di Mario Meliadò – Fra poche ore, domattina alle 11, il primo Consiglio regionale della decima consiliatura calabrese. E mentre sui nuovi assetti il centrosinistra ha di fronte una lunga notte di confronto (di scontro?), ieri a Cosenza il centrodestra ha deciso quasi tutto.
Il “quasi” è legato alla vicepresidenza d’Aula di minoranza, destinata a Forza Italia e tuttora in bilico tra l’ex deputato Ennio Morrone e l’assessore al Personale uscente Mimmo Tallini; più che altro, perché il cosentino Fausto Orsomarso rientrerà dalla vacanza all’estero solo nella tarda serata di oggi. Troppo complicato organizzare per stasera una seconda riunione: slitta tutto a domattina, con un voto interno che precederà quello d’aula.

Al “ballottaggio”, è in vantaggio il capogruppo uscente Morrone (in una mini-cordata a tre che conterebbe sul voto suo, del futuro capogruppo Sandro Nicolò e dell’assessore uscente al Lavoro Nazzareno Salerno, contro il “tandem” Tallini-Orsomarso); e l’ex udeur, nel cursus honorum, vanta pure l’esser stato questore a Montecitorio. Una cosa rilevante però ieri s’è già decisa: chiunque la spunti, sul prescelto (così come per il consigliere-questore di minoranza) ci sarà voto unanime da parte dei consiglieri di Forza Italia e della Cdl.
Ma per la “lista del Presidente” stato tutto assai più semplice. Giuseppe Graziano è stato designato rapidamente consigliere-questore, per i noti “skills” istituzionali (al Dipartimento Ambiente e nel Cfs); altrettanto semplice l’individuazione del reggino Ciccio Cannizzaro, dal profilo assai più “politico”, quale capogruppo.
Ha aiutato la discussione preliminare: complice la presenza della coordinatrice regionale Jole Santelli e dei quattro vice, s’è accennato a una poderosa riorganizzazione del partito sul territorio (dovrebbe rientrarvi la “valorizzazione” dell’ex candidata alla Presidenza Wanda Ferro, già auspicata da Silvio Berlusconi). Qui s’è piantato un “paletto” in materia d’incompatibilità: i consiglieri regionali “semplici” azzurri e cidiellini potranno ambire al ruolo di coordinatori provinciali forzisti, i capigruppo e chi siederà in Ufficio di Presidenza no.

E il giovane Giuseppe Mangialavori (Cdl) ha esternato il desiderio di spendersi sul territorio: probabilmente guiderà lui Forza Italia nel Vibonese, al contempo assumendo – altra leva di compensazione – una delle più rilevanti vicepresidenze, forse la postazione #2 in commissione Bilancio. E la sua, d’incompatibilità, sollevata davanti al Tar Calabria dal primo dei non eletti nella circoscrizione Centro Claudio Parente? Rapida richiesta di ragguagli: Mangialavori ha escluso la fondatezza del ricorso.
A proposito di criteri compensativi: se uno tra Morrone e Tallini (più probabile, per numeri e identikit politico) accantonasse la candidatura alla vicepresidenza, avrebbe la strada spianata per la presidenza della Commissione di vigilanza. Se stavolta la maggioranza la lascerà all’opposizione.

Ieri notte, peraltro, a Cosenza s’è parlato a lungo del “caso” Wanda Ferro. Esisterebbe infatti un verbale ufficiale dell’incontro tenutosi al Viminale il 26 settembre scorso (a pochi giorni dal 7 ottobre in cui Roma ufficializzò la sua candidatura a Governatore calabrese) in cui all’avvocato reggino Paolo Arillotta, dirigente dell’Avvocatura regionale, sarebbe stato detto chiaro e tondo che, con le modifiche apportate alla legge elettorale, il “miglior perdente” tra i candidati alla Presidenza sarebbe rimasto fuori da Palazzo Campanella. Informazione misteriosamente rimasta sottotraccia. Né di una riunione così significativa al Ministero dell’Interno seppero alcunché – se non “aeree” voci, allora considerate inattendibili – la Ferro, ben tre deputati (la Santelli, Pino Galati e Roberto Occhiuto) e un ex parlamentare (Nino Foti), nella sola “cabina di regia” calabrese di Fi. Un altro dato singolare.
…Ma si diceva dell’elezione dell’Ufficio di Presidenza. Cronologicamente – oltre che per rilevanza –, la prima operazione che attende i 30 consiglieri regionali domattina è l’elezione del presidente d’Assemblea.
Che in prima votazione (ma anche nell’eventuale seconda) si elegge col quorum strutturale dei 2/3 «dei componenti del Consiglio», cioè almeno 20 “sì”. Che diventano almeno 21 “sì”, considerando ovviamente il governatore Mario Oliverio, trentunesimo consigliere regionale.
A rigore, il centrosinistra voterà compatto per il designato (Tonino Scalzo?); a rigore, senza spuntarla perché i voti di maggioranza sono 19 più quello del Presidente (a meno che Ncd… Ma questa è un’altra storia).
Se così sarà, i lavori s’aggiorneranno a giovedì 8 quando, ai sensi dell’art. 20 dello Statuto, in terza votazione basterà la maggioranza semplice (16 suffragi) per eleggere il successore di Franco Talarico.
Per gli altri componenti dell’Ufficio di Presidenza, è tutto più agevole: ogni consigliere regionale potrà esprimere un solo voto. Se non ci saranno “incursioni”, dunque, coi 19 voti del centrosinistra saranno eletti il vicepresidente e il questore di maggioranza mentre gli 8 tra Forza Italia e Cdl determineranno vicepresidente e questore di minoranza, qualunque sia l’opzione dei tre consiglieri alfaniani.

Che però avranno il “privilegio” della Presidenza provvisoria: fino all’elezione del “vero” presidente dell’Assemblea, a coordinare i lavori ci sarà il consigliere più anziano d’età. Cioè l’assessore uscente ai Lavori pubblici Pino Gentile.





