di Stefano Perri – Movimento terra, gestione degli appalti pubblici. La ‘ndrangheta al nord fa affari da milioni di euro. Le attività sono quelle tradizionali. Corruzione e intimidazione gli strumenti più classici. La mentalità però diventa imprenditoriale. Si affina anche grazie ad una fitta rete di professionisti e manager che allargano la sfera d’influenza delle cosche.
Il controllo dei cantieri rappresenta certamente la principale attività delle ‘ndrine al nord. Lombardia e Piemonte soprattutto. Lavori a bassa specializzazione tecnica che consentono di generare un enorme consenso sociale sui territori. La ‘ndrangheta dà lavoro, crea benessere. Occupazioni che servono anche da copertura agli affiliati impegnati nei settori criminali più remunerativi come i traffici di droga ed armi. Una sorta di mimetismo sociale, e fiscale, che serve alle ‘ndrine per infiltrarsi nel tessuto economico settentrionale cercando di dare nell’occhio il meno possibile. Gli episodi intimidatori sono rari, ma il numero tende a crescere.
Il lavoro nei cantieri consente di controllare il territorio in maniera capillare. La ‘ndrangheta allunga lo sguardo, crea commistioni, moltiplica le sue capacità di sorveglianza. Anche le imprese legali preferiscono affidarsi ai calabresi per il controllo dei cantieri. Guardianie, subappalti e pulizie sono forme mascherate di racket che nel tempo mirano ad acquisire interamente le aziende concorrenti. E poi c’è l’usura, prestiti che diventano cavalli di Troia e che permettono in poco tempo di prendersi tutto.
Il settore delle costruzioni è una vera e propria lavatrice per le imprese mafiose. Acquistando mezzi, terreni, materiali, le mafie investono una parte degli enormi proventi dei traffici illegali. Un meccanismo che trasforma la ricchezza occulta in fatturato legale. Per farlo le ‘ndrine si avvalgono di veri e propri professionisti del business. L’intreccio con i colletti bianchi è sempre più saldo. Imprenditori, ma anche dipendenti della pubblica amministrazione, piazzati al posto giusto nel momento giusto, per controllare gli appalti e la spesa pubblica. Le imprese della ‘ndrangheta sono affidabili e non conoscono crisi. Godono di una disponibilità economica praticamente illimitata, offrono servizi illegali facilmente accessibili, ad esempio la corruzione dei funzionari pubblici o lo smaltimento dei rifiuti tossici, e servizi legali più efficaci, come il recupero crediti o la protezione dei cantieri, ma anche la fornitura di servizi, trasporti, pulizie.
Il core business delle ‘ndrine al nord è sempre più forte. Si diversifica, si plasma sulle richieste del mercato.
Lombardia e Piemonte sono i mercati di maggiore espansione. Le inchieste della magistratura documentano l’immane capacità pervasiva delle cosche. Nell’hinterland milanese le cosche hanno creato quasi un monopolio, un sistema a batteria fatto di piccole e piccolissime imprese edili che puntano ad accerchiare i colossi delle costruzioni. Sistema simile a Torino dove negli ultimi anni il potere criminale della ‘ndrangheta è venuto fuori con prepotenza arrivando a colonizzare anche il settore edilizio in Val d’Aosta e Liguria. In Emilia la ‘ndrangheta si spartisce gli affari con Cosa nostra e camorra. Ma i mercati del nord rappresentano praterie sulle quali le ‘ndrine galoppano quasi liberamente.





