di Angela Panzera – Tutti rinviati a giudizio. Lo ha deciso il gup distrettuale Massimo Minniti che ha disposto il processo per i sei indagati sull’appalto del centro Aism di Bova Marina. Il 18 giugno si dovranno presentare in Tribunale, di fronte al collegio presieduto da Mattia Fiorentini, il direttore dei lavori Francesco Maesano, il titolare della ditta “Archeo” Andrea Congiusta, Giuseppe Giovanni Galletta, collaudatore tecnico-amministrativo del centro Aism, insieme ai tre responsabili unici del procedimento che si sono succeduti nel tempo ossia Girolamo Mangiola, Salvatore Sergi e Marco Antonio Sergi. I sei sono accusati a vario titolo dei reati di falso, abuso d’ufficio e frode nelle pubbliche forniture. In udienza preliminare si sono costituite come parti civili l’Aism nazionale e il comune di Bova Marina. Brutta gaffe invece, per la Comunità montana che avrebbe voluto costituirsi come parte offesa, peccato che l’ente non è più previsto, come figura amministrativo-giuridica, dal 2013 in quanto assorbita da “Calabria Verde”. Questo ente eventualmente potrà costituirsi durante la prima udienza. Ritornando all’inchiesta, a dare input alle indagini del pm Antonella Crisafulli e dei Carabinieri, la denuncia dei membri del comitato cittadino “pro costituendo Aism”, presieduto dall’ex sindaco di Bova Marina Pino Autelitano, che nell’aprile del 2011 si erano recati direttamente presso la Procura della Repubblica e avevano denunciato le gravissime condizioni di degrado e di abbandono, nonché l’incompletezza dell’opera. Questo centro infatti, sarebbe dovuto diventare “un fiore all’occhiello” per l’intera fascia jonica della provincia reggina e soprattutto era nato per ospitare un importante centro sanitario in cui i numerosi malati di sclerosi multipla avrebbero potuto ricevere le cure e ed inoltre, i disabili che si sarebbero sottoposti ai cicli terapici avrebbero potuto sostare presso i locali della struttura insieme alle proprie famiglie. Nello specifico Maisano e Congiusta sono accusati di aver attestato falsamente, nel certificato di fine lavori rilasciato nel maggio del 2010, la regolare esecuzione dei lavori relativi alla costruzione del centro in netto contrasto con il reale stato di incompletezza e realizzazione delle opere in cantiere. Inoltre i due in concorso avrebbero anche attestato falsamente l’esecuzione di opere realizzate in eccesso rispetto a quelle effettivamente eseguite. Questi lavori riguarderebbero l’impianto di riscaldamento, l’impianto idrico antincendio, quello sanitario, l’elettrico e quello relativo alle antenne televisive. Andrea Congiusta, titolare della ditta “Archeo”- la stessa ditta a cui la cosca Commisso di Siderno avrebbe tentato di estorcere denaro per i lavori di ristrutturazione della scuola elementare “Corrado Alvaro” come emerso nell’inchiesta “Morsa sugli appalti”- che vinse la gara di appalto, è accusato del reato di frode nelle pubbliche forniture ai danni della Comunità montana Versante Jonico Meridionale poiché avrebbe utilizzato materiali qualitativamente e quantitativamente inferiori rispetto a quelli pattuiti. Secondo l’accusa, la ditta “Archeo” o non eseguiva quanto imposto nel progetto o usava materiali scadenti. A riscontro di ciò, nella consulenza tecnica disposta dal pm in merito allo stato dei lavori è stato scritto che addirittura nei bagni non ci sono i lavandini, i rubinetti e i servizi igienici. Praticamente manca tutto, altro che struttura per malati di sclerosi multipla. Tra le carte dell’inchiesta emerge che la “Archeo” avrebbe percepito ingiustamente 1 milione e 700 mila euro pagata per un’opera palesemente incompiuta. Galletta invece, accusato di falso, avrebbe attestato che le opere erano state seguite a regola d’arte e invece, per la Procura sono facilmente rilevabili la scarsa qualità del calcestruzzo impiegato, le numerose infiltrazioni presenti nel solaio e anche le condizioni di degrado dell’intera struttura.





