di Clara Varano – La Calabria è la regione più povera d’Italia. Questo il dato più significativo e rilevante che emerge dall’ultimo rapporto presentato da Svimez, relativamente all’economia del Mezzogiorno. Non ci sono belle cornici, parole suadenti per analizzare i 18.453 euro di differenza che un valdostano (Valle d’Aosta regione più ricca) percepisce in più rispetto ad un calabrese. Sì, perché, mentre per il Pil in generale, la Calabria viene prima della Puglia e delle Basilicata con un -5%, rispetto al 5,6% e 6,1% delle altre due regioni, il Pil procapite non lascia scampo alla Punta dello Stivale. 15.989 il suo valore. A cosa è dovuto tutto ciò? Due i fattori determinanti principali: calo dei consumi, specie vestiario e calzature, ma anche beni alimentari, e crollo degli investimenti, per non parlare dell’industria che al Sud ed in Calabria è sempre più sofferente. Fa ben sperare, però, l’ottimismo degli analisti Svimez che hanno previsto per il 2015 al Sud un valore sì negativo, ma solo dello 0,7%.
Al dato relativo al Pil procapite, in verità, andrebbero associati anche quelli Istat relativi alle reioni con maggior consumi e con maggiore percentuale di lavoro nero. Nel primo caso la Calabria è nelle prime posizioni. Nel secondo svetta nettamente sopra il resto d’Italia. Ci sono certamente molti casi di povertà assoluta, tali da rendere la nostra regione una delle più povere, ma forse non la più povera considerati i consumi.
Le grandi emergenze da evidenziare, in quella che può essere definita la peggior crisi economica del dopoguerra paragonabile alla depressione del ’29, sono, sicuramente, quella sociale, con il crollo occupazionale, e quella produttiva, con il rischio di desertificazione industriale.





