di Stefano Perri – ”Gli altri” non sfondano, anzi capitolano. Proprio così: ”gli altri”. Perché le comunali reggine, oltre a incoronare Falcomatà Sindaco della città e sancire la definitiva debacle del centrodestra, relegano i candidati cosiddetti minori all’informe nebulosa dei non eletti.
Nessuno dei piccoli candidati raggiunge la soglia di sbarramento del 3%, nessuno di loro siederà in Consiglio Comunale. A pesare certamente sarà stata l’enorme frammentazione che però, sarebbe miope negarlo, ha una chiara responsabilità politica alla base.
PAOLO FERRARA – Il candidato ad andare più vicino all’elezione è stato Paolo Ferrara con Liberi di Ricominciare. Ferrara supera la soglia del 3% ma le sue liste rimangono sotto di poco, determinando il non raggiungimento del quorum. E tutto ciò a dispetto di uno schieramento di ben cinque liste a sostegno e di un lungo percorso di avvicinamento alla candidatura. Ferrara era stato infatti uno dei primi a dichiarare la sua candidatura al Comune. Ma i risultati non l’hanno premiato. Fatali le performances delle quattro liste ‘civetta’ che hanno raggiunto percentuali da prefisso telefonico.
CHIZZONITI – Anche l’avvocato Chizzoniti bocciato dalle urne. Il dato sulla sua candidatura (1,38%) ha superato il risultato della lista a sostegno che si non è andata oltre allo zero virgola. E ciò nonostante l’enorme esposizione dell’avvocato che negli ultimi due anni, dopo esser subentrato a Rappoccio in Consiglio regionale, ha ricoperto il delicato ruolo di Presidente della Commissione di Garanzia di Palazzo Campanella, lanciando strali a destra e a sinistra, quasi sempre accompagnati da esposti alla Procura. Impegno che però non è stato premiato dagli elettori che hanno relegato l’Avvocato nella nebbia dei non eletti.
SCAFARIA E SICLARI – E’ stato il vero oggetto misterioso di questa campagna elettorale. Infermiere precario del Riuniti, Anoldo Scafaria ha puntato da subito ad intercettare il voto di protesta. Non a caso la lista che lo sosteneva portava il nome di ”Reggini Indignati”. Ma il progetto non ha avuto la presa sperata. L’urna reggina Scafaria è spietata. Appena 238 voti raccolti, solo 205 alla lista. Magrissima figura che si associa ad un epico litigio con i fotografi, nel giorno delle elezioni, accusati di non averlo atteso per la foto di rito al seggio.
Non pervenuta anche la candidatura dell’immancabile Giuseppe Siclari, comunista duro e puro habitué delle tornate elettorali reggine. Il Suo Partito Comunista dei Lavoratori riesce a raggranellare appena 214 voti mentre alla sua persona si arriva a 362. Percentuali prossime allo zero che però non spaventano l’irriducibile Prof, da sempre sulla breccia della sinistra estrema.
MORABITO E MUSARELLA – Simili i risultati delle ultime due espressioni politiche che non rientreranno nel prossimo consiglio comunale. Non sfondano le candidature di Stefano Morabito e Giuseppe Musarella, fermi rispettivamente all’ 1,96% e all’ 1,71%. Nessuno dei due siederà nel prossimo consiglio comunale. Una beffa soprattutto considerando che le due esperienze avevano viaggiato su binari paralleli fino a pochi giorni prima della presentazione delle liste, prospettando l’ipotesi di una candidatura comune. Ma la divisione in questo caso è stata fatale e per entrambi i gruppi, sconfitti dalle urne, le porte di Palazzo San Giorgio sono sbarrate.





