di Grazia Candido – La sua è una voce black che colpisce subito al cuore e coinvolge fisicamente ed emotivamente. Una voce, quella della giovane cantante Sabrina Cotroneo, che segna la kermesse “R’Estate a piazza Carmine” dove musica, cabaret e moda hanno illuminato per quattro giorni l’agora cittadina ma soprattutto, ha dato spazio a giovani talenti di questa terra di esibirsi. E lo ha fatto con la naturalezza che la contraddistingue, con la grazia che le appartiene di donna che sa affrontare il palco abbattendo la barriera tra questo e il pubblico, la finalista del concorso canoro “La Vela D’Oro” proponendo brani impegnativi che hanno messo in risalto le sue doti canore. Anni di studio che mostrano la crescita di un’artista che con le proprie forze, è riuscita a ritagliarsi un importante spazio in città e non solo, conquistando un pubblico eterogeneo con la sua voce graffiante, dolce e allo stesso tempo, imponente da “trafiggere” l’animo. Bastano le prime note di “Come ogni ora”, “Natural woman”, “Di sole e d’azzurro”, “Un amore così grande” per far capire agli spettatori che la cantante originaria di Villa San Giovanni, è la “dominatrice” della scena. La sua eccezionale estensione vocale mette all’angolo grandi professionisti del settore che le hanno più volte riconosciuto un talento e una tecnica che, spesso, per la sua perfezione fa paura. Sin da bambina, spinta dalla nonna materna, inizia a studiare il pianoforte intraprendendo un viaggio nella musica che oggi continua, raffinando tappa dopo tappa e portando a casa importanti premi. Merito del suo spirito di sacrificio e dello sfiancante lavoro che le ha fatto raggiungere un registro spinto soprano che mette in risalto una voce piuttosto tagliente. Ma oltre al timbro da predestinata e alla rara capacità di sentire le note blue, quando canta Sabrina tira fuori quel particolarissimo crossover stilistico ed esistenziale che la differenzia da altri interpreti. Ed è forse questo il segreto dell’artista reggina che in ogni sua esibizione, racconta la sua storia, la sua vita senza filtri con la passionalità e con una fragilità tosta che poche voci della black music hanno saputo trasmettere. Sant’Agostino diceva: “Chi canta, prega due volte” perché la musica unisce, travalica i confini di età, razza, colore di pelle ma, soprattutto, offre un grande dono all’umanità: l’anima che vibra degli artisti. E quella della Cotroneo è un’anima che riesce a sconfinare anche quelle più dure, quelle che segnate da una vita bella ma a volte tanto ostica, hanno da tempo chiuso l’unica vera porta di questa esistenza: quella del cuore.





