
di Anna Foti – A fronte dell’annosa questione del sovraffollamento nazionale ed anche regionale, buone notizie arrivano dal reggino
ed altre potrebbero a breve arrivarne. Il carcere di Arghillà, nel territorio comunale di Reggio, ultimato nel 2003, capienza 150 posti, e mai entrato in funzione è in queste settimana oggetto di sopralluoghi tecnici per la valutazione delle opere necessarie all’adeguamento per l’entrata in funziona, attesa per il prossimo anno. Un’opera pubblica la cui gestione è in mano agli uffici romani del Commissario Straordinario competente. Inserito nella documento di analisi sull’Edilizia Carceraria che la Corte dei Conti ha depositato recentemente in Parlamento ed in cui un ampia parte è dedicata ai 21 milioni e mezzo di euro destinati a questa opera in Calabria. Ma esiste un’altra struttura, potenziale rimedio al sovraffollamento, cioè quella del carcere mandamentale – istituto destinato a coloro che avrebbero dovuto scontare pene brevi o in attesa di giudizio e soppresso alla fine degli anni Novanta – di Oppido Mamertina in provincia di Reggio, completato nel 1994, capienza 120 posti, mai aperto. Sulla scrivania del ministro di Giustizia Paola Severino consegnata a mano dall’onorevole Nino Foti una missiva scritta dell’attuale assessore alle Attività Produttive della provincia di Reggio, Domenico Giannetta, residente ad Oppido, in cui si chiede il motivo per cui tra le strutture carcerarie contemplate in rete per interventi su problemi di diversa natura non figuri anche quello di Oppido Mamertina a cui si chiede invece che sia dedicata attenzione. Ulteriori iniziative saranno messe in campo dallo stesso assessore Giannetta che nei prossimi giorni sarà a Roma.
La Calabria detiene la maglia nera per gli istituti penitenziari sovraffollati con oltre 3mila persone nei 12 penitenziari regionali che hanno complessivamente una capienza regolamentare di poco superiore ai 1.800 posti letto. Questa anche la recente denuncia di Donato Capece, segretario generale del Primo Sindacato della Polizia Penitenziaria, Sappe. Numeri che trovano rispondenza anche nella situazione che si registra a Reggio Calabria dove il carcere di San Pietro, diretto da Maria Carmela Longo, ospita quasi 400 persone detenute a fronte di una capienza consentita di 160 e di una tollerata di 260 individui. Numeri che stridono, in particolare nel reggino, proprio con le due strutture completate ma mai entrate in funzione e che a distanza di decenni sono ancora fantasma. Ma da qui a breve qualcosa potrebbe finalmente cambiare e soldi pubblici spesi potranno arrecare benefici alla collettività.




