di Mario Meliadò – Scadeva ieri, 16 dicembre, il termine ultimo per la presentazione d’eventuali offerte binding, “vincolanti” per il proponente cioè in caso d’accettazione da parte del venditore, per l’acquisto del 100% di Ansaldo (cioè Ansaldo Breda, specializzata nella costruzione di treni e metropolitane, e Ansaldo Sts, eccellenza italiana sul fronte del segnalamento ferroviario).
La notizia è che, dopo l’offerta non vincolante presentata il 17 novembre scorso dalla multinazionale giapponese Hitachi, ieri un’offerta vincolante è arrivata: a formularla, i cinesi di Insigma (già nel 2010, fatturato da 900 milioni di dollari), più esattamente attraverso la Ume (United mechanical electrical) con nuovo socio Xinzhu, dopo l’uscita di scena del precedente Cnr, e l’assistenza legale di McDermott Will & Emery e creditizia di China merchants bank.
Per molti aspetti, la cosa è interessante.
Intanto, in negativo, perché a quanto pare il punto di maggior criticità nella trattativa sarebbe stato il salvataggio dello stabilimento ex-Omeca di Reggio Calabria.
Ma al contempo, in positivo, perché a fronte di un’offerta superiore al miliardo e mezzo di euro il documento vincolante prevede tra l’altro il mantenimento dei tre previsti siti Ansaldo Breda (Pistoia, Napoli e appunto Reggio, criticità dunque alla fine superata; non così per l’impianto palermitano di Carini, fuori gioco da tempo) e la completa salvaguardia dei livelli occupazionali. Malgrado la notevole mole debitoria che coinvolge Ansaldo Breda, inoltre (227 milioni di euro solo l’anno scorso…), la valutazione sarebbe comunque “di segno più”, coi crediti a prevalere sui debiti.
Soprattutto, a differenza di Hitachi, la cordata cinese non avrebbe fatto la schizzinosa riguardo all’appalto da un miliardo e mezzo di euro di controvalore per la fornitura entro il prossimo anno di 50 Etr 1000 a Ferrovie dello Stato, che fa presumere ritardi e salate penali.
Detto questo, le parti sociali fanno capire che ai lavoratori le trattative in corso, misconosciute per le maestranze, interessano fino a un certo punto: Franza o Spagna purché se magna, la “vera” questione è mettere un punto a illazioni e voci di mercato e soprattutto restituire ad Ansaldo Breda punti di partenza certi e al suo organico reali prospettive per il futuro.
Al più tardi per dopodomani dovrebbe riunirsi il Consiglio d’amministrazione di Finmeccanica: se davvero si vuol dare consistenza alle reiterate assicurazioni dell’ad Moretti circa l’improcrastinabile esigenza di scegliere entro fine anno, già nelle prossime 48 ore si dovrebbe conoscere la scelta definitiva fra le tre opzioni maestre. Scegliere l’unica proposta vincolante in campo, quella Insigma-Ume; propendere per l’altra proposta, quella non vincolante di Hitachi; oppure – ipotesi residuale, ma che non si può scartare a priori – ignorare entrambe le “piste” precedenti e puntare sull’italianità del gruppo Ansaldo e rilanciare, chiaramente però puntando tante altre fiches non solo a favore di Sts (che l’anno scorso ha centrato i 75 milioni di euro di utile), ma soprattutto sul tavolo (al) verde di Ansaldo Breda.
Nel frattempo, una cosa bisogna dirla: i mercati, la notizia, non paiono averla presa benissimo. Infatti a fronte di un leggero aumento nelle quotazioni di ieri (ma l’offerta Insigma-Xinzhu era arrivata a Borse chiuse…), oggi Sts va in lieve territorio negativo e Finmeccanica a piazza Affari cede circa il 2,5 per cento.





