Dopo la morte di Mimmo Martino, leader dei Mattanza al quale era affidata la parte musicale, domenica 29 marzo alle ore 21.00 andrà in scena in una nuova veste lo spettacolo “1861-La Brutale Verità” per la regia di Michele Carilli e Lorenzo Pratico’. La piece è tratta dall’omonimo libro pubblicato lo scorso anno da Michele Carilli ( Aracne Editrice), opera che ha voluto accendere una luce sul lato oscuro dell’Unità d’Italia e sul fenomeno del brigantaggio.
Son trascorsi più di 150 anni da quando nasceva il regno d’Italia, ma l’unità vera, quella fatta di culture e storie condivise, è ancora tutta da scoprire.
Per trovare una spiegazione a tutto ciò, è opportuno volgere lo sguardo ai momenti fondativi dello Stato nazionale. Massimo D’Azeglio con la sua frase “Fatta l’Italia bisogna fare gli Italiani” rappresentava la necessità di costruire un uno stato realmente unitario, dalle Alpi alla Sicilia, facendo sentire il popolo partecipe del progetto che si andava ad attuare.
La risposta alla sfida è stata invece di tutt’altro segno.
Il nuovo regno d’Italia, nei dieci anni subito dopo l’unità, impegnò nel Mezzogiorno una forza militare d’occupazione di circa 100.000 soldati, impiegata nella “lotta al brigantaggio”. In realtà, tale spiegamento di uomini, servì a domare una drammatica insurrezione delle masse popolari che procurò uno spaventoso numero di morti e decine di paesi incendiati e rasi al suolo. La storiografia “ufficiale” ha, purtroppo, occultato per troppo tempo le reali dimensioni e le motivazioni sociali delle insorgenze meridionali. Questo brigantaggio meridionale assume oggi la più importante fisionomia di un movimento di resistenza sociale al modello autoritario sabaudo. Tali vicende non mettono certo in discussione il fondamentale valore dell’Unità Nazionale, i padri della patria, però, vanno giudicati anche sui piedistalli dove la retorica risorgimentale li ha collocati. Quella tra piemontesi e briganti è stata una guerra civile raccontata poi solo dai vincitori e così il brigantaggio postunitario è divenuto una tragedia senza narrazione, una storia che andava dimenticata . Non si vuole denigrare il risorgimento, tutt’altro, è necessario, però, che lo si veda sotto una luce più obiettiva, completo in tutte le sue pagine, anche quelle che non fanno onore al nostro paese.
In “1861-La brutale verità”, spettacolo che ricalca la forma del teatro- canzone, tratto dall’omonimo libro di Michele Carilli, con la parte recitativa affidata all’attore Lorenzo Praticò (fra i più bravi attori reggini) e la parte musicale riservata a Marinella Rodà, Alessandro Calcaramo e Mario Lo Cascio il pubblico avrà la possibilità di venire a conoscenza delle storie delle vittime di tale processo unitario Storie che riemergono dalla nebbiosa memoria e rivivono sul palcoscenico, nei racconti e nelle musiche che si udiranno. L’autore del lavoro teatrale, narra fedelmente la cronistoria postunitaria in un viaggio emozionale nel passato dove l’operato di particolari personaggi sventrò l’identità e la memoria di un intero popolo a cui fu tolta, con azioni di inaudita ferocia, la dignità prima del diritto all’esistenza. Tale rappresentazione riproduce la voglia di riscatto che passa attraverso la divulgazione dei fatti così come accaduti affinchè le radici riemergano dall’oblio dove volutamente sono state collocate. La speranza è quella di infondere in tutti, ed in particolar modo nei giovani, l’orgoglio di essere italiani del meridione, la fierezza di essere appartenuti al Regno delle Due Sicilie e la voglia di riacquistare l’identità perduta.
Noi, infatti, non sappiamo nulla di chi siamo stati prima dell’unificazione, è stata cancellata la nostra memoria. Pertanto, ritornare indietro di 150 anni, al sangue versato dai vinti, ci permette di capire l’oggi e ci fa sentire il bisogno di mettere a posto i sentimenti e i fatti. Una maggiore conoscenza della storia non può far altro che unire la nostra gente perchè solo la verità rafforza l’unità.






