di Grazia Candido – “Studiate, io continuo a farlo ancora oggi e andate in giro a suonare perché non bisogna fermarsi all’idea che se non succede una cosa subito non succederà mai”. La cantante italo marocchina Malika Ayane prima di salire sul palco del teatro “Cilea” ci anticipa qualcosa del suo live “Naif tour”, tappa organizzata dalla Esse Concerti e Esse Emme Musica, e sognando di fare una lunga passeggiata sul lungomare Falcomatà “col cappotto a guardare l’orizzonte”, invita i ragazzi a “lottare per i propri sogni”. In questo viaggio musicale, che sta toccando i principali teatri italiani, Malika si racconterà attraverso i suoi successi ripercorrendo una carriera che vanta note collaborazioni artistiche ma soprattutto vuole “cantare con i fan che incontrerà alle ore 20 nel foyer”.
Oltre ad una superband di 9 elementi che ti segue in questa lunga tournèe iniziata a Milano, cosa vedremo domani sera?
“Sono 5 anni che non vengo in Calabria e, finalmente, torno con tour Naif. Ormai abbiamo superato il giro di boa da un po’ quindi vedremo uno spettacolo rodato che sta rotolando dai primi di ottobre in giro per l’Italia con una band carica, potente, eccezionale. Parte del gruppo mi segue dall’inizio, altri sono arrivati per il penultimo tour Ricreazione ma la novità è la new entry Daniele Di Gregorio che è il percussionista di Paolo Conte ed è stupefacente come si approccia agli strumenti. Io resto sempre incantata. Ovviamente, il centro di tutto sono le canzoni”.
Il tuo ultimo lavoro discografico “Naif” nasce dalla tua personale visione artistica e dal lavoro di scrittura musicale di un team di autori internazionali e italiani. Come sei riuscita a creare un sound uniforme per tutto l’album?
“E’ stato un lavoro straordinario fatto dai miei produttori, due musicisti internazionali Axel Reinemer e Stefan Leisering, che hanno dato all’album un suono capace di mescolare pop e jazz, classicità ed elettronica, costruendo un mondo di riferimento per ogni canzone. Mi interessava rivisitare ritmi molto vecchi in termini cronologici ma non volevo fare un revival di musica cubana o africana bensì mettere insieme tante ispirazioni diverse altamente rappresentative del nostro tempo. Volevo trovare un modo per costruire un suono che fosse perfettamente in grado di riproporre quella che è l’ispirazione alla musica tradizionale adattata ai suoni contemporanei. Insomma, rivivere la musica da ballo ma ai nostri tempi evitando revival. Sono andata a cercare bravi compositori in giro per l’Italia e per il mondo e, una volta costituita una squadra di successo, mi sono chiusa in casa a scrivere testi”.
“Naif” è nato tra Milano, Berlino e Parigi. Un pensiero per i francesi?
“I francesi se la stanno cavando benissimo e sono molto orgogliosa. Quando si cede all’odio, alla paura non se ne esce più invece i francesi si stanno comportando benissimo. Sono proprio tosti”.
Ricordiamo nel 2010 la serata del festival di Sanremo quando con la canzone “Ricomincio da qui” sei stata esclusa dalla finale scatenando la rivolta dell’orchestra che stracciò platealmente gli spartiti in contestazione del televoto. Cosa hai provato in quel momento?
“Ero al ristorante con la mia casa discografica che mi aveva annunciato l’assegnazione del premio Radio-Tv e Critica ed ero già molto felice. Non partecipo a Sanremo per vincere ma vedo il festival come una possibilità per presentare un progetto davanti a tante persone. Sicuramente, quella reazione mi ha colpito, mi ha fatto piacere”.
Hai collaborato con tanti artisti del calibro di Bocelli, Paoli, Conti, De Gregori, Baglioni. Con chi ti piacerebbe lavorare oggi?
“Mi piacerebbe suonare con Elvis Costello, David Bowie. Per ora continuo con il tour nei teatri e subito dopo mi dedicherò alla primavera andando nei club per dare spazio alla parte elettronica del disco. Al momento sul palco suoniamo tutto, non c’è nemmeno un suono artificiale ma nei club daremo un impatto sonoro diverso”.






