di Grazia Candido – Sin da bambino era affascinato dalla musica tradizionale eseguita nelle feste del suo paese, Mosorrofa, e all’età di 12 anni prende in mano il primo organetto regalatogli dal padre e inizia a suonare. Da lì in poi, Francesco Stillittano entra in quella “magia” chiamata musica e col passare del tempo impara da autodidatta la lira calabrese, la zampogna e la pipita. Il suo talento colpisce molti gruppi folcloristici come “I montanari” con i quali collabora e a 16 anni si mette in gioco a Pisa dove partecipa alla seconda edizione della festa calabrese come musicista di strumenti tradizionali. Pur essendo ancora molto giovane, il suo talento non è indifferente agli addetti ai lavori e al pubblico che lo segue nelle sue trasferte per la Penisola dove porta fiero le sue tradizioni, la storia, le sonorità della riva dello Stretto. Nel 2009 entra a far parte dei “Kalavria”, noto gruppo musicale calabrese al quale va il merito di aver creato un ponte immaginario tra passato e futuro,tra musica tradizionale e nuovi suoni. In questa nuova realtà, Francesco cura in maniera minuziosa tutta la parte etnica del complesso costruendo un linguaggio comune sia in merito alle origini e alla storia dello strumento che alle sue possibilità musicali. Esperto e conoscitore degli strumenti calabresi tradizionali, partecipa e cura convegni sulla cultura calabrese all’Università per Stranieri “Dante Alighieri” e in alcune scuole reggine dove spiega le origini, la realizzazione e la funzionalità dello strumento. In ogni sua esibizione, Francesco mostra il continuo studio fondato sul recupero e la valorizzazione delle memorie viventi e di tutte quelle fonti storiche-iconografiche che non obbediscono alle regole e alle dinamiche delle mode. La sua continua ricerca per scoprire nuovi ed antichi strumenti della tradizione popolare, molti dei quali costruiti dallo stesso padre in particolare la lira calabrese, gli permettono di recuperare e reinterpretare antiche melodie particolarmente apprezzate oggi dai giovani.
“Lo strumento musicale è l’attrezzo, l’arma del musicista, come per il danzatore è il proprio corpo – afferma Stillittano – e il suonatore deve conoscere le potenzialità dello strumento per poterle sfruttare completamente. Tirar fuori la tradizione musicale non è semplice perché questa è antica, complessa, ricca di melodie e suoni. Abbiamo un variegato numero di strumenti musicali, molto diversi fra loro ma che insieme formano la magia tipica della musica. L’abilità di un bravo musicista è di trovare il punto di transizione tra voce e strumento trascinando il pubblico in quelle sonorità cariche di pathos. La musica in realtà non è altro che l’armonia dell’anima: può nominare l’innominabile e comunicare l’inconoscibile”.







