
di Clara Varano – Mary, utilizzeremo un nome fittizio, è una giovane nigeriana di 27 anni, arrivata in Italia da molti anni ormai, la sua storia è uguale a numerose altre concittadine giunte nella nostra terra piene di sogni
e speranze da Benin City. A Catanzaro fino a qualche giorno fa chiunque passasse davanti alla fermata del bus, di fronte alla stazione ferroviaria, si imbatteva in alcune ragazze che, facendo finta di attendere il pullman, attendevano il cliente di turno, che non tardava ad arrivare. Lo stesso nella zona di Gizzeria a Lamezia. Proprio qui incontriamo Mary che ci racconta la sua storia, anche se non sappiamo qual è stata la sua sorte dopo le retate di Sabato e Domenica scorsi. La ragazza ci spiega molto bene come funziona il meccanismo della tratta nigeriana, e dalle sue parole comprendiamo come dietro ci sia qualcosa di più complicato del semplice sfruttamento, c’è un contratto da onorare ed un rito voodoo cui si viene sottoposti. Capelli neri arruffati, indossa abiti smunti e logori, e salutandola stringiamo una mano ruvida e segnata dalla vita. Occhi profondi color nocciola, spenti, vuoti e senza un briciolo di fiducia nel mondo e nel prossimo, questa è Mary.
Quanti anni avevi quando sei arrivata in Italia?
“Avevo 19 anni, non ero piccolissima, alcune mie compagne di viaggio ne avevano appena 14. Ero tra le più grandi del gruppo”.
Come è iniziato tutto?
“Mia zia mi ha parlato di questo uomo che era disposto ad accompagnarmi in Europa dove avrei potuto lavorare come cameriera in un bar. Una sua conoscente le aveva raccontato di questa opportunità, che sua figlia era giunta in Italia dove adesso era felice. Anche io ho visto molte donne tornare piene di soldi dall’Europa e mi sono convinta. Decido di incontrare questa donna che mi spiega subito come sarebbe stato il viaggio e immediatamente chiarisce i costi previsti per farlo. Nel mio caso, visto che era amica di mia zia, avrebbe fatto un piccolo sconto e da 40 mila euro avrei potuto raggiungere l’Italia solo per 30 mila euro. Una cifra veramente enorme”.
Le cifre a quanto possono ammontare?
“Una ragazza che ho conosciuto durante il viaggio mi ha raccontato d’aver contratto un debito di 100mila euro!”.
Ma come funziona? C’è un vero e proprio contratto?
“Esatto! È un patto che stipuliamo con la Maman ed un notaio. Lei anticipa la cifra utile a pagare il viaggio e il patto serve perché io, una volta giunta in Europa, versi una cifra tale da rimborsare il prestito”.
Il viaggio quanti giorni è durato e come è stato?
“Giorni? Il viaggio dura anni! Quando sono partita dalla Nigeria avevo 17 anni. Com’è stato? Un massacro, terribile. Viaggiavamo stipate in dei camion. Spesso ci fermavamo in alcune oasi e per la strada venivano scaricati i cadaveri di quelle che non ce la facevano. Troppo caldo e poco cibo. Ma ancora non avevo visto nulla! Il peggio è stato sulla barca per arrivare in Italia. Qui ho capito che non avrei fatto la cameriera. Veramente alla prima violenza da parte dei trafficanti immaginavo che la mia vita non sarebbe stata quella che sognavo”.
Giunta in Italia cosa è successo?
“Ci prelevano, ci separano e ci smistano in diverse città d’Italia. Ho iniziato a prostituirmi a Torino, poi a Lecce ed infine a Catanzaro, ma tutte le volte quella che voi chiamate residenza era in città diverse. Case di vecchi compiacenti che ci ospitano. Nelle città prima tappa incontriamo un’altra Maman che ci prende in custodia. Lei è molto più grande, sui quaranta anni, e molti anni prima è giunta in Italia come noi e faceva la prostituta. Adesso lavora per i suoi sfruttatori e ci obbliga a prostituirci”.
