporto della Guardia costiera e delle forze dell’Ordine al largo di Saline Ioniche”. Dovrebbe trattarsi di un intervento definitivo, sottolinea il prefetto, per interdire definitivamente l’accesso alle stive e quindi ad un materiale esplodente ancora presente all’interno della nave. “Le stive – evidenzia il prefetto Sammartino – non sono più raggiungibili, nessuno potrà accedere e si tratta di un grande risultato in termini di eliminazione dei rischi ricadenti sul territorio e soprattutto per la possibilità di prelievo dell’esplosivo”. Per il Procuratore Federico Cafiero De Raho i riflessi che sul territorio ha avuto l’esistenza di un market per la ‘ndrangheta al quale rivolgersi costantemente per approvvigionarsi di tritolo era un elemento di grave rischio e pericolo”. Tanti i segnali evidenziati fin dai primi anni 2000 dell’esistenza di un grosso quantitativo di tritolo facilmente raggiungibile, evidenzia il Procuratore che fa poi riferimento all’operazione che permise il sequestro di ben 509 formelle di tritolo. Esplosivo, ricorda il Procuratore, servito alla ndrangheta per compiere numerosi misfatti, tra cui diverse estorsioni. Tanti anche i sequestri negli anni 2004, 2005, 2006 attraverso specifiche operazioni di polizia. Ma ancora oggi, almeno fino al 2014, i gruppi criminali della ndrangheta, precisa il Procuratore, possedevano questo stesso tritolo. E trenta chili di tritolo, quello più facilmente raggiungibile, sono stati recuperati proprio lo scorso anno grazie ai sommozzatori della Marina. Adesso, con questa nuova operazione, sarà praticamente impossibile recuperare il tritolo che ancora giace in fondo alle stive della Laura C. Per il comandante Sarra si tratta di una ulteriore riprova delle capacità della Marina Militare, mentre per il comandante Trevisan, il quale ha condotto fisicamente l’intera operazione assieme ai 12 palombari coinvolti, si è trattata di una operazione difficile e delicata ma portata a buon fine.





