di Stefano Perri – Usura, appalti, attività imprenditoriali e droga, fiumi di droga. Erano queste le attività principali della locale lombarda sgominata nell’odierna operazione condotta dalla Procura di Milano che ha portato all’arresto di 59 soggetti. Un gruppo criminale che, secondo la ricostruzione operata dagli inquirenti, rappresentava l’articolazione milanese delle cosche Libri De Stefano Tegano di Reggio Calabria, operanti nel comprensorio meneghino fin dagli anni ’80.
Diversi gli interessi del gruppo criminale. Dall’erogazione di prestiti a carattere usurario, nei confronti di attività imprenditoriali presenti sul territorio, fino al successivo recupero delle somme mediante modalità estorsive, anche attraverso intimidazioni armate e danneggiamenti, fino al tentativo di incendio della sala bingo di Cernusco sul Naviglio su richiesta di Michele Surace, imprenditore calabrese, anche lui secondo gli inquirenti legato alla famiglia Tegano di Reggio Calabria.
Secondo la ricostruzione degli investigatori la cosca disponeva inoltre di numerose armi da guerra, alcune delle quali con matricole abrase, custodite in luoghi determinanti, e pronte all’uso.
Le basi logistiche della cosca erano principalmente due: il ristorante “Primo Gusto”, in via Cenisio a Milano di Salvatore Pressani e l’autolavaggio in via Espinasse di Antonio Liguori, due personaggi considerati di assoluta fiducia, intranei al sodalizio mafioso, con il compito di fornire notizie di ogni attività sospetta tale da intaccare la sicurezza del luogo, in modo da prevenire eventuali controlli da parte delle Forze di Polizia.
Vastissimi gli interessi imprenditoriali del gruppo che mirava al possesso di attività commerciali, posizionate principalmente nel settore alimentare, acquisite con strumenti usurari o costituite legalmente con l’intento di mascherare i traffici internazionali di droga ed al contempo riciclare gli enormi flussi di denaro acquisiti.
I VERTICI DELLA COSCA – Capo ed organizzatore, secondo gli inquirenti, era Alessandro Nucara. Era lui a mantenere i contatti con il boss detenuto Domenico Branca, anche attraverso il nipote Santo Branca e gli altri parenti che effettuavano i colloqui in carcere, portando ”imbasciate” dirette agli esponenti della cosca Libri.
Lo stesso Nucara manteneva i contatti con la base reggina. Nel febbraio del 2014 è lui ad organizzare una riunione con Antonio Votano, giunto appositamente da Reggio Calabria. Rapporti che proseguono, attraverso contatti telefonici ed incontri di persona, anche con altri esponenti della cosca reggina, tra i quali Antonio Libri, Francesco e Pasquale Caracciolo, e Giovanni Votano.
Dall’indagine del procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dei pm Marcello Tatangelo e Paola Biondolillo, emerge il ruolo centrale di Nucara quale punto di riferimento per gli altri sodali del clan, che lo tengono sempre informato sulle attività imprenditoriali e rispettano il suo ruolo di rappresentanza durante le riunioni con personaggi affiliati ad altre organizzazioni criminali.
A fianco a lui lavorano i fratelli Giulio e Vincenzo Martino, anche loro con il ruolo di capi e organizzatori del gruppo criminale. ”Concordano e sovrintendono tutte le attività illecite e le strategie imprenditoriali del sodalizio mafioso, che vengono poi gestite in prima persona da Giulio Martino, stante il regime di semilibertà a cui Vincenzo Martino è attualmente sottoposto.
In particolare a loro è demandato il ruolo di coordinamento del traffico di sostanze stupefacenti, l’erogazione dei prestiti alle vittime di usura e la riscossione dei crediti, la gestione delle attività imprenditoriali anche lecite per la commercializzazione, ad esempio, di caffè e vini pregiati, nonché l’organizzazione di attentati incendiari, il reperimento di armi e le trattative sulla gestione dei debiti con altri gruppi criminali di origine siciliana.
