“Non c’è compatibilità tra il dna del liquido seminale prelevato sul terriccio e quello di Franco Sansone e Luigi Carbone” A dichiararlo nell’aula della Corte d’Assise del tribunale di Cosenza, il maggiore Carlo Romano del Ris di Messina in relazione agli esami eseguiti sui reperti di Roberta Lanzino violentata ed uccisa nel 1988.Il Ris di Messina, nei mesi scorsi, ha ricevuto dal tribunale l’incarico di analizzare alcuni reperti e in particolare un campione di terriccio prelevato sotto il cadavere di Roberta. Il reparto scientifico dei carabinieri lo ha analizzato isolando il Dna e confrontandolo con quello di Franco Sansone e dei familiari di Carbone, nello specifico i genitori e i figli maschi. Il Ris, oggi, in udienza ha ribadito quanto confermato in perizia, cioè che quel Dna appartiene a due persone ma che non è assolutamente compatibile con quello di Sansone e Carbone. Per la parte civile “il dna potrebbe non appartenere all’autore perché il delitto potrebbe essere stato commesso da un’altra parte”.
e.m.





