di Domenico Grillone – Anche il Partito liberale italiano, dopo la Democrazia cristiana, aderisce al progetto di Paolo Ferrara, candidato a sindaco per il movimento “Liberi di Ricominciare”.
Un progetto di “liberaldemocrazia” per unire, secondo quanto affermato da Ferrara, “le forze liberali e democratiche che contrapponendosi alle riforme annunciate propongono soluzioni concrete”. E poco importa se i due gloriosi partiti italiani, praticamente scomparsi da diversi anni dalla scena, potrebbero appartenere ad una sorta di sito archeologico politico italiano. Perché secondo il presidente nazionale del Pli, Stefano De Luca, intervenuto nel corso della conferenza stampa promossa da Ferrara per presentare la nuova adesione politica, “quello che serve è quello che non c’è”. “Usciamo dalla sala operatoria – spiega meglio il presidente De Luca – per vent’anni siamo stati anestetizzati: il centrodestra contro il centrosinistra. Poi, da quando hanno deciso di mettersi d’accordo fanno esattamente le stesse cose. Il che si traduce in una sorta di funerale della politica. E guai se i partiti veri non fossero morti, vorrebbe dire che hanno mangiato nel piatto di cibo avvelenato di questi ultimi anni. Per questo siamo rimasti fuori. Gli italiani – continua De Luca – hanno detto che la politica è cambiata, invece non è così. Hanno forzato le cose in maniera tale da far credere che fosse cambiata. In altri paesi c’è un partito conservatore, uno liberale, un altro progressista ma sempre in uno schema di partiti che affondano le loro radici in una base ideale. E quella dei liberali si identifica in 350 anni di storia. E Paolo Ferrara, prendendo la zappa in mano sta cominciando a disossare questa terra per fare nascere qualche germoglio”. Per il candidato a sindaco di “Liberi di Ricominciare” la presenza del Presidente nazionale del Partito Liberale Italiano “è di certo un motivo di grande orgoglio perché non solo ha deciso di scommettere sul nostro ‘locale’ progetto liberaldemocratico, ma ha dato già la totale disponibilità per espandere, sin da subito, questa esperienza ‘innovativa’ per la competizione di Reggio Calabria anche sul restante territorio nazionale. Stiamo quotidianamente aggregando sempre più ‘spiriti liberi’ delusi – evidenzia Ferrara – che non si identificano più nella tradizionale politica e all’interno dei simboli di qualsivoglia schieramento. Vogliamo costruire il futuro di Reggio ponendo alla base le forze sociali, le associazioni ed i singoli cittadini. La nostra vuole essere una rivoluzione liberale di gobettiana memoria. E la chiamiamo rivoluzione proprio perché non vogliamo fare un progetto liberale, ma vogliamo coniugare la libertà con le esigenze sociali”. Un progetto, quello della ‘liberaldemocrazia’ “che serva ad unire le forze liberali e democratiche che contrapponendosi alle riforme annunciate propongono soluzioni concrete”. “Operando in tal senso – conclude Ferrara – anche se non con poche difficoltà, abbiamo tracciato un orizzonte politico, quello della liberaldemocrazia inteso come ‘il progetto per la ripresa’ da svilupparsi attraverso un’idea portante di un diverso assetto della società, dal punto di vista politico, sociale, economico e istituzionale”.






