di Angela Panzera –
La Suprema Corte conferma la sentenza contro la cosca Lo giudice. La sesta sezione della Cassazione ha rigettato tutti i ricorsi avanzati dalle difese e ha quindi confermato le condanne emesse il 30 ottobre del 2013 dalla corte d’Appello reggina nei confronti dei quattro imputati del processo abbreviato. I giudici di Piazza Castello condannarono a 8 anni di carcere Domenico Gangemi, difeso dagli avvocati Emanuele Genovese e Antonio Managò. Per la Dda, e adesso anche per la Cassazione, è l’armiere della cosca. Confermata la condanna a 3 anni di carcere e 2 mila euro di multa emessa nei confronti di Paolo Sesto Cortese, a 2 anni e quattro mesi per Giuseppe Perricone e due anni, pena sospesa, per Madalina Turcanu. In Appello inoltre La Corte presieduta da Iside Russo, con a latere Massimo Gullino e Francesco Petrone, condannò a 9 anni di carcere il pentito Nino Lo Giudice e a 8 anni il cugino Consolato Villani, anche lui collaboratore di giustizia. Un’assoluzione importante, non appellata successivamente dalla Procura generale, fu quella disposta per Consolato Romolo, proprietario dell’armeria in cui per la Procura Antimafia, sarebbe stato occultato l’arsenale dei Lo Giudice e per questo condannato a 8 anni in primo grado. Le accuse crollarono e l’assoluzione per Romolo divenne definitiva. L’inchiesta contro i Lo Giudice partì dalle dichiarazioni dei due pentiti che al pm della Dda dello Stretto, Beatrice Ronchi, narrarono nomi, ruoli e responsabilità dei fedelissimi della cosca. Lo Giudice e Villani hanno rivelato quanto a loro conoscenza su attività economiche e strategie della ‘ndrina; In particolare il boss Antonino ha chiamato in causa anche il fratello Luciano. Con le loro dichiarazioni Lo Giudice e Villani inoltre, hanno consentito di ritrovare un consistente numero di armi, scoprire intestazioni fittizie di beni e di procedere anche al sequestro di attività imprenditoriali. Lo scorso 3 giugno il Tribunale reggino ha condannato 10 persone e ne ha assolte due; fra le condanne spiccano i 20 anni di carcere inflitti a Luciano Lo Giudice e i 14 anni e 6 mesi anni al colonnello dei Carabinieri, Saverio Spadaro Tracuzzi, ritenuto colpevole del reato di concorso esterno in associazione mafiosa.





