Si chiama ”Cacciatori di tracce” e svela al grande pubblico le tecniche di investigazione sulla scena del crimine. La pubblicazione reca la firma del giornalista Antonio Nicaso e di Sergio Schiavone, investigatore di razza e tenente colonnello dei Ris di Messina, una delle quattro strutture italiane dei Carabinieri che si occupano dei rilievi scientifici in ambito processuale. Il suo libro è uno squarcio aperto tra i nastri e le transenne della scena del crimine.
Partendo dalla ricostruzione di fatti di cronaca realmente accaduti, come l’attentato a Giovanni Falcone, la strage di Nasiriyya o l’omicidio di Meredith Kercher, Schiavone e Nicaso svelano curiosità e retroscena del mondo dell’investigazione scientifica, i dettagli delle più moderne tecniche di analisi balistica e in che modo la tecnologia può ostacolare la diffusione di truffe telematiche. Cacciatori di tracce è anche un appassionante viaggio che ripercorre l’evoluzione delle tecniche di investigazione scientifica partendo dai “testimoni silenziosi” del criminologo ottocentesco Alphonse Bertillon per arrivare alla geolocalizzazione degli stupefacenti e all’avveniristica Digital Forensics, la disciplina che si occupa di analizzare e utilizzare a fini processuali le informazioni contenute nei dispositivi elettronici.
A presentare il testo oggi a Palazzo Campanella, nell’incontro organizzato dalla Presidente della Commissione regionale per le pari opportunità e moderato dal giornalista Claudio Cordova, c’era l’autore Sergio Schiavone insieme con il vicepresidente dell’Ordine degli avvocati di Reggio Calabria Carlo Morace. ”Con questa pubblicazione parliamo con parole chiare del nostro lavoro ed in generale delle scienze forensi – ha spiegato l’autore Sergio Schiavone – mettiamo in evidenza le potenzialità ed i limiti delle tecniche utilizzate e ne spieghiamo le evoluzioni che in alcuni casi sono state sconvolgenti”. Tra i casi che più hanno colpito il tenente colonnello certamente quello, da lui stesso richiamato, di un nucleo familiare di cui ognuno negava l’esistenza, che si riunisce, ma anche il caso della strage di Nassiriya, per la quale Schiavone è stato direttamente coinvolto sia in fase di sopralluogo che di analisi.
La prova scientifica dunque, al servizio della giustizia. A parlarne è il vicepresidente dell’ordine degli avvocati di Reggio Carlo Morace. Per Morace ”il rapporto tra la prova scientifica e il libero convincimento del giudice è un tema centrale del processo. Certamente la progressione scientifica non può essere ostacolata, contestualmente però va stabilito quale scienza è bene utilizzare nell’ambito del processo penale e quali invece sono le cattive scienze, quelle che possono addirittura portare ad un risultato ingiusto del processo. E’ un tema difficile ma gli apporti scientifici in ambito processuale vanno in qualche modo governati. Il giudice deve fare un po’ il portiere nei confronti della scienza nel processo: deve capire quando è bene aprire le porte e quando invece la porta va sbarrata”.
”Abbiamo voluto fortemente l’organizzazione di questo evento – ha commentato infine la presidente della Commissione pari opportunità Giovanna Cusumano – perché riteniamo che siano tematiche di grande interesse per i cittadini. Tra l’altro il tenente colonnello Schiavone si è occupato in molti casi di violenza su donne finiti in maniera tragica. Per questo abbiamo pensato di proporlo a un pubblico ampio, proponendo l’incrocio tra i punti di vista delle forze dell’ordine, della magistratura e dell’avvocatura”.





