di Grazia Candido – L’Officina dell’arte “vola” sulle ali dell’orchestra filarmonica giovanile “Francesco Cilea”. Al teatro “Siracusa” ieri sera, si impossessa della scena “Non solo classica”, travolgente concerto che ha messo in mostra la bravura di un complesso nato nell’Ottobre del 2013 dalla volontà di musicisti reggini di unire le esperienze da loro maturate in prestigiose orchestre nazionali ed internazionali. L’orchestra, diretta dai maestri Dario Siclari e Francesco Pepè, ha impegnato sul palco 110 giovani elementi bravissimi ad eseguire una partitura variegata che ha omaggiato autori classici entrando poi in quel vertiginoso e affascinante mondo di suoni contemporanei. Anche questo evento, rientra nella programmazione dell’Officina dell’arte, compagnia teatrale diretta dal maestro Peppe Piromalli che, quest’anno, ha realizzato una stagione artistica che, sino a Maggio, porterà in riva allo Stretto artisti locali e nazionali, compagnie teatrali e tanta buona musica live. Per quasi due ore, ogni artista ha raccontato la lingua universale della musica intesa come espressione dell’affermazione di democrazia e libertà ma anche tributo a quelle partiture che il tempo non dimenticherà mai.

L’orchestra “Cilea” si avvale di artisti di primissimo rango abili a ricreare scenari tradizionali ricostruiti dai melodici suoni e a raccontare storie che hanno segnato un’era. E il pubblico è stregato non solo dalla bravura di ogni componente che, con il suo strumento, riesce a trascinare e catalizzare l’attenzione di ciascuno, ma anche dall’ampia offerta musicale che non si limita al repertorio classico. Il viaggio segna già dalle prime note, la capacità di ogni musicista a non perdere il filo del discorso, sia nell’ambito del singolo ordito, sia nel tessuto comune fra gli strumenti.

Un merito va riconosciuto a questi preziosi artisti: essere musicisti trasversali che non disdegnano frequentazioni di musica dal rock in avanti e rivisitazioni dei classici. Questo è il segreto del loro successo: da un lato soddisfano i cultori tradizionalisti e un po’ conservatori, dall’altro le orde di fans specie giovanissimi e non solo, che tornano a teatro per ascoltare partiture di un certo livello a volte riarrangiate con sapiente maestria. In quel gioco ottico di luci e ombre, al teatro Siracusa, si vivono momenti sublimi di un successo nettissimo dell’intera orchestra e dei direttori, lungamente applauditi dal pubblico a fine serata. Entusiasta anche il maestro Piromalli che nel mettere in evidenza “la bravura di artisti che hanno avuto tempi giusti, una perfetta polifonia emersa al meglio nel vasto e risolutivo finale, un’invidiabile eleganza di chi sa di essere bravo ma ostenta per non apparire eccessivo”, chiude il sipario su quella “festa di suoni fatta per chi ritiene che l’ascolto musicale non sia solo qualcosa di epidermico, bensì un viaggio entro la storia e l’esplorazione di una struttura”.






