Le imprese italiane mostrano una modesta propensione all’investimento in ricerca e sviluppo, lo 0,7 per cento del Pil a fronte di una media Ue pari all’1,3 per cento). Un quadro poco confortante con la Calabria fanalino di coda. La gran parte della spesa per ricerca e sviluppo è concentrata nel nord del Paese (il 60,6% della spesa totale). In rapporto ai Pil regionali, le performance migliori sono quelle del Piemonte (1,94%), del Lazio (1,73%), in cui è dominante la quota di spesa investita dal settore pubblico e dalle università, e della provincia autonoma di Trento (1,71%). Rispetto all’intensità sul Pil della spesa del settore privato in R&S (escludendo l’attività del settore non profit), Piemonte (1,51%), Emilia-Romagna (1,09%) e Lombardia (0,94%) si collocano ai primi 3 posti. Al Sud invece sono le imprese campane (0,54% del Pil) ad investire maggiormente in attività di R&S. Le imprese della Calabria, al contrario, sono quelle che investono meno rispetto al Pil prodotto (0,01%).
Dai dati dell’indagine, inoltre, emerge che negli ultimi cinque anni il 24,3% delle imprese ha realizzato almeno un’innovazione al proprio interno. tendenzialmente il livello di propensione all’innovazione risulta più elevato tra le imprese capitanate da imprenditori più giovani (27,7%) e con più elevati livelli di istruzione (32,3% del livello alto contro il 14,3% del livello basso), mentre secondo la classe dimensionale livelli maggiori si riscontrano tra le imprese più grandi e con un maggior numero di addetti (il 37,1% delle aziende piccole-medie a fronte del 12,1% della imprese senza addetti). Si conferma ancora una volta il dato dell’influenza positiva del livello di istruzione sulle performance dell’impresa, in questo caso sulla propensione all’innovazione che come appena rilevato è di gran maggiore tra gli imprenditori più acculturati e con titolo di studio più elevati.





