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Home ELEZIONI REGIONALI 2014

Elezioni Regionali, la voce dei candidati: intervista a Nico D’Ascola (VIDEO)

14 Novembre 2014
in ELEZIONI REGIONALI 2014, La voce dei candidati
Tempo di lettura: 5 minuti
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nico d'ascola

di Stefano Perri – Nico D’Ascola ne è convinto: la sua ”Alternativa Popolare”, la coalizione che lo candida alla poltrona di Governatore della Calabria, non solo supererà lo sbarramento, ma è l’unica in grado di rappresentare il popolo dei moderati. Si dimostra sicuro di sè il candidato della coalizione di centro. Intervistato da Strill.it spiega le ragioni della spaccatura all’interno del centrodestra calabrese, parla di programmi ed iniziative da intraprendere, non risparmiando critiche all’ultima esperienza di Governo alla guida della Regione.

Professore D’Ascola, i dati Svimez hanno confermato ancora una volta un quadro devastante circa la condizione economica della Calabria, ultima in classifica a livello nazionale secondo quasi tutti gli indicatori. Secondo lei di chi è la responsabilità?

La disamina sulla drammatica calabrese non può essere disgiunta dal quadro nazionale di riferimento. Un contesto caratterizzato da una gravissima crisi economico finanziaria. In Calabria la situazione è ovviamente drammatica. I dati Svimez sono del tutto attendibili e ci collocano agli ultimi posti. Gli interventi che bisogna operare vanno in direzione dello sviluppo economico, sul quale abbiamo le idee molto chiare, della tutela delle famiglie a basso reddito e del servizio sanitario. Le responsabilità, oltre quelle che hanno assegnato alla Calabria un ruolo secondario e assistenziale, sono indubbiamente legate alle politiche regionali assolutamente sbagliate.

Il Nuovo Centro Destra è attualmente al Governo di questa Regione insieme con la maggioranza di centrodestra. Si poteva fare qualcosa in più? 

Ovviamente si poteva fare di più. Il quadro del Governo regionale però era già ampiamente compromesso. Ncd nasce un anno fa e quindi ovviamente non può ereditare responsabilità che sono di altri. Certo si poteva fare di più. Io ho indicato nella mancata attuazione del piano triennale attuativo delle leggi finanziarie del 2006 e del 2007 una delle cause che ha determinato l’aggravarsi del precariato. Ovviamente il discorso è estremamente complesso ma se ci sono responsabilità su atti che dovevano essere fatti io non mi sottraggo.

Lei ha parlato di quadro compromesso. Quali sono state le ragioni della rottura all’interno della coalizione di centrodestra che oggi si presenta con due diverse coalizioni alle elezioni regionali  ? 

Grazie per la domanda. Intanto la responsabilità della rottura all’interno del centrodestra è tutta ascrivibile in maniera certa e addirittura documentale a Forza Italia. Direi non alle componenti territoriali di quel partito ma alle indicazioni che sono venute da Roma. Dopo averci invitato a un tavolo di trattative esse sono state successivamente fatte cessare. Le conseguenze sul piano politico sono costituite da una serie di circostanze. Intanto il candidato di Forza Italia è stato abbandonato dal suo stesso partito. Con un nostro contributo avrebbero potuto sperare in un successo elettorale. Secondariamente è chiaro che la Calabria non interessa a Forza Italia perché altrimenti l’accordo si sarebbe potuto e dovuto trovare. In terzo luogo è chiaro che Forza Italia si sposta in maniera netta verso destra. In Emilia Romagna si allea con una forza antimeridionalista come la Lega Nord e in Calabria con Fratelli d’Italia che non rappresenta altro che la riedizione di un vecchio Msi sdoganato e fatto divenire forza di Governo con Fini e Berlusconi che ora ritorna indietro di trenta anni. Alleanze che aprono uno spazio all’interno dell’area dei moderati che noi rappresentiamo mentre Forza Italia non rappresenta più.

Al netto del giudizio che ha espresso sull’ultima consiliatura regionale ci sono due o tre temi centrali di questa campagna elettorale che riguardano il futuro della Calabria. Antitutto la sanità. Qual è la ricetta di Alternativa Popolare?

