di Pasquale De Marte – Dodici punti di penalizzazione che si aggiungono ai quattro già presenti e che configurano la matematica retrocessione in Serie D della formazione amaranto.
E’ questo il responso che emerge dalla sentenza del Tribunale Nazionale Federale della Figc. Accolte le richieste della Procura.
Ma, almeno nelle partite che si giocano a colpi di carte bollate, non è ancora finita. Bisognerà spiegarlo alla squadra che ha il compito di vincere le ultime quattro partite e dare un senso alla battaglia legale che la società andrà a combattere nei diversi gradi di giudizio.
Un responso definitivo che potrebbe addirittura arrivare quando la stagione sarà già conclusa, falsando più che mai un torneo dove i deferimenti fioccano.
Era già successo che il Procuratore Federale Stefano Palazzi, non esattamente un amico dei vessilli amaranto, rilevasse che il mancato pagamenti degli incentivi all’esodo come se si trattasse di stipendi non pagati.
L’accordo tra la società e le persone, non più tesserati quindi, prevedeva la risoluzione del contratto e la rinuncia agli emolumenti in
Quella volta, maturata sempre nella stagione in corso, chiese quattro punti di penalizzazione, il Tribunale Nazionale Federale, come in questa occasione, penalizzò la Reggina con una sentenza poi totalmente annullata dalle sezioni unite della Corte d’Appello Federale.
L’accordo tra la società e le persone, non più tesserati quindi, prevedeva la risoluzione del contratto e la rinuncia agli emolumenti in cambio di una somma concordata.
Sia chiaro: le insolvenze ci sono e forse la dicono lunga su quello che è lo stato finanziario ed economico della società, ma riguardano aspetti che esulano dalla competenza della giustizia sportiva.
Si tratta, in sostanza, di un debito “civile” non contemplato dai regolamenti della Figc e che, in linea di massima, sarebbe potuto essere rivelato e contestato dalla Covisoc solo al momento dell’iscrizione al campionato.
Lo ha dimostrato l’avvocato Panuccio e probabilmente lo farà ancora, con buone possibilità di avere ragione nel prossimo grado di giudizio. L’ultima volta la Reggina si è vista restituire tutti e quattro i punti.
Palazzi contesta alla società di Via delle Industrie di non aver rispettato i propri impegni da luglio a dicembre, un’eternità calcistica che ha portato in dote la maxi-sanzione, a cui si sono aggiunti i tredici mesi di inibizione per il presidente Foti, oggi in Australia e chiamato a dare un futuro economico alla società. E chissà che gli ultimi sviluppi non portino ad una frenata da parte di possibili investitori,
L’equivoco di fondo rischia di mascherare la realtà: la Reggina, nella stagione in corso, ha mantenuto fede ai contratti con i propri tesserati e, dopo il ritardo nella presentazione della fidejussione, si trova a pagare nella stagione in corso questioni che partono da lontano.
Basta leggere i nomi dei casi presi in esame dal Procuratore Federale: Fabrizio Melara, Angelo Antonazzo, Davide Dionigi, Antonio La Pera, Giampaolo Spagnulo, Lorenzo Sibilano, Paolo Redavid, Giuseppe Colucci, Gianluca Atzori, Alessandro Ruggeri, Manuel Angelilli, Andrea Bergamo, Carlo Simionato, Luigi Mondilla, Davor Jozic, Rodney Strasser, Antonino Barillà, Kristian Ipsa, Sainz Maza Lopez Miguel Angel, Sergio Contessa, Valerio Foglio, Federico Gerardi, Andrea Luca Picone, Giovanni Zandrini, Daniel Adejo, Filippo Falco, Francesco Gagliardi, Simone Giacchetta, Carlo Pescosolido, Emilio Belmonte, Stefano Grilli, Gabriele Geretto, Salvatore Violante.
Giocatori e staff che servono comunque a ricordare quanta confusione ci sia stata, anche tecnica, negli ultimi anni di gestione e forse spiegano come, per la Reggina, sia davvero finito un ciclo.
Certo è che quella che, a questo punto, sarebbe la titanica impresa di mantenere la categoria rappresenterebbe un punto di partenza o ripartenza migliore.
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