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Reggio – Falcomatà su gazebo: “Non sono uno sceriffo”

13 Agosto 2015
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 4 minuti
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Falcomatà - Beni sequestrati confiscati

di Domenico Grillone – Il protocollo d’intesa per la gestione dei beni sequestrati e confiscati coordinato dal Tribunale reggino e sottoscritto qualche mese addietro tra l’Amministrazione comunale, l’Agenzia nazionale dei beni confiscati e l’associazione Libera, “mira a lenire le criticità – dice espressamente il presidente del Tribunale Luciano Gerardis nel corso della conferenza stampa svoltasi nei locali del Cedir alla presenza del sindaco Giuseppe Falcomatà, della dirigente dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati, Matilde Pirrera, della dottoressa de Blasio in rappresentanza della provincia e del sindaco di Villa San Giovanni, Antonio Messina – che si sono presentate in concreto nella gestione dei beni nel raccordo tra i vari soggetti istituzionali”. Un protocollo promosso da Libera, ecco il motivo per il quale l’associazione, nel ruolo di sottoscrittrice, fa parte del protocollo ma lo stesso prevede espressamente, “l’adesione di tutti soggetti, enti ed organismi interessati allo scopo”. Nessuna primogenitura quindi, o vantaggi di alcun genere, ci tiene a precisare il Presidente nel corso della conferenza stampa promossa per auspicare una maggiore sensibilizzazione al problema. Ma, al contrario, la partecipazione massima al tavolo tecnico istituzionale di tutti i soggetti interessati. Anche perché Reggio Calabria rappresenta la seconda sede d’Italia per valore dei beni confiscati per un patrimonio superiore a due miliardi e mezzo di euro. E compito degli amministratori giudiziari è quello di assicurare la produttività del bene e la sua funzione sociale. “Non c’è niente di più eclatante e visibile che passa attraverso il riciclo che proviene dalla ndrangheta – aggiunge il presidente Gerardis – in questo contesto le criticità consistono in una certa lungaggine nel passaggio dal sequestro alla confisca nella gestione poi tra enti e soggetti che intervengono. Questi tempi lunghi incidono pesantemente sulla produttività del bene e sulla sua destinabilità. La prima esigenza è quella di raccordare i vari soggetti che intervengono nella procedura allo scopo di eliminare per quanto possibile i ritardi nella gestione concreta dei beni. Ecco la necessità di assicurare il raccordo”. Quello che il protocollo invece non può fare è “stravolgere le competenze di legge. Ogni organismo che interviene nella procedura ha per legge proprie competenze, nessuno potrebbe imporre di destinare quel bene a tizio o a caio perché è nell’assoluta discrezionalità e facoltà del Tribunale di prevenzione che si attiene a protocolli precisi”. Anche l’Agenzia nazionale – spiega il Presidente – come pure le varie amministrazioni comunali hanno il compito di gestire i beni confiscati secondo rigorose norme di legge. Il protocollo non può certo creare un organismo al di sopra delle parti che intervenga indebitamente nell’assegnazione e gestione dei beni”. Altro equivoco che il presidente Gerardis ha chiarito è che “chi sottoscrive il protocollo d’intesa non guadagna punti nella destinazione dei beni. E chi sottoscrive il protocollo è soggetto diverso dal destinatario del bene”. La promozione di un protocollo di questo genere per il presidente Gerardis “è soltanto la promozione di uno strumento di raccordo tra i vari organismi che mirano a determinati obiettivi”. E gli obiettivi sono la riduzione massima dei tempi tra i soggetti interessati; la creazione di tavoli di lavoro congiunti per discutere assieme di tutte le criticità che si dovessero evidenziare; la sollecitazione ed individuazione di possibili destinatari per beni sequestrati o confiscati. “A differenza di quanto talvolta si fa apparire – continua il