
Riempie le pagine di cronaca politica e rosa, il suo nome è accostato a successi politici e al gossip: è Mauricio Macri, l’uomo nuovo della politica di centro destra argentina.
Cinquantenne, ingegnere civile e imprenditore, è stato rieletto nel 2011 sindaco di Buenos Aires con il 64,3% di preferenze al ballottaggio. Già al primo turno delle amministrative, Macri, sindaco uscente, raccoglie il 47,1% dei consensi contro il 28% del peronista Daniel Filmus e il 13% del candidato di sinistra Fernando Solanas. La Presidente Cristina Fernandez ha perfino telefonato al riconfermato primo cittadino per complimentarsi dell’ottimo risultato. Ringraziandola per l’iniziativa, Macri ha annunciato che punta egli stesso alle presidenziali del 2015. Affermazione in merito alla quale i media anti-governativi non esitano a insistere sul fatto che il trionfo di Macri e quelli recenti di altri sindaci che si oppongono all’ Fpv, o ‘kirchenerismo’, mettono in forse la quasi scontata vittoria di Cristina Fernandez già’ al primo turno delle prossime presidenziali. The last but not the least viene da dire riguardo alla riconferma a sindaco di Macri e alla sua nuova sfida.
Essere a capo della città di Buenos Aires è solo l’ultima meta raggiunta da Mauricio, figlio dell’imprenditore miliardario di origine calabrese Franco Macri. Dalla natìa Siderno, il padre Franco ha fatto fortuna a Roma. La dedizione al lavoro e lo spiccato talento imprenditoriale spingono il giovane Franco in Argentina, luogo scelto di tanti emigrati soprattutto calabresi. La sua condizione di emigrante è però privilegiata rispetto a quella di tanti meridionali che raggiungono l’America in cerca di fortuna. Franco è già imprenditore in Italia e coglie i primi segnali di quello che sarà il boom economico degli anni a venire per investire in Argentina. Mauricio sviluppa le stesse capacità imprenditoriali paterne e in più possiede una vigorosa passione per la politica. Appoggia il padre in scelte decisive e contribuisce ad allargare l’impero economico di famiglia. Da giovane e rampante imprenditore partecipa ad eventi mondani ed è spesso sui giornali non solo come businessman ma anche come protagonista di innumerevoli love stories. La sua popolarità e la ricchezza familiare lo rendono bersaglio di una banda di rapitori che lo sequestra nel 1991. Mauricio resta nelle loro mani per due settimane e viene rilasciato dopo il pagamento di un riscatto di sei milioni di dollari. Il balzo alla notorietà mediatica internazionale arriva nel 1995, quando diventa Presidente del Club Atletico Boca Juniors, una delle maggiori squadre di calcio cittadine. La politica resta sempre la sua grande passione e nel 2003 fonda il partito “Compromiso para el Cambio” che fa parte della coalizione conservatrice “Propuesta Repubblicana”, che gli argentini chiamano semplicemente Pro. Si candida una prima volta, ma senza successo, alla guida di Buenos Aires. Quattro anni dopo, sull’onda di un discorso tutto centrato sul marketing e contemporaneamente all’evaporazione delle precedenti amministrazioni progressiste, tenta di nuovo e vince al ballottaggio con il 61% contro il 39% del rivale Filmus. Dotato di forte carisma e di uno spiccato intuito riesce ad intercettare il forte sentimento anti-kirchnerista che soffiava nella capitale. Nel 2007 arriva la vittoria che lo proietta immediatamente sulla platea della politica nazionale. Il suo successo ha un significato particolare per gli avversari: i peronisti non avevano infatti mai perso la guida del distretto federale.
Macri arriva a quel risultato attraverso un lavoro attento e una campagna d’immagine molto curata. Diventa popolare grazie ai successi del Boca, infatti a pochi giorni dal voto la squadra di calcio che presiede da tredici anni vince la Coppa Libertadores. Nel suo programma politico, Macri punta l’attenzione sul tema della sicurezza e non risparmia critiche all’establishment peronista. Va dritto ai problemi dei suoi concittadini con la determinazione e lo charme che lo contraddistinguono raccogliendo ampi consensi. I successi calcistici, la ricchezza e l’attiva vita mondana contribuiscono alla sua notorietà come leader politico. «Il Pro è un ponte, siamo un gruppo di persone che non viene dalla politica. Lavorerò per un alternativa, che riequilibri il sistema politico», spiega all’indomani del voto del 2007 lo stesso Macri annunciando il valore nazionale della sfida che ha appena lanciato. Lo favorisce molto l’alleanza soprattutto con Clarín, il poderoso gruppo che possiede giornali, radio, tv, Internet, l’industria della carta, web, cavo. A Clarìn, Macri concede un contratto da 270 milioni di dollari per la fornitura di netbooks ad alunni e docenti ricevendo in cambio una buona copertura mediatica. Macri conta sul sostegno di altri media che gli frutta una stampa blindata da far invidia a qualsiasi altro politico.
