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L’ascesa di Annunziata: da venditore ambulante a ”garante ambientale”

13 Marzo 2015
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 5 minuti
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Alfonso Annunziata

di Stefano Perri – Un accertamento fiscale. Parte da qui l’imponente mole di lavoro condotta dagli uomini della Guardia di Finanza che ha consentito di ricostruire i collegamenti tra l’imprenditore Alfonso Annunziata e i boss della cosca Piromalli, egemone sulla piana di Gioia Tauro. L’inchiesta avviata nel 2009 ha attenzionato le conversazioni dell’imprenditore, attraverso una lunghissima serie di intercettazioni telefoniche e ambientali, fino a ricostruire il sistema di connivenze che nel giro di trent’anni avevano trasformato un venditore ambulante arrivato da San Giuseppe Vesuviano, in provincia di Napoli, in una sorta di dominus delle attività commerciali nell’area di Gioia Tauro. ”Garante della sicurezza ambientale” lo definiscono gli inquirenti. Al culmine della sua escalation commerciale Annunziata garantiva anche per gli altri, spiegava agli altri imprenditori come dovevano comportarsi con gli uomini del clan egemone sul territorio.

Annunziata assolto nel processo Tirreno: vittima o carnefice?

L’imprenditore Alfonso Annunziata era stato già imputato nell’ambito del processo Tirreno. A suo carico era stato eseguito un decreto di fermo in data 22 marzo del 1994. Era accusato di essere un supporto economico per la cosca dei Piromalli. La sentenza di primo grado l’aveva giudicato colpevole ma nel 2000 il giudizio in appello aveva l’aveva assolto per non aver commesso il fatto. Per il giudice, Annunziata non aveva fornito ”alcun contributo interno o esterno alla ipotizzata associazione mafiosa”. In particolare i difensori di Annunziata erano riusciti a dimostrare che l’imprenditore aveva acquistato i terreni, sui quali da li a breve sarebbero sorti i capannoni del parco commerciale Annunziata, senza l’intervento di terzi. Ed in particolare senza il condizionamento della cosca dei Piromalli.

Ed è proprio questa la circostanza sulla quale hanno lavorato gli uomini della Guardia di Finanza di concerto con la Dda reggina. La tesi sostenuta nella nuova indagine ruota infatti attorno ad un’ipotesi specifica: quei terreni Annunziata li avrebbe acquistati con il contributo determinante degli uomini della cosca. Specificamente attraverso una sorta di compravendita per interposta persona.

L’incendio al negozio di Annunziata e i primi contatti con i Piromalli

D’altronde, secondo quanto ricostruito nell’inchiesta, i legami tra l’imprenditore e il capocosca Pino Piromalli risalgono molto indietro nel tempo. Nel 1987 il suo piccolo negozio, il primo aperto dall’imprenditore, che fino a quel momento era stato un semplice venditore ambulante, era stato oggetto di un attentato dinamitardo che aveva costretto Annunziata a tornare, insieme alla famiglia, a San Giuseppe Vesuviano, suo paese di origine. E’ in quel momento che l’imprenditore entra in contatto con i Piromalli. Il tramite, secondo gli investigatori, è lo zio Fioravante, anche lui originario del piccolo centro alle pendici del Vesuvio. L’accordo preso con la potente ‘ndrina della piana consente ad Annunziata di tornare a Gioia Tauro. Circostanza, quest’ultima, ricostruita attraverso le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Antonio Russo.

