di Grazia Candido – “Il Commissariamento è spesso un atto politico”. Nell’ambito delle iniziative promosse per il 45° anniversario della Rivolta di Reggio, organizzate dal “Comitato 14 Luglio” presso la “Terrazza Futurista”, si è svolto l’incontro “Viviamo in uno Stato di diritto?”. Un confronto aperto che ha visto tra i protagonisti l’ex sindaco Demi Arena e il direttore de “Il Garantista” Piero Sansonetti moderati dal giornalista Tonino Licordari che, dopo aver ricordato il professore Pasquino Crupi che, negli ultimi mesi della sua vita, si era speso contro lo scioglimento, parla di “un tema che brucia dentro a molti, alla maggior parte di questa città ma anche ad alcuni comuni sciolti per infiltrazioni mafiose”. Un argomento particolarmente caldo e delicato che vede “due interlocutori che non sono in opposizione – continua Licordari – Arena si è sempre battuto per scongiurarlo, Sansonetti si è più volte espresso contro lo scioglimento del comune di Reggio Calabria perché non c’erano le condizioni”. La parola passa subito all’ex sindaco secondo il quale “il caso Reggio è chiuso definitivamente: abbiamo scoperto quale è stato il motivo politico, i mandanti e gli esecutori. Il tempo è stato galantuomo e le bugie hanno le gambe cortissime – tuona Arena – Sansonetti una volta disse che il caso Reggio è stato un colpo di Stato e non ci è servito molto per capire la realtà dei fatti”. Il direttore de “Il Garantista” fa un’analisi accurata sulla vicenda partendo dal periodo che stiamo vivendo, “una fase della modernità in cui si mette in gioco il valore della democrazia”. “E’ una discussione molto seria che riguarda tre grandi temi – afferma Sansonetti – il Mezzogiorno, una legge che è stata usata come una clava e la democrazia che richiama alla modernità. Oggi, la democrazia è incompatibile con la modernizzazione che sta avvenendo in Europa e dentro questo c’è tutto, anche il caso Reggio. E poi, le intercettazioni sono usate per condannare, non dico senza un processo, ma senza nemmeno un‘indagine e sono da abolire: sono una degenerazione dell’attività giornalistica – prosegue il direttore – Il 90% dei giornalisti giudiziari sono delle spie dell’attività giudiziaria”.
Rivolgendosi alla platea accorsa in terrazza, presenti tanti ex amministratori giunta Arena e il leader della coalizione Giuseppe Scopelliti, il giornalista fa una domanda secca: “Siamo ancora quelli che ritengono che la democrazia sia la base del dialogo? Non riusciamo a risolvere la questione di Reggio se non solo all’interno della lotta politica fra destra e sinistra. I comuni di destra sono stati sciolti dai governi di destra – spiega Sansonetti che si sofferma anche sulla legge Severino, una “norma che crea disparità di trattamento tra tutti coloro che vi rientrano” (Scopelliti docet) – La storia di Roma dimostra la follia della storia di Reggio: sciogliere il comune capitolino vorrebbe dire creare un danno enorme a tutta l’Italia, ma nessuno ha pensato che sciogliere Reggio avrebbe creato un danno per il Meridione”.
Entrambi i relatori analizzano la legge che prevede lo scioglimento dei Consigli comunali per infiltrazioni mafiose che dovrebbe bloccare il patto criminale “politica-mafia” in un Paese che abbonda di leggi ma difetta in applicazione e rispetto. Ma per Arena “è uno strumento dato in mano ad un colore politico che decide quando e dove applicarla: è questa la stortura. La legge deve essere cassata perché non si può affidare alla politica la lotta contro la mafia. Quello che sta avvenendo nel Mezzogiorno d’Italia è un’ingiustizia – conclude Arena – Bisogna evitare che la gente perda la fiducia nelle istituzioni e nello Stato”.





