“Siamo pronti ad ucciderlo”. Così la voce parlava al telefono. Sempre la stessa voce in almeno due diverse occasioni. E ora quella voce avrebbe un volto. Nel mirino il Pm Giuseppe Lombardo e oggi, si scopre, anche il procuratore aggiunto Nicola Gratteri.
Poche parole, precise, fatte al centralino della Guardia di Finanza e dei Carabinieri, che a novembre e dicembe indicarono obiettivi precisi. L’ultimo episodio risale al due dicembre scorso, ma la notizia è trapelata solo quando la Prefettura d’intesa con il Ministero degli Interni ha deciso di alzare ulteriormente la tutela per Lombardo e la sua famiglia. Oltre la scorta, già di massimo livello, nelòle ultime settimane le forze dell’ordine hanno controllato in maniera sistematica anche la zona dell’appartamento in cui vive il magistrato, comprese le vie d’accesso. La prefettura, per lombardo decise, la sua tutela anche in aereo, luogo solitamente definito “sterile” e considerato sicuro proprio per via dei controlli di sicurezza degli scali. C’era poi una squadra di investigatori che per conto della Procura di Catanzaro (competente per i magistrati reggini) è stata impegnata nel tentativo di individuare la “fonte” delle minacce. Insomma, il livello di controllo era ormai altissimo.
Minacce di morte dunque, che nel caso di Lombardo parlavano della progetto di far saltare in aria il magistrato con 200 chili di esplosivo. Una bomba che da li a poco sarebbe stata azionata provocando una strage. Una minaccia mai sottovalutata attorno alla quale era stato attivato un dispositivo investigativo di tutto rispetto che, oggi, ha portato ad risultato concreto.





