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Pentito De Rosa, ”Checco Zindato tra ‘ndrangheta e droga, gestiva tutto”

2 Luglio 2015
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 4 minuti
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Si pente Marino Belfiore. L’armiere della Piana collabora da mesi con la Dda reggina

di Angela Panzera – Enrico De Rosa a casa del boss Checco Zindato ci andava praticamente ogni giorno. Ed è per questo che da quando ha deciso di collaborare con la Dda di Reggio Calabria ha messo nero su bianco tutte  le informazioni in suo possesso. I suoi verbali sono entrati nei giorni scorsi a pieno titolo negli atti dell’inchiesta “Cripto” che nel luglio del 2014 ha mandato in galera presunti capi e gregari della cosca Zindato, famiglia egemone nei quartieri di Modena e Circcarello ; cosca che insieme ai Caridi, ai Libri e ai Borghetto, la faceva da padrone nella zona sud di Reggio Calabria. Oltre ad essere l’ “immobiliarista del clan Caridi”, Enrico De Rosa, ha svelato al pm antimafia Stefano Musolino particolari criminali interessanti sulle dinamiche della ‘ndrina e queste sue dichiarazioni adesso sono diventate un tassello importantissimo per l’accusa poiché possono rappresentare riscontri fondamentali alle decine e decine di intercettazioni telefoniche nonché ai numerosi risvolti investigativi.

De Rosa e Zindato: «Nell’anno 2007-2008 ero titolare di un’agenzia immobiliare. In quel periodo sono entrato in contatto con alcuni soggetti tra cui Francesco Zindato. In quel periodo avevo interessi professionali nel quartiere Modena . Un giorno, mentre mi trovavo presso un salone da barba, sono stato avvicinato da Francesco Zindato che ha voluto iniziare un rapporto di conoscenza, poi durata nel tempo. A seguito di tale conoscenza, ho iniziato a consumare cocaina che Francesco Zindato deteneva presso la propria abitazione ovvero il condominio “La Polveriera” in via Ciccarello, terzo piano. Fino ad allora io ero benestante da un punto di vista economico ma successivamente sono praticamente caduto in disgrazia che sebbene non possa ricondurre allo Zindato, di fatto i miei problemi sono coincisi con la sua presenza». È così che il neo collaboratore ha descritto il rapporto con il presunto boss di Ciccarello, un rapporto fatto, stando alle sue parole di illeciti e cocaina.«Francesco Zindato ha sempre ottenuto i propri introiti illeciti solo a seguito della vendita di cocaina. Ricordo che in un’occasione Zindato ha sparato alla macchina di Domenico Laurendi detto “la proschia”, soggetto che spacciava droga per lo stesso Zindato; anzi la macchina, su mandato di Zindato, è stata sparata da Francesco Quirino ovvero quel soggetto recentemente ucciso». Ma di questa presunta organizzazione dedita allo spaccio di droga secondo De Rosa farebbero parte altre persone. «A casa di Zindato Francesco vi era sempre cocaina, sicuramente oltre mezzo chilo(…) Checco Zindato vendeva cocaina tagliata a 100 euro e quella non tagliata a 70 euro. Proveniva da San Luca, Africo e Careri. Una volta io e Mico Sonsogno abbiamo assistito a uno scarico di un grosso quantitativo di cocaina a Pentimele da recapitare a Antonio Laurendi».

Dalla paura all’amicizia. Ma come ha fatto questo ragazzo 35enne reggino,istruito, immobiliarista di professione, di un altro “strato” sociale a continuare a restare in contatto con il presunto boss di Modena? Per paura. Lo ha spiegato lui stesso al pm Musolino il 6 ottobre scorso, quando la sua collaborazione era iniziata da appena un mese. «Checco mi ha sempre fatto paura come persona, -ha detto De Rosa- perchè lo vedevo leggermente, leggermente meno instabile di Domenico Condemi (condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Marco Punturieri nonché a 22 anni e sei mesi di carcere per associazione mafiosa ndr). Ma leggermente. Il che mi faceva paura. Si diceva che aveva sparato il fidanzato, il fidanzato della sua ex, ho detto io questo qua è psicopatico. Per cui se magari gli faccio qualcosa o mi rifiuto, tipo, mi rompe pure le palle». Il riferimento a questo fatto di sangue è l’omicidio di Giuseppe Lauteta, per cui Zindato prima venne condannato all’ergastolo e poi assolto definitivamente in appello. Dopo la paura, in breve tempo i due hanno stretto amicizia.«Morale della favola…poi però è nata l’amicizia e tutto quello che io ho fatto con Checco e per Checco l’ho fatto nella consapevolezza più totale, non più per il timore perchè poi conoscendolo non ho avuto più timore. Il timore è passato anche perchè non era questa grande cima manco lui».

I prestiti. Dopo aver iniziato a consumare cocaina insieme a Zindato ecco che De Rosa commette l’errore di chiedere denaro in prestito. «Mi trovo in difficoltà economiche e chiedo aiuto a Checco :chiedo aiuto e mi presta 25 mila euro, in due o tre tranche. Tutto contante. (…) La prima volta mi disse: ”Enrico vedi che io vado da uno strozzino me li prendo però, se gli devo dire che è per un mio amico, perché se gli dico che è per me , da me non si piglia gli interessi, ma per te vado. Mi sorprese questa sua versione (…) la seconda volta che mi riprendo i soldi, ho capito che me li dava lui. Mi servono altri 8 mila euro. Guarda il fratello, Andrea Zindato, il fratello va nell’altra stanza, mi prede i soldi da un cassone e me li porta». Ma Checco i soldi, stando al racconto di De Rosa, li rivuole e li rivuole tutti e con interessi alti. «Poi gli ho dovuto dare 50 mila euro».

 La Signora Melina. Quando fu eseguita l’operazione “Cripto”, in carcere finì anche la madre di Checco Zindato, ossia Melina Nava, ritenuta dalla Dda, una persona centrale nell’organizzazione criminale che con i figli detenuti gestiva presumibilmente le comunicazioni fra gli associati e chiedeva “aiuti” per i parenti detenuti. Anche su di lei De Rosa ha qualcosa da dire. «La mamma di Checco Zindato e in misura minore la moglie Margherita hanno sempre avuto un ruolo attivo nella gestione della cosca, anzi posso dire che la signora Melina era molto più capace dei suoi figli nella gestione degli affari criminali(..)Checco Zindato unitamente alla mamma riceveva ogni giorno un enorme numero di persone presso casa sua e della mamma stessa. Ricordo ci fosse una serie interminabile di persone che si recavano lì con richieste di ogni tipo ed aiuti; posso riferire che Checco Zindato cercava di accontentare tutti(…)all’inzio non l’avevo inquadrata bene. Faceva tutta la santa. una cosa incredibile(…) Non spacciava come spacciavano i figli, una lira la spaccava in due».

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