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La ‘ndrangheta diventa imprenditrice. Al Nord per affari nell’economia legale

19 Aprile 2015
in CALABRIA, In evidenza
Tempo di lettura: 3 minuti
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La ‘ndrangheta diventa imprenditrice. Al Nord per affari nell’economia legale

di Stefano Perri – Le costruzioni, gli appalti e le grandi opere, la sanità, il commercio ed i servizi, l’industria del divertimento, il turismo, lo sport. La ‘ndrangheta investono nell’economia legale. Non vi è un settore produttivo che non sia in qualche modo contaminato dalla longa manus criminale. Al sud, certo, ma soprattutto al nord Italia.
Le mafie sono ormai una vera e propria holding commerciale. Comprano, vendono, costruiscono, investono, delocalizzano, diversificano. E non sempre utilizzando metodi e strumenti illegali. La nuova frontiera dell’architettura criminale è l’investimento nei settori economici leciti.
Traffico di stupefacenti e di armi, racket, usura, contraffazione, sono ormai solo una faccia della medaglia. Dall’altra parte, ben camuffato nella selva delle piccole e medie imprese del nord produttivo, c’è un esercito di professionisti che opera nell’economia legale traendone enormi profitti. Soldi, a palate.
A tracciare la nuova mappa degli interessi legali delle mafie al nord ci ha pensato l’Osservatorio sulla criminalità organizzata per la Presidenza della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno mafioso. Un gruppo di ricerca, coordinato dal Professor Nando dalla Chiesa, che ha prodotto un’analisi, condotta con metodo scientifico, delle infiltrazioni mafiose nell’economia legale. Il rapporto mette nero su bianco i nuovi interessi delle cosche, i settori di investimento, quelli di maggiore espansione, rivelando le capacità di un sistema parassitario, sempre pronto a succhiare risorse all’economia legale.

La mafia operaia e popolare – Un esercito ben occultato quello della criminalità organizzata al nord, soprattutto dal punto di vista sociale. Quasi sempre gli affiliati ai clan risultano ufficialmente occupati in mansioni di rango medio basso: piccoli padroncini, anonimi artigiani, commercianti, talora manovali, spesso pensionati. E non solo: sono ricorrenti i casi in cui le mogli dei boss svolgono ufficialmente attività di servizio nel settore delle pulizie. Una strategia mirata che punta a tenere un profilo basso ed evitare i controlli, anche dal punto di vista fiscale, e costruirsi attorno uno steccato solido ma poco visibile. Le mafie al nord preferiscono dare poco nell’occhio, si celano dietro la coperture dei ceti sociali più popolari, pur tenendo ferma la vocazione imprenditoriale e finanziaria.

I colletti bianchi e la corruzione – Sempre più spesso quella che in passato era definita area grigia, costituisce un’intelaiatura criminale quasi a sé stante. A dimostrarlo sono le inchieste giudiziarie, l’analisi dei dati statistici ed i sondaggi sull’economia reale. Gli indicatori spiegano che i colletti bianchi operano autonomamente, ma mai in modo isolato. Si lavora in coalizione, l’obiettivo è quello di costruire un sistema condiviso di interessi. Le mafie al nord hanno ricostruito un sistema. Un elemento che contribuisce ad accrescerne l’efficacia, favorendo l’incontro con la sfera della criminalità organizzata più tradizionale.

La corruzione in questo meccanismo rappresenta un elemento decisivo. E se in passato si era riusciti a dare un contorno ben delineato alla figura dei mazzettari, che prevede soldi privati in cambio di favori pubblici, oggi ci si trova di fronte ad un nuovo modus operandi, che consiste in uno scambio di risorse pubbliche, un meccanismo più sistematico, complesso, reciproco.

La ricerca presentata alla Commissione parlamentare antimafia ha consentito di mettere a fuoco le aperture che le mafie sfruttano per accedere ai contesti più controllati, vedi l’Expo di Milano, quanto sui settori di nuova espansione: la sanità, il turismo, lo sport.

Sfere di influenza fino ad oggi poco esplorate che però non sostituiscono le antiche prassi criminali: la violenza, il potere intimidatorio, rimangono pilastri solidi della strategia mafiosa, che anzi proprio attraverso questi strumenti riesce a farsi valere, nel mondo economico, alterando le logiche del mercato e della libera concorrenza. Anzi molto spesso è l’economia legale a cercare il legame con la criminalità. Tanto che, come attesta la ricerca condotta dal Professor Dalla Chiesa, molto spesso il circuito economico mafioso è favorito da comportamenti decisivi di personaggi non mafiosi.

Il controllo del territorio e l’avanzata mafiosa – Il rapporto si evidenzia nei vantaggi che le mafie cercano per accrescere il loro potere criminale. Quasi sempre non si tratta di mero guadagno monetario. Le mafie cercano l’infiltrazione di sistema, che porta a massimizzare i vantaggi relazionali, familiari, giudiziari, politici, culturali, militari. L’obiettivo deve comunque avere una convenienza, ma non necessariamente economica. Si va alla conquista del territorio. Le mafia al nord son un potere in espansione.  Che si avvale soprattutto di un sistema repressivo che funziona poco e male. I controlli sono scarsi, le falle del sistema enormi. La burocrazia è facilmente imbrigliata, soprattutto con il supporto di professionalità qualificate e risorse ingenti. Le mafie al nord avanzano e si fanno sempre più imprenditrici. Il sistema criminale, quasi sempre, è più efficace ed efficiente di quello che si sviluppa nel tessuto economico sano.

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