E’ in corso davanti ai giudici della Corte d’assise di Cosenza il processo per l’omicidio di Roberta Lanzino, la studentessa violentata ed uccisa a Torremezzo di Falconara Albanese il 26 luglio del 1988. Imputato Franco Sansone, 51 anni, già detenuto perchè condannato a 30 anni per altri due omicidi commessi nel 1989 e nel 1990. Sansone, secondo l’accusa, avrebbe ucciso Roberta Lanzino in complicità con Luigi Carbone. Quest’ultimo sarebbe stato assassinato, ed il suo cadavere fatto sparire, dallo stesso Sansone per evitare che rivelasse il suo coinvolgimento nell’omicidio Lanzino. Nel corso delle indagini è stato isolato il Dna dal terriccio che si trovava al disotto del corpo della studentessa. “La Procura di Paola, avendo questo importante punto di partenza, che è il profilo genotipico dell’assassino, dovrà riavviare un’attività investigativa per individuare dei sospettati con cui eseguire la comparazione genetica”. Lo ha detto il consulente di parte civile nel processo ed esperto in rilievi tecnici e repertamento, Luca Chianelli.”Questo caso – ha proseguito – presenta delle analogie con quello di Yara Gambirasio. Per il caso di Yara sono stati eseguiti 21 mila dna, che corrispondono a milioni di euro spesi, facendo un’investigazione a tappeto per esclusione, ma quando si procede per esclusione vuol dire che non si hanno delle idee chiare e quindi soltanto per alcune vittime ciò è possibile. Per altre vittime, come nel caso di Roberta, ci sono state delle problematiche a livello investigativo già dall’inizio. Quindi, questo caso è partito male ed è stato costellato da una serie di lacune”. La prossima udienza per l’omicidio Lanzino è fissata per domani.