I PARTECIPANTI – Un gradino sotto i fratelli Martino è il rango criminale di Edmondo Marco Colangelo, detto Edo, uomo di fiducia dei capi ai quali è legato sin dagli anni ’90 e a completa disposizione di questi ultimi. Presente alle riunioni più ristrette dell’organizzazione anche il terzo dei fratelli Martino, Domenico, anche lui impegnato nelle attività di di usura, estorsione e nel traffico di sostanze stupefacenti, nonché gestore delle attività imprenditoriali avviate nel settore alimentare.
GLI IMPRENDITORI – Più complesso il ruolo di Cristiano Sala, imprenditore attivo nel settore del catering e della ristorazione, che contribuisce al rafforzamento economico del clan, attraverso la propria rete di contatti e conoscenze e le strutture societarie a lui riconducibili (in particolare “Linea Banqueting Soc. Coop.”, “F.C. Banqueting”, “Star Food S.r.l.”, “Cusine” “Cuochi e Fuochi Soc. Coop.”). Episodio particolare ricostruito dall’indagine, il tentativo perpetrato dall’imprenditore, con la complicità del Carabiniere Carlo Milesi, in servizio presso il Nucleo Ispettorato del Lavoro di Milano, di mettere le mani sull’appalto della ristorazione interna allo Stadio Meazza.
Nelle maglie degli investigatori anche un altro imprenditore, Francesco Campo, titolare delle concessionarie di autovetture Star Motor S.r.l., Ambro Motors S.r.l. (dichiarate fallite, rispettivamente, il 17 e 24 novembre 2011) e Automotonautica S.r.l. (di cui è formalmente titolare il fratello Leonardo Campo). Secondo gli investigatori Campo forniva stabilmente e a titolo gratuito, o comunque a prezzi di favore, agli altri componenti dell’associazione autovetture intestate alle proprie società o a clienti delle stesse date in conto vendita, consentendo ai membri del gruppo criminale di spostarsi sul territorio, o di trasportare gli stupefacenti, con mezzi sicuri in quanto non direttamente riconducibili ad essi.
IL BRACCIO OPERATIVO – Braccio operativo della cosca erano invece Fabio Salvatore Caltabiano, Giuseppe Leotta, Samuele Mura, Antonino Stimoli e Domenico Zanti. A loro era demandato il lavoro sporco nelle condotte estorsive, perpetrate anche con l’uso della violenza. Sergio Tavazzi era invece l’armiere del gruppo. Nella sua abitazione deteneva una pistola, due fucili mitragliatori kalaschnikov e una mitraglietta Uzi. Ruolo al quale partecipava anche Guglielmo Praticò, accusato di aver consegnato tre fucili a canne mozze a Giovanni Deuscit e Davide Laserra, altri componenti del clan. Nel riciclaggio del denaro operava invece Franco Longo, mentre a Luciano Celini e Giacomo Masciola è contestata la condotta estorsiva nei confronti di un imprenditore.
LA FILIERA DELLO SPACCIO – A completare il quadro delle attività criminali c’era il gruppo dedito all’importazione, acquisto e cessione di ingenti quantitativi di stupefacenti di tipo cocaina e marijuana. Di questo facevano parte, con ruoli ed in circostanze diverse, Atanas Spasov Angelov, Roberta Cafagna, Massimo Crisafo, Zdravko Ivanov, Franco Longo, Mattia Thomas Riceputi, Luigi Piacente e Mattia Cassano, insieme ai capi e agli altri sodali del clan. Attività alla quale partecipavano anche Pasquale Calabria e i fratelli Antonio e Rosario Musitano, insieme a Sebastiano Russo, Massimiliano Ambesi, Davide Carrozzo, Roberto Scordamaglia, Salvatore Mignolo, Vincenzo Carvelli, Guglielmo Praticò, Giuseppe Avino, Vincenzo Carvelli, Francesco Barbieri, Antonio Caruso, Alessandro Albanese, Stefano Giordano, Dario Ferrario, Fulvio Pronestì e i fratelli Bshkim e Ndricim Hidri, tutti acquirenti che si occupavano del successivo spaccio degli stupefacenti.





