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‘Ndrangheta, confisca beni – Riccardo Bognanni: ‘Più sinergia con gli Enti’

11 Aprile 2015
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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Riccardo Bognanni, funzionario referente area calabria dell'Agenzia nazionale beni confiscati

di Domenico Grillone – Che il sistema di gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata abbia bisogno di una riforma, di un restyling di un certo spessore non lo dicono solo gli addetti ai lavori ma la stessa Commissione Antimafia che poco tempo addietro ha approvato all’unanimità una relazione sulle prospettive di riforma a cui dovrebbe tendere l’Anbsc, cioè l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati con sede proprio in città, a Reggio Calabria. Perché partendo dal fatto, ormai risaputo, che per sconfiggere la criminalità organizzata e quindi le mafie bisogna puntare a sottrarre loro i beni illecitamente accumulati, proprio perché rappresenta un autentico colpo mortale dal momento che a tal modo si mina alla base l’obiettivo principe di tutte le mafie, cioè l’arricchimento illecito, allora per far questo occorrono mezzi, competenze, professionalità e grande capacità organizzativa. Diventa sempre più chiaro il fatto che, a fronte degli importanti successi ottenuti dalla lotta alle mafie, è importante portare fino alle estreme conseguenze, e quindi al sequestro ed alla confisca dei beni, tutto ciò che ha prodotto una economia criminale che condiziona, con le sue infiltrazioni nella politica e nei meccanismi della produzione legale, la stessa democrazia e la convivenza civile.
“Per gestire quest’enorme patrimonio confiscato – esordisce il maggiore dei carabinieri Riccardo Bognanni, funzionario referente area Calabria dell’Anbsc, a margine della presentazione del protocollo d’intesa – c’è bisogno di adeguate risorse umane e professionali e l’Agenzia, rispetto a quando è stata istituita, ha incrementato il numero di chi ci lavora, persone altamente qualificate, e sta strutturando una idonea organizzazione per venire incontro alle esigenze della collettività nell’utilizzo e nella valorizzazione del bene confiscato. Ed il protocollo appena firmato rappresenta il primi passo di tanti altri in questa direzione. Ma il principio che deve passare – sottolinea Bognanni – è che la valorizzazione del bene confiscato non può dipendere esclusivamente dall’Agenzia. Perché è fondamentale l’azione sinergica di più attori istituzionali. Solo così è possibile lanciare il messaggio di contrasto al crimine in ossequio a quelli che sono i principi ispiratori della legge Rognoni – La Torre e della legge n. 109 del 1996 sull’utilizzo dei beni confiscati”.
Quindi è possibile dire che, quando questa sinergia sarà operativa a tutti gli effetti, la consegna per usi sociali dei beni confiscati subirà una positiva accelerazione?
“Il problema è quello che riguarda la velocizzazione degli iter procedimentali. E questo tipo di protocolli non fanno altro che semplificare, agevolare e velocizzare i vari iter per la destinazione definitiva. Ovviamente il segnale che si vuole dare è che il bene venga utilizzato da subito, già dalla fase giudiziaria e quindi del sequestro. Perché è importante che il bene venga restituito subito alla collettività, per le sue esigenze. Da un lato passa il messaggio che il bene viene valorizzato da subito, dall’altro c’è un risvolto economico non indifferente. Perché il bene che rimane abbandonato si degrada e poi occorrono delle risorse economiche per rimetterlo a posto.
Cosa può dirci sull’informatizzazione dell’Agenzia riguardo ad un progetto in tal senso cofinanziato dal Pon Sicurezza?
“Il sistema è già operativo, anche se in via di implementazione. E consente un dialogo continuo e nel contempo un’importante attività di ausilio con l’autorità giudiziaria. Quindi il sistema consente da un lato di gestire il bene dal punto di vista informatico, avendo già acquisito quelli che sono i dati riferiti dello stesso bene già oggetto di misura ablatoria. Dall’altro consentirà alla stessa Agenzia di poter agevolmente avviare l’attività istruttoria per la destinazione definitiva del bene”.

BENI CONFISCATI IN PROVINCIA DI REGGIO

Infine, secondo dati ufficiosi e sicuramente superati da ulteriori acquisizioni avvenute negli ultimi mesi, il numero dei Comuni della provincia di Reggio Calabria in cui sono presenti beni definitivamente confiscati ammonta a 62 su 97. Quarantotto sono le aziende confiscate nel comune reggino. Sempre per quanto riguarda il comune di Reggio, alla fine dello scorso anno risultavano confiscati definitivamente o comunque in gestione all’agenzia ( che adesso gestisce i beni già dopo la confisca di primo grado) 46 terreni, 20 unità immobiliari a destinazione commerciale o industriale, 232 unità immobiliari per uso di abitazione e assimilabile e 15 altre unità immobiliari per un totale di 313 beni immobili.

Tags: beniconfiscandranghetasequestro
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