Gli agenti forestali della stazione Santa Severina, in provincia di Crotone, a coronamento delle indagini avviate in concomitanza dell’intervento sull’incendio avvenuto il 4 settembre scorso, sono riusciti ad individuarne il presunto responsabile. Dagli accertamenti effettuati, infatti, è emerso che l’incendio sia divampato in seguito all’abbruciamento della ramaglia, incautamente abbandonata in un terreno agricolo, senza alcuna precauzione. Si rammenta che durante il periodo di grave pericolosità per gli incendi boschivi (15 giugno – 30 settembre) non è consentita l’accensione di fuochi nei campi, se non con particolari restrizioni. Le faville originate dal fuoco sono state sufficiente a innescare un incendio che si è diffuso oltre che nei terreni agricoli circostanti, in una formazione boschiva di macchia mediterranea. L’incendio ha percorso poco più di quattro ettari di terreno e per il suo spegnimento era stato necessario far intervenire una squadra del dispositivo antincendi boschivi con un’autobotte, oltre al personale CfS che aveva diretto le operazioni di spegnimento
I forestali hanno individuato il presunto responsabile a partire dalle tracce lasciate sul luogo degli eventi. Applicando specifiche tecniche di investigazione sono risaliti al punto di innesco dell’incendio – un cumulo di residui vegetali distrutti col fuoco – e da questo hanno raccolto gli indizi sufficienti per individuare il responsabile, un operaio originario di San Mauro Marchesato. Egli è stato segnalato alla Procura della Repubblica di Crotone per incendio boschivo colposo, ai sensi dell’art. 423 bis del codice penale.
Ancora un brillante risultato ottenuto dai forestali di cui, ormai, in seguito alla legge n. 124 sulla riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche dell’agosto 2015 appare scontato l’assorbimento nei carabinieri, con la perdita delle specificità. Scomparirà così un corpo istituito nel 1822 per la custodia e tutela dei boschi nel regno sabaudo, rafforzato dopo l’unità d’Italia, con quasi due secoli di storia.





