Il più classico dei metodi di investigazione ha incastrato Daniele Lamanna, il latitante della cosca Rango-Zingari di Cosenza, arrestato ieri sera dalla Squadra Mobile della Polizia (Leggi qui la notizia). Niente cimici o intercettazione ma occhio vigile e pedinamenti. Così gli investigatori della Mobile hanno rintracciato il luogo dove si nascondeva Lamanna, ritenuto responsabile dell’omicidio di Luca Bruni, ucciso il 3 gennaio del 2012. L’uomo, infatti, è stato arrestato subito dopo aver incontrato il figlio di 9 anni ed il suocero. Da tempo gli agenti seguivano gli spostamenti della compagna di Lamanna e dei suoi congiunti. Quando hanno visto scendere il bambino hanno capito che proprio in quella palazzina di Trenta si nascondeva il latitante che, evidentemente voleva salutare il figlio che non vedeva da tempo.
Quando lo hanno ammanettato i poliziotti si sono trovati davanti un uomo diverso dalle foto segnaletiche. Barba lunga e viso segnato dalle rughe. Lamanna, infatti, temeva di essere ucciso come Bruni a causa di lotte interne al clan degli Zingari. Il suo intento, dopo molto girovagare in Italia, era stato in Versilia prima di tornare in Calabria, era quello di rifugiarsi per continuare la propria latitanza senza pensieri in un monastero e di confondersi tra i monaci. Aveva, infatti, già acquistato un saio. Durante l’arresto, inoltre, è stata sequestrata un revolver 7,65.
“L’arresto di Lamanna eseguito dalla Polizia di Stato di Cosenza – ha dichiarato il Procuratore Vincenzo Lombardo – è importantissimo perché si tratta di un soggetto coinvolto nell’omicidio di Luca Bruni che si era dato alla latitanza prima del fermo e tale è rimasto il suo stato anche dopo l’ordinanza di custodia cautelare”.
(ClaVa)






