Province nel caos. Una riforma “non riforma”. Regioni inadempienti e Governo che fa lo struzzo. E’ per questo che diverse centinaia di dipendenti delle cinque Province calabresi parteciperanno domani, sabato 11 aprile, alla manifestazione unitaria indetta a Roma da Cgil, Cisl e Uil del pubblico impiego. Molti i pullman, da tutti i territori della Calabria, con destinazione la Capitale. C’è impegno nell’organizzare una mobilitazione che ha visto tante regioni indietro nell’istituire una cabina di regia sulle Province. Nei giorni scorsi i segretari regionali del pubblico impiego di Cgil, Cisl e Uil hanno incontrato il presidente Oliverio, la Calabria vive tra l’altro lo ricordiamo il caso di Vibo, unica Provincia in Italia, insieme a Biella, in stato di dissesto finanziario. Proprio i dipendenti di Vibo, nelle scorse settimane, sono stati accolti in udienza da Papa Francesco, ricevendo parole di straordinaria vicinanza per la vicenda umana di grave disagio che la perdita del lavoro rappresenta. Circa trecentottanta lavoratori che affrontano il peso di cinque mensilità non pagate, ma per i quali stipendi mancati o percepiti con lunghi ritardi sono ormai una costante da diversi anni, mentre più assiduamente a partire dal dicembre scorso è proseguito lo stato di agitazione, tra occupazioni del Consiglio provinciale, incontri in Prefettura e mobilitazioni, fino a un tavolo romano tra le organizzazioni sindacali e l’ex ministro Lanzetta che aveva tentato di programmare una soluzione. Ma la vicenda di Vibo, complessa, si inserisce nel grave caos istituzionale e di vero e proprio stallo venutosi a creare a livello nazionale sulle Province e l’iter legislativo che le vede coinvolte, con al momento l’incognita di 20 mila esuberi in Italia, e non è ancora chiaro come e dove verranno ricollocati questi dipendenti. Da qui la grande mobilitazione nazionale di domani a Roma. “La riduzione della spesa del personale delle Province del 50 per cento – ha detto il segretario Cgil del pubblico impiego calabrese Alfredo Iorno – crea in Calabria la messa in esubero di centinaia di dipendenti, ed avvierà un processo di mobilità assurda, senza logica per il personale, che sarà posto immediatamente in soprannumero e difficilmente potrà essere ricollocato presso altri enti, considerato che molti di questi sono in dissesto o in predissesto”. Ancora, ha nuovamente spiegato Iorno della Fp Cgil “La riforma voluta dall’allora governo Letta e iniziata con la legge Delrio, decideva inizialmente di rinunciare ad un livello istituzionale, ma non alle funzioni assicurate, né ai lavoratori che esercitavano quelle funzioni. A questo sono poi sono seguiti i tagli del Governo con la legge di stabilità, tagli ai servizi e ai cittadini, la precarizzazione dei lavoratori, e una repentina “reinterpretazione” della riforma Delrio”. La legge di stabilità 2015, ha tagliato un miliardo di euro, che metterà in crisi le Province. Sulle quali già nel triennio si abbatterà “spalmato” negli anni il taglio di 4 miliardi di euro confermando una volontà irresponsabile di non voler garantire servizi, come la gestione e manutenzione delle strade, delle scuole, la tutela dell’ambiente e programmazione, tipici dell’ area vasta.
In conclusione, a tre mesi esatti dagli annunci trionfalistici del governo sulle Province, secondo Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl nazionali “manca una regia complessiva e le Regioni non hanno fatto il proprio dovere tranne in rari casi. Le Province nei giorni scorsi avrebbero dovuto pubblicare le liste nominative del personale oggetto di processi di mobilità in base a leggi regionali nella maggior parte dei casi non ancora approvate. Il Governo – aggiungono le tre federazioni di categoria – non ha attivato gli strumenti previsti dal Protocollo Delrio e con i tagli della legge di stabilità ha generato maggiore incertezza tra lavoratori e lavoratrici, causando un ridimensionamento dei servizi”.





