di Domenico Grillone – Nasce la procura nazionale antiterrorismo, con decreto pubblicato oggi sulla Gazzetta ufficiale, affiancata a quella antimafia e con una attività di intelligence ancora più rafforzata. Lo ha annunciato il sottosegretario di Stato con delega per la sicurezza della Repubblica, Marco Minniti nel corso dell’incontro svoltosi nell’aula Quistelli dell’Università Mediterranea sul tema “Mediterraneo, area strategica per la sicurezza nazionale” ed alla presenza del direttore della scuola di formazione – sistema di informazione della sicurezza della Repubblica, Bruno Valensise, del responsabile della comunicazione istituzionale dello stesso Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, Paolo Scotto di Castelbianco, oltre al rettore Pasquale Catanoso e del professore Massimiliano Ferrara che ha coordinato i vari interventi, Per Minniti sono tre i punti fondamentali per vincere la sfida contro l’orrore senza fine dei terroristi islamici dell’Is: mantenere l’iniziativa militare; la capacità di prevenzione e soprattutto avviare la partita politico-diplomatica dei valori. L’intervento del sottosegretario, nel contesto dell’incontro ha messo a fuoco la situazione esplosiva che in questo momento avvolge il Mediterraneo, “una delle realtà al momento più complicate al mondo”. “Non ci sono precedenti nel terrorismo internazionale – ha tra l’altro detto Minniti riferendosi al terroristi dell’Isis – si tratta di un conflitto tra democrazia e terrorismo”. E la cosa peggiore per il Sottosegretario è quella di precipitare nella sindrome della paura. “Siamo di fronte ad una minaccia che non esito a definire irriducibile, una sfida drammatica che lancia un messaggio sconvolgente, quello delle decapitazioni filmate e di tutto quell’orrore che si assiste quasi giornalmente. Terroristi capaci di mettere in campo anche una straordinaria capacità propagandistica, cosa di non poco conto”. Per Minniti per la prima volta una organizzazione terroristica, con l’occupazione di parte della Libia e dell’Irak, si è fatta per la prima volta Stato. “Tecnicamente si chiama minaccia asimmetrica, cioè capace di fare delle cose che sono dentro la normale attività militare. Ma non si ferma a questo dal momento che ha la capacità di attivare una minaccia terroristica fuori dai confini del campo di battaglia e di colpire in maniera indiscriminata”. Minniti spiega anche il cambio di sigla dei terroristi, da Isis a Is. “In questo cambio, da Stato islamico dell’Irak e del Levante (Isis) a semplicemente Stato Islamico (Is), c’è tutta la dichiarazione dell’obiettivo politico, e cioè uno Stato islamico senza confini. E dal punto di vista del quadro della minaccia questo comporta una cosa gigantesca. Non è quindi una sfida che ci si può limitare a contenere proprio perché la loro organizzazione ha come obiettivo quello di non avere confini”. La cosa fondamentale per Minniti è saper distinguere e non fare mai di tutta l’erba un fascio. “Nella coalizione internazionale fanno parte importantissimi paesi arabi – spiega meglio il sottosegretario – perché è importante trasmettere un messaggio, quello che vede il conflitto contro Is come quello della democrazia contro il terrorismo. Non si tratta di un conflitto tra religioni o di civiltà”. Altro punto di una certa importanza è quello di evitare la sindrome della paura. “Abbiamo a che fare con un nemico raffinatissimo, che fa della propaganda l’elemento fondamentale. Tutto viene sistematicamente riversato sul web, e molti si sono meravigliati che i terroristi avessero una radio, nell’episodio della minaccia all’Italia. Hanno anche una rivista che viene aggiornata costantemente e producono volumi di approfondimento, naturalmente aberranti”. Sulla Libia il sottosegretario dice che si gioca una partita cruciale, mentre sulla forma specifica del terrorismo Minniti parla di un “terrorismo molecolare”, quello in cui è assente una autorità strategica si affida a singoli soggetti e gruppi che si attivano sul web. “In tutto questo c’è un alto tasso di spontaneità e quindi di imprevedibilità”. Per Minniti serve adesso una magistratura specializzata che si confronti con il Centro strategico antiterrorismo. Ma prima ancora, nella lotta al terrorismo per il sottosegretario c’è bisogno di comprendere che “una democrazia risponde alla sfida del terrorismo con la democrazia, con le sue radici portanti che purtroppo abbiamo lasciato rinsecchire”. Sul ruolo dell’Intelligence sono poi intervenuti i dottori Paolo Scotto e Bruno Valensise che hanno sfatato il luogo comune dell’agente segreto, ponendolo in un contesto più moderno e con scarsissime tracce di quello cinematografico.





