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Roma, Inchiesta Fiore calabro: tre boss di Africo alla conquista della Capitale

10 Gennaio 2015
in CALABRIA, In evidenza
Tempo di lettura: 3 minuti
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‘Ndrangheta: droga e armi, 12 arresti in tutta Italia

di Stefano Perri – Placido Antonio Scriva, Domenico Morabito e Domenico Antonio Mollica. Sono loro i vertici del triangolo criminale che i clan di ‘ndrangheta avevano costruito insediando i loro interessi nell’economia della Capitale. L’ordinanza prodotta dalla Gip del Tribunale di Roma Valerio Savio, che ha portato all’arresto dei tre soggetti, ritenuti affiliati ai clan di Africo, li descrive come persone ”stabilmente dedite ad attività illecite fin dagli anni ’80”, tutte ”già condannate in via definitiva per associazione a delinquere di stampo mafioso per fatti commessi ad Africo tra il 1983 e il 1995”, ”compenetrate nel tessuto sociale prima che criminale della ‘ndrangheta calabrese”, ”assoggettate a misure di prevenzione personale ancora negli anni duemila e sino agli anni scorsi, sulla base della loro persistente pericolosità sociale anche dopo tali condanne e anche dopo lunghe espiazioni di pena”. Si tratta, per dirla in altre parole, di criminali incalliti e recidivi, considerati per risultanze processuali, assolutamente intranei alla ‘ndrangheta.

Legami di sangue e chiusura all’esterno

Secondo le indagini prodotte dagli investigatori della Mobile di Roma, diretta da Renato Cortese, la struttura criminale riprodotta nel contesto romano era la medesima di quella originaria di Africo. I tre soggetti ”hanno voluto legarsi e sono tuttora legati da solidissimi vincoli familiari” che ”ripropongono legami di sangue antichi e nuovi e nel loro complesso la struttura di un clan del tipo di quelli esistenti sui territori d’origine e propri delle famiglie affiliate alla ‘ndrangheta, oltre che una chiusura all’esterno altrettanto peculiare degli ambienti d’origine”. Caratteristiche peculiari del contesto criminale delle famiglie di ‘ndrangheta. Stretti legami di sangue con i propri sodali, assoluta chiusura all’esterno. Una modalità da replicare ovunque il sodalizio venga a crearsi, non importa se si tratta di un piccolo centro dello Jonio reggino o di una Metropoli come Roma.

fiore calabroPlacido Antonio Scriva

Soggetto con numerosi precedenti alle spalle: omicidio, usura, rapina, droga e associazione a delinquere di stampo mafioso. Nipote di Natale Palamara, alias ”U Brusciatu”, già ai vertici dell’omonima cosca insieme alle famiglie Morabito (conosciuti come Larè), i Mollica e gli Scriva. Un curriculum criminale che lo descrive come un soggetto ”stabilmente dedito ad affari illeciti”, anche ”quale partecipe di una associazione a delinquere di stampo mafioso”. Formalmente risultava dipendente de ”La Boutique del Gioiello”, attività commerciale situata nel pieno centro di Roma ed intestata alla sorella Santa Scriva. Nell’ambito dell’indagine Fiore calabro a lui viene contestato di aver intestato fittiziamente ad altri una serie beni nella sua disponibilità al fine di sottrarli ad eventuali sequestri da parte dell’autorità giudiziaria.

Domenico Morabito

Anche lui originario di Africo, cugino di Scriva, secondo gli inquirenti ”si pone come elemento di punta del gruppo criminale monitorato”. E’ figlio di Salvatore Morabito, classe ’27, alias Larè, ucciso nel 1987 durante la faida di Motticella, successivamente vendicato dai figli. Anche lui era stato condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso. Anche a lui come a Scriva, non risultano attività economiche intestate. I suoi redditi giungono ufficialmente da lavoro dipendente presso la Eurofiori e dal forno di Morlupo facente capo alla Abis Srl. In realtà, secondo le risultanze delle indagini, Morabito è di fatto un vero e proprio socio della Eurofiori e gestore unico della Abis Srl. Anche a lui viene contestata nell’ambito dell’odierna operazione Fiore Calabro l’intestazione fittizia ad altro soggetti di beni nelle sue disponibilità.

fiore calabroDomenico Antonio Mollica

E’ il terzo vertice del triangolo romano delle cosche di Africo. Anche lui originario del piccolo centro dello ionio reggino, con legami di sangue con le cosche dei Morabito, dei Palamara e degli Scriva. Sulle sue spalle una condanna per furto, foglio di via, sorveglianza speciale, fino alla condanna per associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata alla commissione di sequestri di persona, omicidi, traffici di armi e stupefacenti, sui territori di Africo, Bruzzano, Ferruzzano e Brancaleone. Anche a suo nome non c’era nulla di intestato. Risultava dipendente della Eurofiori, società che si occupava del commercio di fiori nel comprensorio romano della quale era di fatto il reale titolare.

Tags: Domenico Morabito e Domenico Antonio Mollica.La Boutique del GioielloPlacido Antonio Scriva
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