di Anna Foti – Fu costruita in quattro anni dal 132 al 128 a. C.. Con i suoi 475 chilometri collegava l’estrema punta della penisola Italica, in cui insisteva la Civitas foederata Regium (come era stata ufficialmente decretata), e Roma, rappresentando un volano di sviluppo straordinario. Essa è giunta silenziosamente ma fattivamente fino ad un’epoca più recente come principale via di comunicazione e di contatto culturale, commerciale e politico tra la Calabria Ulteriore e quella Citeriore. Parliamo della Via Capua-Rhegium (o via ab Regio ad Capuam) nota anche come via Popilia o via Annia, capolavoro di ingegneri romani capaci di resistere ed esistere per millenni con la stessa funzione di via di uscita dall’isolamento e dalla marginalità. Sfida che oggi si è incapaci di vincere con la stessa abilità e con la medesima lungimiranza, basti pensare alle vicissitudini dei cantieri del tratto autostradale Salerno – Reggio Calabria, alla condizione di rischio e alla posizione di svantaggio in cui un abitante del Sud si trova nell’esercizio del suo diritto alla mobilità.
Notizie sul suo tracciato giungono ai giorni nostri grazie al cosiddetto Lapis Pollae*, Cippo di Polla (Salerno), sul quale vengono riportate le località di Capua, Nocera, Morano, Cosenza, Vibo Valentia, Reggio. Da qui il nome Via Capua – Rhegium; la stessa denominazione, tuttavia, si presta ad interpretazioni. Secondo la tesi maggioritaria, il nome sarebbe anche via Popilia perchè al volere di Publio Popilio Lenate si deve la costruzione nel 132 a.C. come si evince dallo stesso di Cippo di Polla. Secondo altra tesi, la via dovrebbe chiamarsi Annia perché sarebbe stata costruita dal console Tito Annio Lusco. Un’ipotesi avvalorata dal ritrovamento di un’iscrizione miliare nel vibonese, recante il nome di Tito Annio, pretore, figlio di Tito e la distanza da Vibo a Capua (255 miglia).
Esiste poi una terza tesi conciliativa secondo la quale la strada sarebbe stata iniziata da Popilio ma completata l’anno successivo da Tito Annio Rufo, non dunque da Tito Annio Lusco. Da qui il nome di via Annia Popilia. Nome, quest’ultimo, con cui è anche noto il sistema stradale romano nella regione costiera romagnolo-veneta, attraversato dall’antica via Popilia (tra Ariminum, Rimini, ed Aquileia, del 132 a.C.) e dalla via Annia (tra Atria, Adria, e Aquileia, del 131 a.C.).
Dal nome al tracciato. L’antica strada romana rappresentava la prosecuzione della via Appia (che collegava Roma e Brindisi) che da Capua conduceva verso il sud della penisola italica, in direzione Nola, Nuceria Alfaterna (Nocera Inferiore) e quindi Salernum (Salerno) sul mare Tirreno fino alla piana del Sele passando per la città di Eburum (Eboli). Puntando ancora più a sud l’antica arteria scendeva fino all’altopiano Vallo di Diano, su cui sorgevano le antiche città romane di Atina (Atena Lucana), Tegianum, Consilinum (Padula), Sontia (Sanza) e le circoscrizioni rurali di Marcellianum e Forum Anni, poi Forum Popilii, unico insediamento ad essere stato ricostruito nel Medioevo dopo la devastazione di Alarico (410 d.C.). Ancora a sud, direzione Rhegium, verso la città oggi scomparsa di Nerulum fino a Muranum, odierna Morano Calabro, Interamnium (San Lorenzo del Vallo), Caprasia (odierna Tarsia), Cosentia (Cosenza) e Mamertum, la città oggi conosciuta come Martirano e storica alleata di Roma contro Pirro che diede il nome ai Mamertini, soldati mercenari protagonisti della Prima guerra punica. Ancora a sud verso il nodo fluviale di Ad Sabatum Flumen, passaggio per le antiche Vibona e Hipponium, quest’ultima città ribattezzata dopo le guerre pirriche Valentia e poi unita con Vibo nell’odierno territorio di Vibo Valentia. Vicini al capolinea Rhegium, ancora le tappe di Nicotera e l’importante porto di Scyllaeum (Scilla).
La Galleria Nazionale di Palazzo Arnone di Cosenza ha di recente ospitato la mostra fotografica “Da Capua a Reggio: la Via Popilia/Annia” con l’esposizione di una serie di immagini fotografiche dell’antica arteria.
Il pregiato e accurato volume dell’architetto Vincenzo Spanò (Laruffa editore) ha inoltre ricostruito la storia di questa strada che ha solcato fiumi e travalicato montagne per unire l’Appennino Lucano, al Pollino e all’Aspromonte. Il suo antico tracciato è ancora oggi un patrimonio prezioso per orientarsi nel territorio dell’antico Bruzio e tra le vie che conducevano fino a Rhegium.
* Feci la via da Reggio a Capua e in quella via posi tutti i ponti, i milliari e i tabellarii.
Da questo punto a Nocera 51 miglia, a Capua 84, a Morano 74, a Cosenza 123, a Vibo Valentia 180, allo Stretto presso la Statua[5] 231, a Reggio 237.
da Capua a Reggio in totale 321 miglia.
E io stesso, pretore in Sicilia, catturai e riconsegnai gli schiavi fuggitivi degli Italici, per un totale di 917 uomini, e parimenti per primo feci in modo che sull’agro pubblico i pastori cedessero agli agricoltori.
In questo luogo eressi un foro e un tempio pubblici.





