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Reggio – Minoranza di cdx: “Dimissioni di Burrone, verità sul decreto Enti locali”

20 Giugno 2015
in Notizie archivio
Tempo di lettura: 5 minuti
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Reggio – Minoranza di cdx: “Dimissioni di Burrone, verità sul decreto Enti locali”

di Grazia Candido – La minoranza consiliare di Palazzo San Giorgio chiede le dimissioni del consigliere Burrone e sprona il sindaco Falcomatà a dire la verità sul decreto legge Enti locali. Questa mattina i consiglieri comunali Lucio Dattola, Massimo Ripepi, Antonino Matalone, Pino D’Ascoli, Demetrio Marino, Antonino Maiolino, Pasquale Imbalzano, Luigi Dattola, Mary Caracciolo hanno affrontato la vicenda “Burrone o baratro, decreto legge Enti locali e riflessi sul bilancio preventivo 2015 del Comune di Reggio Calabria”. Ad aprire i lavori è il consigliere Lucio Dattola che ironizza dando due importanti news prima della conferenza: “la prima che oggi i giornalisti possono fare le domande perché a noi non piace il metodo del monologo adottato dal sindaco; e la seconda molto più importante, è che c’è un gruppo coeso e compatto, manca solo il consigliere Pizzimenti per problemi familiari, pronto a battersi per il bene della città”. L’ex candidato a sindaco spiega che “non si vuole fare becera polemica politica ma si vuole far chiarezza sull’assunzione dei tre dirigenti che aumenteranno la spesa dell’Ente gestito da un sindaco che avrà il suo portavoce. Ma Falcomatà non è mica Obama al quale serve un portavoce?” – si domanda Dattola che chiede anche di terminare questa campagna di odio fatta di offese e che non appartengono al Dna del centro destra – Il decreto Enti locali è una follia: abbiamo un decreto che aumenta il nostro debito e il compito di un buon amministratore è quello di diminuire spesa e debiti dell’Ente. Qui invece scopriamo che ci vengono dati 40 milioni a debito che andranno ad essere restituiti dal 2019 senza un piano definito e con un tasso che potrebbe essere pericolo. Inoltre, questi soldi serviranno ad assumere altri 3 dirigenti aumentando di fatto, spesa e debito del Comune”. Per Dattola è “sconcertante che, fino alla settimana scorsa, il sindaco parlava di ridimensionamento del debito e la sua fuga alle domande dei giornalisti dimostra la paura di chi non sa rispondere al possibile quesito di qualche solerte cronista che avrebbe fatto capire che questo decreto non è come il Decreto Reggio a fondo perduto ma sono soldi che il Comune dovrà restituire quindi non viene ridotta la spesa corrente né tantomeno il debito”.
“Che amministratore sei se aumenti le spese? Il politico tende ad avere sempre il delirio di onnipotenza e Falcomatà ce l’ha perché basta che si mette la fascia e si sente il migliore di tutti – tuona Dattola – E poi, per quanto riguarda le società in house ha sposato finalmente la proposta che era nel mio programma elettorale di fare la forma societaria di Srl (società a responsabilità limitata) e non di Spa (società per azioni) e, una volta spiegai a Falcomatà cosa volesse significare ma disse che erano assurdità. Però ora la sta proponendo e mi fa piacere perché vuol dire che il ragazzo ritorna sui suoi passi”.
Poi un breve accenno sul caso Burrone anche se “non avrei nemmeno voluto parlare di questa storia ma ieri tutta la maggioranza di sinistra è stata accanto al consigliere e la legittimazione che il sindaco ha dato a Burrone è incredibile – continua Dattola – Il comportamento di qualunque consigliere di destra o sinistra se sbaglia va censurato perché non si può mai cadere nella volgarità, nelle offese, nelle accuse, nel ferire la sensibilità delle persone. Ci può essere una follia ma non va legittimata e in questo caso, il sindaco e la maggioranza facendo l’applauso, hanno mortificato tutta la città. Noi chiediamo a Burrone di fare un atto di saggezza e dimettersi perché comunque quanto detto e scritto da lui, dimostra che non c’è la serenità da parte sua per poter essere amministratore”.
