Le parole, siano esse scritte o pronunciate, custodiscono uno strano spazio di transito tra il pensiero e il mondo: le parole nominano e rappresentano al pensiero le cose della realtà che ci circonda; al contempo, esse portano il pensiero nel mondo, ne fanno un evento e un oggetto concreto. Il nuovo libro di Attilio Meliadò costituisce il piccolo lessico, appassionante e non convenzionale, di una filosofia che invita a sostare sulle parole e a ricercare il riflesso inatteso e molteplice dei loro percorsi di senso, senza cadere nella tentazione accomodante delle soluzioni astratte e delle definizioni di scuola. Con tono a volte ironico e ritmo incalzante, il libro Per nodi. Esercizi di philosophia minima, IPOC Milano 2014, conduce il lettore in un viaggio attraverso trenta termini d’uso comune, che descrivono le nostre idee, la nostra società e le nostre esperienze quotidiane: da “burocrazia” a “felicità”, da “lavoro” a “malinteso”, da “noia” a “politica”, “preghiera” e “umiltà”. L’itinerario diverte e disorienta insieme: Meliadò mostra come le parole non siano il recinto chiuso e rassicurante dei significati, ma abbiano piuttosto una natura paradossale, come se fossero un ponte instabile che nasconde e rende percorribili due sponde in contraddizione. Così, ad esempio, il lettore scopre che nel concetto di “infinito” alberga l’esperienza claustrofobica di una dimensione che non conosce punto d’uscita; che la vera “preghiera” si affida a Dio in silenzio senza chieder nulla; o che l’esercizio perfetto del “potere” si compie solo nell’assoluta immobilità. In breve – a questa strana metafora sembra alludere il titolo del libro – ogni parola è un nodo. Un nodo istituisce un legame, una connessione: è il filo dell’intelligenza e della comunicazione. Eppure, dal momento in cui congiunge due estremità, il nodo certifica la loro differenza e ci lascia intendere la naturale tendenza alla separazione delle due parti. È questo forse il gioco (o il giogo), mai risolto, per cui ciascuno di noi, nel suo piccolo, è chiamato alla filosofia – il gioco a cui ci consegna, al suo fondo, l’uso d’ogni parola: l’intreccio continuo tra pensiero e mondo, la loro reciproca comprensione e l’esperienza di un’irriducibile alterità e incongruenza. Per capire meglio questo curioso segreto, che pure pronunciamo di continuo e senza saperlo nei discorsi di tutti i giorni, il libro di Attilio Meliadò offre una guida affascinante e lucida, aperta a chiunque voglia concedersi alla “seria distrazione” della filosofia. L’autore è segretario e direttore generale di comuni della Provincia reggina, ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Filosofia presso l’Università di Napoli e ha collaborato, come docente a contratto, con le cattedre di Filosofia politica di Dottrina dello Stato presso l’Università di Messina.






