Che Saverio Giampà, appartenente all’omonima cosca di Lamezia, fosse coinvolto nell’omicidio di Bruno Cittadino era cosa risaputa. Lo aveva già rivelato Giuseppe Giampà, il noto collaboratore di giustizia. Il suo nome, infatti, risulta già nell’informativa legata a “Perseo”, di cui “Perse”, l’odierna operazione è figlia. Due anni fa, però, non si avevano elementi sufficienti di colpevolezza a suo carico, così il Gip non spiccò un’ordinanza di custodia cautelare anche per lui. Oggi le cose sono cambiate e Saverio Giampà, già in carcere per altri reati, è accusato anche di concorso nell’omicidio Cittadino, maturato nell’ambito della faida violenta e sanguinosa tra Giampà e Torcasio a Lamezia. Ad aggiungere elementi probatori nuovi Giuseppe Catroppa, che collabora da qualche tempo con la Procura di Catanzaro. Secondo Catroppa, Saverio Giampà “doveva prima partecipare” direttamente all’omicidio, esserne l’esecutore materiale, ma poi per diversi motivi non era lì quando Cittadino veniva freddato con svariati colpi di pistola da FrancescoVasile, che ha confessato l’omicidio avvenuto il 31 luglio del 2008. Non era presente, continua Catroppo “però la moto l’ha portata lui”. La moto che poi Francesco Vasile, lo spietato killer dei Giampà, utilizzò per commettere l’omicidio. Cittadino doveva morire, perché era legato ai Torcasio, ma soprattutto perché più volte il suo nome era saltato fuori in relazione ad un attentato che i Torcasio stavano organizzando contro il boss Giuseppe Giampà. “Cittadino Bruno, tramite Chirumbolo Domenico detto ‘Blocchetto’ aveva offerto 50.000 euro per la mia eliminazione”. A parlare è proprio Giuseppe Giampà. Per questo Cittadino doveva essere eliminato e per questo Vasile gli sparò senza pietà. C’era una taglia sulla testa del boss che aveva decimato i Torcasio e che deteneva il potere su tutta la Piana.
(Clara Varano)





