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Operazione ‘Reale 6’ – Pacchetto di voti che i Pelle erano in grado di procurare

30 Aprile 2015
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 4 minuti
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Operazione ‘Reale 6’ – Pacchetto di voti che i Pelle erano in grado di procurare

Santi Zappalà, Giuseppe Mesiani Mazzacuva, Giuseppe Pelle, Antonio Pelle e Sebastiano Pelle sono i cinque destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia indagati, in concorso tra loro, del reato di scambio elettorale politico-mafioso.

Il provvedimento scaturisce dalle risultanze di specifici approfondimenti investigativi eseguiti nell’ambito della nota indagine “Reale”. In particolare, le investigazioni hanno permesso di accertare che l’ex politico Zappalà in occasione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale della Calabria del 28 e 29 marzo 2010 alle quali era candidato nella lista PdL – con l’intermediazione di Mesiani Mazzacuva – aveva promesso e successivamente consegnato a esponenti della cosca di ‘ndrangheta dei Pelle ramo Gambazza di San Luca (RC) – Giuseppe Pelle ritenuto capo dell’omonimo sodalizio, il fratello Sebastiano Pelle e il nipote Antonio Pelle – una considerevole somma di denaro (consistita in 10 assegni di 10mila euro cd. emessi in forma libera dal politico a favore di Mesiani Mazzacuva e della moglie di questi) per ottenere a proprio vantaggio un pacchetto di voti che Giuseppe Pelle era in grado di procurare nell’area di influenza criminale del sodalizio mafioso. All’esito della competizione elettorale Santi Zappalà – già Sindaco del Comune di Bagnara Calabra e consigliere Provinciale di Reggio Calabria – è risultato eletto con oltre 11.000 preferenze andando così ad occupare in prima battuta un posto da Consigliere alla Regione Calabria e, successivamente, anche quello di Presidente della IV Commissione Affari dell’Unione Europea e Relazioni con l’Estero.

Con l’odierno provvedimento è stata applicata a Giuseppe Pelle, a Antonio Pelle cl. 1986 (entrambi già detenuti), a Mesiani Mazzacuva e a Santi Zappalà (attualmente sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di PS) la custodia cautelare in carcere, mentre a PELLE Sebastiano quella degli arresti domiciliari.

Come noto, i soggetti destinatari della misura sono stati già tutti colpiti, sempre nell’ambito dello sviluppo dell’indagine “Reale”, da provvedimenti restrittivi emessi dall’A.G. di Reggio Calabria.
Un nuovo e importante passaggio per la ricostruzione della vicenda afferente lo scambio elettorale politico-mafioso tra la cosca Pelle e Zappalà è costituito dal contenuto dell’interrogatorio di garanzia reso da Mesiani Mazacuva del 22 dicembre 2010 all’indomani dell’arresto in esecuzione della misura cautelare relativa all’operazione “Reale 3”, nella quale era indagato per il delitto di partecipazione ad associazione mafiosa e corruzione elettorale, reato quest’ultimo commesso in concorso con il politico bagnarese, con riferimento all’accordo corruttivo elettorale del 27 febbraio 2010. Nel corso della deposizione il MESIANI – manifestando l’intenzione di precisare gli estremi delle intercettazioni che lo avevano riguardato, quindi anche quelle del 12 marzo 2010 che contenevano elementi utili alla configurazione delle condotte corruttive – dichiarava, senza che alcuna contestazione gli fosse mossa sul punto dall’AG, che la cifra di 100mila euro che compariva nei dialoghi era da ricondurre a un prestito intercorso tra lui e ZAPPALÀ Santi. In realtà, le intercettazioni sopra sintetizzate hanno dato conto di un quadro molto diverso: la somma richiamata nelle registrazioni e che MESIANI solo nel corso dell’interrogatorio di garanzia quando era già in stato di custodia cautelare attribuiva a un contratto di prestito, veniva invece da egli stesso chiaramente indicata come strumentale al perseguimento di finalità politiche del candidato ZAPPALÀ, necessarie per superare la debolezza elettorale di quest’ultimo in alcune zone della Locride. Se negli intenti del MESIANI le citate dichiarazioni avrebbero dovuto avere un effetto depistatorio, nella realtà hanno costituito una importante traccia da seguire e sviluppare
Inoltre, sempre ai fini di una compiuta ricostruzione della complessiva vicenda hanno assunto fondamentale importanza le intercettazioni eseguite nell’ambito dell’indagine “Inganno”, sviluppata dalla Direzione Distrettuale Antimafia con i Carabinieri del Gruppo di Locri
Da ultimo, altra parte dell’approfondimento investigativo ha mirato alla verifica delle modalità con le quali Zappalà era venuto nella disponibilità di una così ingente somma di denaro. A tal fine sono stati eseguiti articolati accertamenti patrimoniali all’indirizzo del politico, dei suoi familiari e della FISIOKINESITERAPIA BAGNARESE Srl, società di capitali questa di cui era amministratore unico la moglie di Zappalà. È emerso che la citata società – all’interno della quale il politico rivestiva un ruolo di dominus occulto – intratteneva rilevanti rapporti commerciali con numerose altre società alcune delle quali risultate essere c.dd. società cartiera, le quali avevano emesso, per un lungo periodo, proprio a favore della FISIOKINESITERAPIA BAGNARESE Srl, fatture per operazioni inesistenti per un valore di vari milioni di euro. L’effetto economico finale di tali operazioni – da considerarsi un artifizio di natura contabile funzionale all’evasione delle imposte sui redditi – è stato quello di drenare denaro (anche contante), creando un “fondo nero”, dal quale attingere per poter affrontare esigenze legate alle affermazioni elettorali del politico bagnarese. Tali illecite disponibilità liquide così create, sono state allocate fuori dal bilancio della FISIOKINESI TERAPIA BAGNARESE Srl per entrare nella materiale disponibilità di Zappalà attraverso ulteriori artifizi contabili  e con la complicità e la consulenza di appositi professionisti.

Infine, atteso che i cinque destinatari dell’odierna misura restrittiva, per i fatti vertenti la medesima complessiva vicenda in relazione ai quali erano stati attinti dai provvedimenti eseguiti nell’ambito delle richiamate indagini “REALE 1” e “REALE 3”, hanno già sofferto un periodo variabile di custodia cautelare alla cui decorrenza va ricollegata l’efficacia dell’ordinanza del GIP oggetto della presente operazione, sul loro conto residuano:
    PELLE Antonio cl. 1986, 3 giorni di efficacia dell’odierno titolo cautelare;
    PELLE Giuseppe e a PELLE Sebastiano, 25 giorni di efficacia;
    MESIANI MAZZACUVA Giuseppe Antonio, 2 mesi e 22 giorni di efficacia;
    ZAPPALÀ Santi, poco più di 7 mesi di efficacia.

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