Siete arrivate in Italia tutte allo stesso modo e tutte inconsapevoli di quello che vi aspettava?
“No. Alcune arrivano in aereo e in quel caso il debito è maggiore. Molte ragazze sanno cosa vengono a fare perché altre donne della famiglia lo hanno fatto prima di loro, ma lo fanno perché magari devono continuare ad estinguere il loro debito visto che queste sono morte o scappate”.
Quindi c’è qualcuno che scappa?
“Ci proviamo tutte! Siamo costrette a prostituirci per quattro soldi e la Maman ci bastona se non portiamo il malloppo che si aspetta. Una parte resta a lei un’altra va agli sfruttatori. Quando sono scappata non ho trovato un posto dove stare, non una comunità e nemmeno se ti rivolgi alla polizia ottieni qualcosa. Ci prendono, ci notificano il foglio di via e finisce lì. Dopo qualche giorno cambiamo zona, ma sempre per strada stiamo. E poi molte di noi anche se potessero resterebbero a prostituirsi per paura del rito!”.
Quindi è vero che c’è un rito voodoo col quale vi spaventano, che nel vostro Paese esiste il baba-loa che tiene questa bambola e minaccia di farvi del male?
“Certo che è vero. La Maman ci taglia capelli ed unghie. Questi vengono mescolati a sangue di animali e si crea un fantoccio col nostro nome sopra e se non facciamo quello che vogliono ci fanno morire!”.
Per voi, dunque, non è solo un obbligo contrattuale?
“Se fosse solo per i soldi che devo sarei scappata il giorno dopo. Abbiamo paura che venga fatto del male a noi ed alla nostra famiglia. Se non ci prostituiamo e risarciamo il debito, fanno del male ai miei genitori, alle mie sorelline e a me!”.
Quanto costa una prestazione sessuale?
“Dipende! Se si avvicina un tipo con la bella macchina sappiamo che possiamo spillare di più. I peggiori sono i vecchi. Con loro anche cinque euro e tornano tutte le sere. È un cliente che paga poco ma viene spesso. Un discorso quantità anziché qualità. Comunque non superiamo le quindici euro! Poi se vogliono qualcosa di particolare si può arrivare a venti, ma mai di più!”.
E che precauzioni utilizzate? (Ride e mostra i denti rovinati)
“Precauzioni? Scherzi? Ci ho provato a chiedere il preservativo, ma per prima cosa mi dicono che pagano di meno, però i vecchi questo, quelli giovani, vogliono il preservativo, ma a spese mie! Se poi vogliono che faccia sesso orale, però non si preoccupano di quello che mi becco io, ovviamente! Quelli vogliono scopare come non potrebbero fare con le loro donne”.
Ma se non obbedite cosa succede?
“Ecco cosa succede (Si alza la maglietta e mostra una cicatrice sulla pancia). Questa me l’ha fatta il mio sfruttatore, perché ero malata, avevo la febbre e non riuscivo a stare in piedi e lui ha detto che se dovevo stare a letto doveva essere per un motivo per cui i clienti non mi avrebbero voluta e mi ha squarciata. La Maman mi ha medicato, ma perché sono una merce per loro e non per affetto! Una mucca sarebbe trattata meglio. Speravo di morire quel giorno! Ma non è successo ed eccomi qua a battere con queste altre disgraziate che hanno pure figli. Prego dio di non avere mai figli, perché sarebbero loro e non miei e chissà su che mercato li venderebbero”.
“La prostituzione è un fenomeno sociale – spiega il prefetto di Catanzaro Antonio Reppucci – che esiste perché c’è chi la richiede”.
Un fenomeno sociale che, anche se provoca l’indignazione di molti ben pensanti che gridano alla restituzione di dignità e decoro in città, è fatta di vittime e di carnefici ed i secondi non sono mai le povere prostitute, spesso donne prima ancora di diventare poco più che bambine.