di Domenico Larizza* – Illustrissimo dottor Nicola Gratteri,nell’aprile del 2010 (quasi cinque anni fa) denunciavo sugli organi d’informazione le criticità dei sistema delle amministrazioni giudiziarie legate alla crisi post-sequestro delle aziende, principalmente dovuta alla contrazione e chiusura dei rapporti preesistenti con banche, fornitori, clienti, dipendenti, ecc..
In quel tempo, a causa di dette pubblicazioni, rischiai la revoca dei miei incarichi su iniziativa dell’allora Presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria che instaurò, nei mei confronti, un procedimento dal quale venni, successivamente, prosciolto per l’assoluta insussistenza e inconsistenza delle accuse che mi venivano mosse.
Immaginerà, quindi, con quale piacere prendo atto che, a distanza di cinque anni, la Sua Commissione è giunta alle mie stesse conclusioni le quali, evidentemente, non erano una mia scoperta o invenzione ma, semplicemente, il mettere nero su bianco ciò che gli addetti ai lavori da sempre tra loro sussurravano senza aver mai avuto la voglia (o il coraggio) di esternare.
Vi è un punto, però, rispetto al quale (certamente perché coinvolto), sento di esprimere tutto il mio dissenso. Ed è quello che vorrebbe dipingere l’amministratore giudiziario quale organo maggiormente responsabile del fallimento delle aziende confiscate e del depauperamento dei beni immobili da destinare.
Io, come tantissimi altri professionisti (commercialisti, avvocati, ingegneri, ecc..), svolgo la funzione di amministratore giudiziario da quasi vent’anni a Reggio Calabria e, per ragione dei mei incarichi, ho gestito ed amministrato beni ed aziende delle maggiori famiglie mafiose della nostra Provincia (De Stefano, Serraino, Libri, Caridi, Piromalli, Bellocco, Pelle, Vottari, Nirta, Strangio, Longo, Bruzzese, Cordì,ecc..), mantenendo sempre, come la maggioranza dei miei colleghi, la schiena dritta ed inspirandomi unicamente ai principi di legalità, giustizia ed equità.
E’ vero, dottor Gratteri, che in questi vent’anni molte azienda che ho gestito (al pari di molte aziende gestite da tutti gli altri amministratori giudiziari di Reggio Calabria, anzi, d’Italia) sono state poste in liquidazione o dichiarate fallite.
Se ciò è avvenuto è perché dette aziende non avevano più i numeri per rimanere sul mercato (per mancanza o revoca di affidamenti bancari, per contrazione delle commesse, per impossibilità di recuperare i crediti, per costi sopravvenuti, ecc..) e non perché siano stati compiuti scellerati atti di gestione da parte dell’amministratore giudiziario.
Né Marchionne, né mago Merlino avrebbero potuto salvarle.
Sparare nel mucchio non ha mai portato a nulla di buono.
Addossare la responsabilità dei fallimenti delle aziende agli amministratori giudiziari non soltanto è una conclusione grossolana ed errata ma rischia di diventare un messaggio inquietante per la società civile ed un argomento che, involontariamente, potrebbe essere usato dalle mafie a proprio favore.
Moltissimi in questi anni sono stati gli amministratori giudiziari infedeli che hanno violato i propri doveri, è vero.
Moltissimi, però, sono stati anche i Giudici infedeli e corrotti, ma nessuna persona di buon senso ha mai pensato che il fallimento della gestione e destinazione dei beni confiscati sia da addossare alla Magistratura.
I più grandi risultati sono sempre stati il frutto di efficienti ed efficaci sinergie.
Mi auguro, quindi, che il lavoro della Sua Commissione possa arricchirsi, se ciò sarà ritenuto opportuno, anche del concreto contributo dei Magistrati impegnati sul fronte dei sequestri (Misure di Prevenzione e Gip), dei Magistrati delle sezioni fallimentari e delle esecuzioni immobiliari ed anche dell’esperienza teorica e pratica maturata sul campo dagli amministratori giudiziari.
Un cordiale saluto
*Amministratore giudiziario




