Disposto il carcere duro per Eddy Branca, genero del boss di Archi Giovanni Tegano. Il ministro della Giustizia ha accettato infatti, la richiesta avanzata dal procuratore capo di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, e dal pm antimafia Giuseppe Lombardo. Branca è detenuto dal 10 dicembre scorso quando du fermato dai Carabinieri reggini nell’ambito dell’inchiesta “Il Padrino”, l’ultima in ordine cronologico che ha disarticolato il clan degli arcoti. «Si può ritenere Edmondo Branca intraneo a pieno titolo dell’associazione ‘ndranghetista contestata, anche in relazione alle condotte consumate per l’agevolazione della latitanza di Giovanni Tegano». Così viene definita la figura del genero del boss fermato nell’ambito dell’indagine dell’Antimafia. Accuse queste mosse anche in considerazione alle numerose dichiarazioni che i pentiti, come Roberto Moio , Nino Fiume e Consolato Villani, hanno rilasciato ai magistrati della Dda. Così riferiva Moio: «Eddy Branca, genero di Giovanni Tegano fa parte della cosca ed ha un legame particolare con Michele Crudo e Carmine Polimeni in relazione alle tangenti New Labor(…)in un unico altro episodio ho consegnato soldi a Pietro Labate in relazione alla New labor, si tratta della volta in cui ricevetti una busta con 10.000 euro consegnatami da Michele Crudo in zona Gallico presso una carrozzeria di tale Eddy Branca, cognato di Michele Crudo, per avere sposato Saveria Tegano.
La busta in quella occasione fu da me consegnata a Pino Candido perché a sua volta la consegnasse a Pietro Labate» Inoltre, per gli inquirenti la sua partecipazioni alla ‘ndrangheta «viene concretizzata ed individualizzata in tutti gli incontri avvenuti tra i sodali che negli anni si sono attivati per gestire la cosca e favorire la latitanza del capo Giovanni Tegano, raccordandosi tra di loro e con quest’ultimo».Ma non solo. Per la Dda, Brancaall’indomani degli arresti portati a termine prima con l’operazione “Agathos” e poi con l’operazione “Archi”, si sarebbe proposto gradualmente come l’unico e solo portavoce ufficiale della cosca Tegano,«fattivamente accreditato all’esterno-è scritto nel fermo- per quel che riguarda gli interessi della stessa famiglia e più nello specifico di Michele Crudo, del quale diviene il cosiddetto “leva e porta”.» Ma Branca non si sarebbe accontentato “soltanto” di gestire la latitanza del suocero, oppure di portare ambasciate, egli infatti, aveva come ambizione quella di « essere un “capo”». E come i “capi” il 41 bis è arrivato anche per lui.
(Angela Panzera)





