
La scomparsa di Franco Quattrone chiude non una porta ma un portone della politica calabrese. Al di là della carriera e dello spessore del personaggio,
Franco Quattrone impresse un primo cambio di direzione alla storia della Città di Reggio quando, nel 1987, oltre 25 anni fa, dunque, denunciò l’esistenza di un superpartito che gestiva gli affari del territorio. Questo il testo di una sua intervista all’epoca raccolta da Alberto Stabile e pubblicata nel corpo di un più ampio pezzo su Repubblica del 28 gennaio 1987, mentre a Reggio impazzava la seconda guerra di mafia. Due anni e mezzo dopo sarebbe stato assassinato Lodovico Ligato.
“…bisogna battere una logica che è quella della gestione dell’ occupazione statica del potere. Logica per altro denunciata molto più autorevolmente di me dal procuratore generale Brandaleone che qualche giorno fa aveva lanciato l’ invito a trovare un nuovo modo di fare politica. Nella mia dichiarazione continua ho fatto riferimento soprattutto a fatti specifici, ad atti compiuti durante i quattro mesi in cui sono stato segretario della Dc. Così, per gli appalti: Da segretario provinciale ho chiesto al sindaco di non fermarsi al dettato della legge La Torre, ma di andare oltre il certificato antimafia, di verificare come si diventa ditte di fiducia del Comune, di trovare nuove regole insieme. Non mi pare che si sia andati oltre una dichiarazione di disponibilità. Idem per la questione dei subappalti: Ritengo che a ditte inquisite per avere conferito subappalti a personaggi legati alla mafia non si possono dare nuovi appalti. La questione, ovviamente, si pone anche per le forniture. Ma come andare oltre il dettato della legge La Torre? Come operare in base a un semplice sospetto? So che non è facile, perchè oggigiorno i certificati puliti ce li hanno tutti o quasi. Direi che bisogna chiedere ad ognuno di essere cittadino di Reggio Calabria e di non fare come le scimmiette che non vedono, non sentono e non parlano. Ma cos’ è allora il superpartito, un nucleo di interessi oscuri, un comitato d’ affari? Ho individuato un cattivo modo di fare politica che riguarda alcuni esponenti di partiti e che finisce con il condizionare le scelte dei partiti, non un nucleo di interessi poco chiari…”




