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Processo ”Ceralacca”, chiesti 27 rinvii a giudizio: nomi e ruoli degli indagati

18 Febbraio 2015
in Notizie archivio
Tempo di lettura: 3 minuti
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Castrovillari (Cs): catturato latitante reggino Pepè Domenico detto ”zio Mimmo”

Sono 27 in tutto le persone per le quali il Pm Matteo Centini ha chiesto al Gip di Reggio Calabria il rinvio a giudizio. Ed in queste ore l’ufficio sta cercando la prima data utile per fissare l’udienza preliminare. Si tratta di imprenditori e funzionari pubblici che, in diverse occasioni e a vari titolo avrebbero partecipato o reso possibile l’accaparramento di appalti milionari.

Associazione a delinquere finalizzata a truccare le procedure d’appalto. Questa l’accusa più pesante per alcuni degli indagati dell’inchiesta. Reato di cui dovranno rispondere Giuseppe Bagalà (‘57), Carmelo Bagalà, Francesco Bagalà (’90), Giuseppe Bagalà (’88), Francesco Bagalà (’85) Mario Torresani e Domenico Lamonica. Un’associazione che secondo la Procura della Repubblica, era guidata dal più anziano dei due Giuseppe Bagalà. Una sorta di ras cui spettava il compito di “reperire nuovi associati” tra i dipendenti pubblici “offrendo loro denaro”. Il capo del gruppo aveva poi il compito di “coordinare l’azione degli altri affiliati, curando i rapporti con gli altri dipendenti pubblici infedeli, cui affidava i compiti da assolvere in funzione delle proprie responsabilità  all’interno delle diverse stazioni appaltanti”.

Secondo gli inquirenti era lui a scegliere le imprese che dovevano partecipare ai diversi appalti. E da boss del gruppo era sempre lui a decidere gli eventuali atti intimidatori contro soggetti che ostacolavano la realizzazione dei propri piani. In più, sempre secondo l’accusa, Giuseppe Bagalà (classe ‘57) curava i rapporti con la politica, e in particolare con Raffaele D’Agostino, consigliere comunale da cui voleva ottenere la rimozione della dirigente della Suap, che si era messa di traverso rispetto all’obiettivo della cricca di imprenditori.

L’uomo comandava al pari del fratello Carmelo con cui sostanzialmente divideva il livello dirigenziale dell’associazione e la responsabilità nelle scelte da fare.  Sotto i due Bagaà c’erano i rispettivi figli Francesco e Giuseppe, che erano di fatto il braccio operativo dei genitori. Componente del gruppo anche De Clariti Stressa e D’Amico che, approfittando del ruolo di dipendenti della Provincia, erano funzinali all’organizzazione soprattutto nel tenere informati i vertici sulle decisioni assunte e sull’andamento delle gare. Un ruolo molto simile a quello svolto da Domenico Lamonica che agiva negli stessi termini, ma da dipendente della Sogas.

Il Pm Matteo Centini ha poi disegnato i diversi ruoli degli indagati in una trentina di capi d’imputazione che si riferiscono a singoli episodi corruttivi, oppure a gare truccate ad arte, snocciolando uno dopo l’altro tutta una serie di condotte che vanno dal falso, alla turbativa d’asta, dalla sottrazione alla falsificazione di documenti, senza dimenticare la corruzione e alcuni episodi di danneggiamenti ai fini dell’intimidazione di persone perbene che avevano detto di no al sistema Bagalà.

Gli indagati

Davanti al Gup andranno dunque Giuseppe Bagalà di Gioia Tauro, nato nel ’57; Carmelo Bagalà di Gioia Tauro, nato nel ’59; Francesco Bagalà di Gioia Tauro, nato nel ’90; Giuseppe Bagalà di Gioia Tauro, nato nell’88; Mario Italo Torresani di Milano, nato nel ’58; Domanico Lamonica di Catanzaro, nato nell’80;  Antonio De Clariti Stresa di Reggio Calabria, nato nel ’57; Luigi D’Amico di Reggio Calabria, nato nel ’47; Francesco Bagalà di Gioia Tauro, nato nell’85; Massimo Siciliano di Dosio (Mn) nato nel ’70; Isidoro Gagliardi di San Giovanni in Fiore, nato nel ’69; Luigi Cosentino di Cosenza, nato nel ’68; Marianna Montirosso di Squillace, nata nel ’65; Maria Rosa Barranca di Squillace, nata nel ’68; Giuseppe Riccio di Belvedere Spinello, nato nel ’66; Giulia Francesco Giovanni Ricciuto di Pizzo Calabro, nato nel ’70; Pietro Salvatore teti di Soverato, nato nel ’64; Michele De Siena Clericuzio di Catanzaro, nato nel ’61; Francesco Cianflone di Serrastretta, nato nel ’55; Andrea Romano di Siderno, nato nel ’67; Nicola Pelle di Antonimina, nato nell’82; Beniamino Murdaca di Antonimina, nato nell’80; Franco Santagada di Villapiana, nato nel ’65; Francesco Mingodaro di Parghelia, nato nel ’62; Francesco Bagalà di Gioia Tauro, nato nel ’77; Vicenzo Bagalà di Gioia Tauro, nato nel ’91; e Antonio Scaramuzzino di Lamezia terme, nato nell’81.

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