Il discorso è complesso ma in sintesi si deve dar luogo alla rete ospedaliera regionale. La mancanza di questa rete ha determinato gran parte delle disfunzioni che oggi conosciamo. La Giunta ha ereditato un passivo enorme che in questi anni è praticamente rientrato. Uscire dal piano di rientro è la precondizione essenziale per una seria politica della salute. Un tema per antonomasia da affrontare è quello dell’emigrazione sanitaria. Ci sono molti calabresi che sono costretti ad emigrare perché il servizio sanitario regionale non rende in alcun modo alcune prestazioni. E’ necessario fare una radiografia dell’offerta sanitaria calabrese per individuare tutti i deficit che costringono i calabresi ad emigrare con un aggravio drammatico sui conti della sanità.

Altra tematica, quella dei trasporti. In Calabria siamo di fronte ad un quadro disastroso. A parte la A3 che è in fase di completamento, abbiamo ancora un sistema aeroportuale, ferroviario e portuale che fa acqua da tutte le parti. Come se ne esce?

Trasporti e infrastrutture in Calabria sono ferme agli anni ’70. Molto sta facendo il Ministro Lupi. Sono partiti una lunga serie di cantieri ed altri partiranno con certezza. Al di là del completamento dell’A3, che già da un minimo di respiro, ci sono tante altre opere cancerizzate. Sul piano generale il tema delle infrastrutture è preliminare a qualsiasi progetto di sviluppo. Qualsiasi iniziativa, i commerci, il rilancio del porto di Gioia Tauro, il turismo, l’artigianato, l’agricoltura, i beni artistici e culturali, non può prescindere dalle infrastrutture.

L’altra grande mission della scorsa legislatura, che però non è stata particolarmente incisiva, è la riduzione dei costi della macchina amministrativa regionale. Sui carrozzoni egli enti di sottogoverno si poteva fare di più?

Si deve fare di più, si deve fare di meglio. Noi dobbiamo dare ai calabresi un’indicazione chiarissima di quanto costa la politica. Quando si parla di riduzione dei costi non bisogna pensare solamente alle retribuzioni dei politici, anche se io l’ho detto chiaramente, ma anche a tutto ciò che si muove attorno alla politica. Ad esempio gli stipendi dei dirigenti, come vengono nominati, soprattutto quelli della sanità. Se i criteri di scelta si basano sulla comunanza politica evidenziano la loro erroneità. Io sono per il ritorno alla classica procedura del concorso. Noi abbiamo bisogno di persone capaci.

In queste settimane si è parlato di accordo di desistenza di Alternativa Popolare con il centrosinistra. Ci spiega meglio in cosa consiste?

In epoca non sospetta ho detto, provocando reazioni indispettite da vari soggetti, che non sarebbe uno scandalo trasferire la stessa responsabilità di governo che esiste a livello nazionale sul territorio calabrese. Un accordo politico che ha già dato ottimi risultati a livello nazionale. L’Italia ha un Governo solido che si è rimboccato le maniche e cerca di fare le cose migliori per i cittadini. In questo Governo noi abbiamo una posizione centrale e decisiva e stiamo portando in porto riforme anche importanti in tempi ragionevoli. Se esiste una priorità regionale, pensare ad accordi tra partiti politici diversi, che mantengono la loro autonomia, ma che hanno un obiettivo comune nella salvezza dell’Italia o della Calabria, ci avvicina molto di più all’agire politico che incontriamo negli altri paesi europei.

Vuole essere un invito a collaborare nei confronti di Mario Oliverio?

Io dico che a prescindere bisogna collaborare se si vuole salvare la Calabria. Mettersi di traverso significherebbe fare soltanto i propri interessi.

Da qui nasce la scelta di costituire un terzo polo al centro tra gli schieramenti?

Vorrei chiarire: non siamo il terzo polo ma siamo il secondo polo. La politica deve assumersi la responsabilità di posizioni nette. Noi siamo l’unico polo dei moderati. Riteniamo che Forza Italia questo ruolo non possa più giocarlo. e non solo per le fratture interne che sono sotto gli occhi di tutti. Ma anche perché se fi ha rifiutato di fare un accordo con una forza politica moderata di centrodestra, nata dall’interno di forza italia e che quindi esprime gli stessi valori originari, e poi al nord si schiera con un partito di estrema destra, antimeridionalista, xenofobo razzista come la lega nord, al sud si schiera con fratelli d’Italia ponendosi fuori da un contesto di fruibilità politica. E’ un partito che lascia aperto uno spazio tra i moderati perché sposta il suo baricentro verso destra.

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