presidente – il problema delle Misure di prevenzione non è quello di risolvere gare tra più concorrenti per beni contesi, il problema è opposto: una gran parte dei patrimoni sequestrati e confiscati non trovano destinatari. Abbiamo tantissimi terreni ed immobili che, per la loro ubicazione o per il loro stato non hanno destinatari utili. Allora, la sollecitazione e l’individuazione di questi destinatari serve per mobilizzare il bene, renderlo produttivo e per assicurarne la funzione sociale”. D’altronde, così come ha informato il presidente, la Sezione di Prevenzione ha sempre esitato favorevolmente tutte le istanze per le assegnazioni di beni immobili a fini sociali. Ed a beneficiare di questi beni sono stati la Caritas, l’Associazione dei malati di alzheimer, il gruppo cooperativo Goel “per il quale si sta provvedendo”, Arci, cooperativa Valle del Marro, Piccola Opera Papa Giovanni, Pensando Meridiano ed altre associazioni di questo tipo. “Il protocollo è aperto all’adesione successiva di enti ed organismi interessati – ripete il presidente – lo abbiamo espressamente previsto ed abbiamo sollecitato l’adesione massima degli enti territoriali interessati. Oltre al fatto che ci siamo fatti carico, tramite Libera, di informare tutti i sindaci dell’intera provincia allo scopo di chiedere loro l’immediata adesione al tavolo tecnico. Abbiamo sollecitato, per come potevamo e quindi attraverso l’informazione pubblica, l’adesione a tutte le associazioni. Allargheremo al massimo il tavolo tecnico. Ma la partecipazione allo stesso è cosa diversa dal privilegio della destinazione del bene: nessuno può chiedere la partecipazione al tavolo allo scopo di ottenere un bene, soprattutto nessuno può lamentare la partecipazione allo stesso tavolo perché non ha ottenuto in passato accettazione di proprie istanze. Sarebbe una interferenza assoluta, del tutto inadeguata ed inammissibile sotto il profilo dell’interesse pubblico”. E’ stata poi la volta del sindaco Giuseppe Falcomatà il quale ha sottolineato, tra l’altro, come questo tipo di iniziative suggellino ancor più “la sinergia concreta tra gli enti e le istituzioni, produttiva di effetti positivi. Un’iniezione di fiducia per il territorio e la fotografia di quanto, fin dall’inizio dell’insediamento dell’amministrazione, ci siamo proposti di fare”. “Sul tema dei beni confiscati – continua il primo cittadino – abbiamo chiesto una modifica alla legge perché oggi rischiamo di incamerare dei beni senza poi avere la possibilità di renderli fruibili. Dovrebbero darci la possibilità di usufruire delle risorse, frutto delle procedure riguardo la confisca dei beni, che al momento vengono indistintamente drenate al fondo Unico Giustizia. Servirebbe che una quota rimanga qui, vincolata in un apposito fondo per la ristrutturazione e la riqualificazione dei beni”. In fase di discussione, sarà portato alla prossima seduta di consiglio comunale, il regolamento sull’assegnazione dei beni confiscati. Un passaggio il sindaco, a proposito di legalità, lo dedica al recente provvedimento di sequestro da parte dell’amministrazione comunale di alcuni gazebo situati in via Marina. “le regole valgono per tutti, non possiamo dare l’idea a nessuno che stare dalla parte dell’illegalità conviene. Nè tantomeno possiamo permettere a nessuno il lusso di entrare in un palazzo istituzionale ed approcciarsi alle istituzioni con un atteggiamento provocatorio e dire di non voler pagare le prescrizioni di legge. Se facciamo passare questo messaggio abbiamo perso tutti. Non si può derogare a principi fondamentali del vivere civile. Nessuno vuole essere sceriffo, le cose hanno un tempo per fermentare e per essere ragionate. Ma c’è un momento in cui le decisioni devono essere prese a tutela di chi dalla parte della legalità decide di starci ù, anche a costo di sacrifici importanti”.

Tags: assegnazionebenigazebosequestro
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