Non ha potuto prendere parte all’udienza Claudio Scajola poiché il volo su cui viaggiava è stato dirottato su Lamezia Terme, ma il dibattimento si è celebrato come da programma presso la sede di Palazzo Cedir. La seconda udienza dell’inchiesta “Breakfast” che vede fra gli imputati appunto l’ex ministro Claudio Scajola e Maria Grazia Fiordalisi, segretaria di Amedeo Matacena, entrambi accusati a vario titolo di aver aiutato l’ex parlamentare di Forza Italia, tuttora in fuga a Dubai, a sottrarsi a una condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, è stata caratterizzata alle corpose richieste delle fonti di prova avanzate sia dal pm Giuseppe Lombardo che dagli avvocati di Scajola, Giorgio Perroni e Patrizia Morello, nonché dall’avvocato Cristina Dello Siesto in difesa della Fiordalisi. Al Tribunale presieduto da Natina Pratticò, con Fiorentini e Castriota a latere, l’accusa ha chiesto l’ammissione dell’esame degli imputati nonché la trascrizione delle centinaia di intercettazioni telefoniche captate dalla D.I.A. che per la Procura Antimafia incastrerebbero l’ex ministro. Al vaglio del Collegio anche le liste testimoniali di accuse e difese. I testimoni dei difensori sono stati ammessi tutti, mentre qualche scrematura è stata fatta per quella del pm. Non entreranno nel dibattimento alcuni pentiti della ‘ndrangheta reggina come l’ex braccio destro della cosca De Stefano, Antonio Fiume, l’ex capolocale di Gallico, Paolo Iannò, il cosentino Franco Pino, ma anche Umberto Munaò, Emilio Di Giovine, Antonino Rodà e Antonino Zavettieri. L’accusa li avrebbe citati per riferire in merito alle loro conoscenze sulla figura di Amedeo Matacena, la cui sentenza definitiva per concorso esterno è stata acquisita oggi dal Tribunale. Le difese infatti, hanno fatto opposizione poiché sia a Scajola che alla Fiordalisti non è contestata agli imputati l’aggravante di cui all’articolo sette della legge numero 203 del 1991, ossia quella relativa alle modalità mafiose. La Procura Antimafia aveva infatti provato a contestarla ma sia il gip che il Riesame non hanno riconosciuto tale aggravante ai reati mossi dall’Antimafia. Durante le proprie richieste poi, il difensore Perroni ha chiesto al Tribunale di revocare la misura degli arresti domiciliari all’imputato che da giugno si trova ristretto presso la propria villa in provincia di Imperia. Questioni di natura tecnica-giuridica, soprattutto in riferimento alla cessazione delle esigenze cautelari, nonché questioni di carattere umano hanno impegnato il legale nella richiesta. “Scajola è un servitore dello Stato, non è stato travolto dalle vicende di Tangentopoli e anche con riferimento alla casa di Roma ha dimostrato la correttezza delle proprie condotte. Scajola ha rispettato lo Stato, non chiedendo la liberazione in tutti questi mesi, ma adesso fategli vivere un dibattimento normale!” ha detto quasi in lacrime l’avvocato Perroni. Il pm Lombardo sulla revoca dei domiciliari darà parere entro due giorni, mentre il Collegio lo potrebbe rendere noto già durante la prossima udienza fissata in calendario per venerdì 14 novembre. Giorno in cui fra l’altro sono stati già chiamati a deporre l’ex comandante della D.I.A., il Colonnello Gianfranco Ardizzone e il vicequestore Nando Paleo che hanno svolto le indagini dell’inchiesta “Breakfast”. L’unica autorizzazione che il Tribunale ha concesso all’imputato è stata quella relativa all’autorizzazione della visita domiciliare del proprio fisioterapista che dovrà valutare le sue condizioni poiché da mesi avrebbe difficoltà a muovere la mano destra. (a.p.)





