E’ stato estradato in Italia Giorgio Hugo Balestrieri, considerato per i magistrati della Dda di Reggio Calabria uno dei principali terminali imprenditoriali e finanziari di cui la cosca Molè nel tempo si sarebbe servita per riciclare e investire gli enormi proventi del porto di Gioia Tauro. Ufficiale della marina militare dal 1963 al 1981, affiliato alla loggia P2 di Licio Gelli, italiano di nascita ma con passaporto e residenza statunitense, per anni Balestrieri si è reso irreperibile ma, qualche mese fa, è stato arrestato a Casablanca in virtù di un mandato chiesto e ottenuto all’Interpol dalla Dda reggina ed oggi si trova nel carcere di Rebibbia. Per le diverse Procure che si sono ritrovate a indagare, l’uomo per lungo tempo avrebbe lavorato come agente dei servizi segreti americani in Italia, o meglio in Calabria, dove è finito al centro dell’inchiesta Maestro con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Tramite “il comandante” e i suoi soci, Angelo Boccardelli, segretario dell’ex ambasciatore di San Marino, Giacomo Maria Ugolini, gran maestro della loggia del Titano, che per questo affare ha rimediato una condanna a sette anni di reclusione – e Giuseppe Fortebracci (morto prima della conclusione del processo) –, gli uomini del clan Molè hanno tentato di reinvestire larga parte dei profitti illeciti provenienti dal contrabbando di merci contraffatte al porto di Gioia Tauro, nella gestione di una sontuosa struttura alberghiera di Monte Porzio Catone, in provincia di Frascati. Struttura in possesso di Balestrieri e altri tramite diverse società a loro riconducibili e messa a disposizione dell’imprenditore del clan Molè, Cosimo Virgiglio, testa di ponte del clan nell’affare.