Amministrare una città complessa e problematica come Buenos Aires non esenta Macri da critiche e contestazioni, anche di poderosa entità. L’affermazione elettorale e la tendenza al populismo non sono bastate al primo cittadino per evitare manifestazioni di dissenso. Già nel precedente mandato si verificano scioperi e manifestazioni in Plaza de Mayo, come quella del 2008 contro il suo piano di tagli che prevedeva il licenziamento di oltre 2500 dipendenti pubblici. In un’altalena in cui il rigore si alterna alle scelte populiste, Macri è anche protagonista lo scorso dicembre dello sgombero, affidato ai militari, del parco “Indoamericano”, un vasto spazio verde della zona sud della città in cui avevano trovato rifugio da tempo migliaia di migranti senza permesso di soggiorno, soprattutto boliviani, paraguaiani e peruviani. Eseguendo un’ordinanza del sindaco, la mattina del 7 dicembre la Polizia metropolitana interviene provocando il caos tra gli immigrati che vivevano accampati lì e nell’intero quartiere. Lo sgombero forzato dura diversi giorni e provoca tensioni che sfociano in duri scontri e lasciano quattro morti e centinaia di feriti. “Siamo tutti coscienti che l’Argentina è esposta a una politica fuori controllo, dove lo Stato non si fa carico del proprio ruolo. Sembra che sia la città di Buenos Aires a doversi far carico dei problemi abitativi dei paesi limitrofi»” si giustifica Macri, replicando anche alle accuse di atteggiamenti e scelte xenofobi che gli arrivavano dalla Casa Rosada.
Tra tanta attività politica anche la vita privata di Mauricio Macri continua a fare notizia. Il suo recente terzo matrimonio si svolge come un evento nazionale, seguito da mass media e dall’affetto dei concittadini. La sua sposa è la trentaseienne Juliana Awada, fascinosa imprenditrice tessile di ascendenza libanese. Mauricio e Juliana si sono conosciuti durante una visita guidata del sindaco all’impianto tessile dell’azienda degli Awada e per lui è stato un colpo di fulmine, tanto che avrebbe confidato ad uno dei suoi migliori amici, il rabbino Sergio Bergman: “E’ finita la ricerca, questa ragazza mi cambierà la vita”.
Al matrimonio civile segue una festa, quattro giorni dopo, a La Carlota, finca appartenente alla famiglia dello sposo, a Tandil, 350 km a sud di Buenos Aires. I festeggiamenti si trasformano in un vero e proprio evento social-mondano, che unisce politica, imprenditoria e spettacolo. Tra gli invitati il leader politico Francisco De Narváez, deputati, senatori, volti noti come la modella Valeria Mazza, l’attore Martin Seefeld, l’ex attaccante del Boca Guillermo Barros Schelotto, l’ex procuratore di Diego Armando Maradona Guillermo Cóppola. Il matrimonio contribuisce senz’altro a migliorare l’immagine di Macri sindaco e leader politico e potrà rendere più facile la sua scalata alla presidenza del paese. La moglie, dalla bellezza classica e rassicurante, attira tutti gli sguardi su di lei e supera a pieni voti la prova della “corte macrista” che già la considera una candidata ottima come primera dama dell’Argentina.
Le settimane precedenti il matrimonio sono state per Juliana il banco di prova. Ha rilasciato diverse interviste, in cui la si è vista come una giovane donna sposata brevemente in gioventù, con una figlia nata da un lungo legame successivo, un lavoro che la appassiona e la rende economicamente i
ndipendente, di livello sociale e culturale alto, grazie soprattutto al duro lavoro suo e della sua famiglia, di origine libanese, innamorata del fidanzato, elegante ed equilibrata. Un’immagine, insomma, in cui buona parte delle argentine si riconosce e si proietta volentieri. Juliana sembra a tutti gli effetti la donna della giusta al fianco di un uomo famoso e potente.
La scalata di Macri continua!