annunziata bucefaloL’alleanza e gli investimenti sull’area dello svincolo autostradale
Nel 1992, stando alla ricostruzione degli inquirenti, si salda dunque il sodalizio economico-imprenditoriale tra Annunziata e i Piromalli. Il riferimento dell’imprenditore di origini campane è Pino Piromalli detto Facciazza. Il primo passo è la costruzione del capannone nei pressi dello svincolo autostradale di Gioia Tauro, lo stesso che avrebbe ospitato più tardi il parco commerciale
Anche qui le dichiarazioni del pentito Russo sono determinati. ”La zona dell’Annunziata è intoccabile – riferisce – è risaputo da tutto il paese che dietro di lui (Annunziata ndr) ci sono i Piromalli”. Il terreno viene acquistato dalla famiglia del barone Musco per una cifra di 220 milioni di lire. A gestire l’intera operazione – secondo gli inquirenti – sono i capobastone della ‘ndrina. In particolare Pino Piromalli, detto Facciazza, entra in possesso del suolo, rivendendolo subito dopo, a prezzo raddoppiato, proprio all’imprenditore Annunziata, impegnandosi perfino a far spostare un traliccio Enel che di fatto non consentiva la realizzazione dei capannoni commerciali. Un dettaglio fondamentale, quello dello spostamento del traliccio, che è servito agli investigatori a ricostruire l’intreccio tra Annunziata e Piromalli. Alcune intercettazioni dimostrano infatti l’interesse del boss per lo spostamento della struttura, che ricadeva nel terreno di Annunziata e non in quello di un altro imprenditore, così come inizialmente ipotizzato.
Il sodalizio tra Annunziata e i Piromalli  prosegue negli anni, fino al 1998 quando vengono acquistati altri terreni, sempre dal barone Musco. Nelle nuove aree acquisite, sempre per tramite dei Piromalli, sarebbero nati da lì a breve altri capannoni, tutti adiacenti a quello costruito inizialmente da Annunziata. Secondo gli investigatori proprio la spartizione dei succulenti investimenti sarebbe alla base della rottura definitiva tra la cosca dei Piromalli e quella dei Molè, culminata con l’omicidio di Rocco Molè, avvenuto l’1 febbraio del 2008.

annunziata bucefaloAlfonso Annunziata garante della ”sicurezza ambientale”

”Ma siete voi quello che..?”. ”No, non è che sono io, però non ci sono problemi”. A parlare sono due imprenditori. Il primo è interessato ad aprire un supermercato nei pressi del parco commerciale Annunziata. Il secondo è proprio Alfonso Annunziata, quello che secondo gli inquirenti era divenuto il ”garante ambientale” delle attività commerciali nell’area di Gioia Tauro. ”No, non ci sono problemi – specifica Annunziata – fino a due anni fa c’erano.. problemi”. Ed ancora ”Si si si, però.. erano due parenti.. erano due parenti e ora uno è stato messo da parte”. Secondo gli inquirenti il riferimento, neanche troppo velato, è all’omicidio di Rocco Molè, nel febbraio del 2008.
Secondo gli inquirenti Annunziata dimostra di conoscere fin troppo bene le dinamiche criminali del luogo. ”A livello ambientale qua siamo a posto?” chiede l’imprenditore preoccupato. E lui immediatamente riferisce che le ‘ndrine non sono più interessate ad entrare direttamente nelle attività commerciali. ”Questo fatto oggi non c’è più – dice – prima erano interessate determinate persone, ora quelle persone non sono interessate. Sono interessate più ad un caffè che oggi non ci sono problemi, non ci sono problemi”.

Il caffè a cui fa riferimento Annunziata è una pratica abbastanza diffusa negli ambienti criminali: arrivare al negozio, prendere la merce e non pagare. Un’abitudine consentita però solo previa autorizzazione, tramite ”imbasciata”, da parte di chi, evidentemente, ha un’influenza determinante sul parco commerciale. ”Si piglia il pantalone – spiega Annunziata al suo interlocutore – se viene a nome di tizio e caio che chiedono un pantalone? gliene mando due, però devo avere l’imbasciata, avete capito?”.

Secondo gli inquirenti Annunziata era dunque diventato un punto di riferimento per qualunque imprenditore intendesse avviare un’attività commerciale nell’area circostante al parco commerciale. Significativa a questo proposito è un’altra intercettazione ambientale catturata dalla Guardia di Finanza. Il 5 dicembre del 2009 un imprenditore incontra Annunziata perchè interessato ad aprire un negozio di elettrodomestici. ”Riguardo là, il posto – precisa subito Annunziata – lo sapete, qua a fianco pure cose, qua stiamo noi. Insomma…”.  E subito l’imprenditore ribatte: ”Noi sappiamo già tutto, Signor Annunziata, se siamo venuti qua.. Per questo abbiamo fissato un appuntamento. Noi sappiamo già tutto”.

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Tags: alfonso annunziataAnnunziatagioia tauromolèparco commercialepino piromalli
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