Il consigliere si sente “offeso dall’atteggiamento del sindaco e della maggioranza che hanno dimostrato arroganza insultando la sensibilità religiosa”. “Io sono cattolico praticante – continua Dattola – perché mi devi offendere? Facomatà avrebbe dovuto censuralo pubblicamente e, se avesse chiesto subito scusa, la vicenda si sarebbe chiusa. Ma l’applauso è una sfida a tutti. Bisogna avere rispetto per le istituzioni così come è ingiustificata l’offesa fatta al senatore Caridi (presente alla conferenza stampa) incapace di leggere e scrivere. Non si può non avere senso istituzionale, rispetto per le istituzioni da uomini delle istituzioni”.
Il capogruppo Area popolare – Ncd Imbalzano si sofferma sul Decreto Enti locali e spiega al sindaco “con estrema tenerezza, che non servono toni trionfalistici perché alcune misure di questo decreto interesseranno Reggio solo in maniera marginale. L’art. 6 prevede, un’anticipazione di liquidità fino all’importo massimo di 40 milioni di euro per l’anno 2015, la cui restituzione è effettuata, con piano di ammortamento a rate costanti, comprensive degli interessi, in un periodo massimo di trenta anni a decorrere dall’anno 2019. Il tasso di interesse da applicare alle anticipazioni è determinato sulla base del rendimento di mercato dei Buoni poliennali del tesoro a 5 anni in corso di emissione quindi, quale regalo ha fatto il Governo a Reggio Calabria? E poi i 40 milioni sono per tutti i Comuni impegnati nel ripristino della legalità”.
Per il capogruppo di Reggio Futura Maiolino che ricorda la presenza nel decreto dell’articolo 8 rivolto ai comuni calabresi successivamente scomparso, sono state inopportune le slide con immagini tratte dal film “Amici miei” proiettate durante la conferenza stampa del sindaco perché “forse pensava di darli al centro destra gli schiaffi ma non è cosa loro. Infatti, i risultati annunciati non sono della sinistra ma una conferma del lavoro della destra. Non stanno facendo alcun regalo alla città, è sempre la solita propaganda. E poi, se per un risultato abbiamo impiegato 7 mesi, in un’intera legislatura in media ne otterremo 6?”.
Ma a riscaldare i toni ci pensa il capogruppo di Forza Italia Demetrio Marino che dopo essersi soffermato sugli articoli 90 (comma 1, 108 e 110 del decreto legislativo) proponendo al sindaco invece di assumere 3 dirigenti di utilizzare i fondi per ridurre la pressione fiscale”, suscita la reazione di Franco Germanò e Oreste Romeo che abbandonano l’aula quando sul caso Burrone parla di “scivolone inconsapevole del consigliere”. A placare i toni ci pensa come sempre il moderatore Dattola che invita tutti i militanti a “non dare alcuna arma agli avversari semmai un giocattolo”.
Ma l’affermazione di Marino inquieta anche Ripepi che vede invece “nelle dichiarazioni di Burrone una persona cosciente, portatore di un veleno forte nel suo cuore e che ha un odio profondo verso l’altra parte politica. Vogliamo le sue dimissioni, non servono le sue scuse. Da anni in città si respira odio e noi abbiamo sfatato questo risentimento votando all’unanimità il Presidente del Consiglio ma ieri il sindaco ha suggellato questo odio con la difesa ingiustificata del consigliere”.
“Tutti membri della minoranza al prossimo consiglio comunale chiederanno le dimissioni di Burrone” – ci tiene a precisarlo Lucio Dattola, e “se non lo farà – aggiunge D’Ascoli – ogni volta che parlerà, usciremo dall’aula”.
“La minoranza ha sempre avuto rispetto per il centro sinistra, non possiamo dire il contrario” – chiude il consigliere Luigi Dattola – lo stesso centro sinistra che per la Caracciolo “non solo ha offeso una città, ad oggi, non riesce a garantire i servizi primari ma vuole spendere soldi per tre nuovi dirigenti. Il sindaco può avvalersi di figure già presenti a Palazzo e non servono tre persone che incrementino il suo staff”.

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